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Posso prendere le ferie quando voglio?

31 Agosto 2021
Posso prendere le ferie quando voglio?

Il lavoratore ha diritto ad un periodo di riposo annuale per recuperare le energie spese sul lavoro ma non può decidere in modo arbitrario quando assentarsi.

Il periodo estivo si sta avvicinando e vorresti prenotare le vacanze. Ti chiedi: «Posso prendere le ferie quando voglio?». Tua moglie ha già concordato le ferie con i propri colleghi, mentre nel tuo posto di lavoro non si parla ancora della pausa estiva. Vuoi sapere se puoi decidere da solo quando assentarti o se devi concordare le ferie con il datore di lavoro.

Devi sapere che la legge non permette ai dipendenti di assentarsi a proprio piacimento ma prevede che il periodo feriale sia deciso dal datore di lavoro tenendo conto delle esigenze manifestate dai lavoratori. Ma entriamo nel dettaglio e scopriamo tutto ciò che c’è da sapere sulle ferie.

Cosa sono le ferie?

Le ferie sono uno dei diritti fondamentali che spettano a tutti i lavoratori [1] e consistono nel diritto del dipendente ad assentarsi dal lavoro per un certo numero di giorni mantenendo comunque la sua retribuzione.

La finalità delle ferie è strettamente legata alla tutela della salute del lavoratore [2] che deve poter contare su un periodo di riposo per recuperare le energie psicofisiche spese nel lavoro. Proprio per questo, il diritto alle ferie non è rinunciabile dal lavoratore.

Quante ferie spettano al dipendente?

La legge [3] prevede che il lavoratore ha diritto ad un periodo annuale di ferie retribuite non inferiore a quattro settimane. Tradotto in giorni, al dipendente spettano 26 giorni di assenza se lavora su 6 giorni a settimana e 22 giorni se la settimana lavorativa è di 5 giorni.

Quella fissata dalla legge è la soglia minima sotto la quale non si può mai scendere. Tuttavia, sia il contratto collettivo che la lettera di assunzione possono attribuire al dipendente un numero di giorni di ferie maggiore rispetto a quello previsto dalle norme.

Chi decide quando prendere le ferie?

Per quanto concerne il godimento delle ferie la legge prevede che il periodo feriale sia essere goduto:

  • per almeno due settimane nel corso dell’anno di maturazione, consecutivamente se richiesto dal lavoratore;
  • per le restanti due settimane, nei 18 mesi successivi al termine dell’anno di maturazione.

Occorre, peraltro, evidenziare che queste regole generali sono spesso modificate dai Ccnl. Detto ciò, chi decide quando andare in ferie? La legge [4] prevede che il godimento delle ferie sia stabilito dall’imprenditore, tenuto conto delle esigenze dell’impresa e degli interessi del prestatore di lavoro. Ciò significa che è il datore di lavoro a dover autorizzare le ferie; pertanto, il dipendente non può prenderle in autonomia.

Richiesta di ferie: che fare se il datore di lavoro non risponde?

La giurisprudenza ritiene, pacificamente, che le ferie del dipendente debbano essere autorizzate dal datore di lavoro. Ma che succede se il lavoratore chiede le ferie e il datore di lavoro resta silente? Secondo alcune sentenze [5], il silenzio rappresenta una condotta equivoca, che può essere interpretata sia come un assenso che come un diniego al godimento delle ferie e contrasta con i principi generali di correttezza e buona fede che devono essere sempre rispettati nel rapporto di lavoro. Ne consegue che il datore di lavoro che vuole negare le ferie deve farlo con un diniego espresso.

Ferie non godute: possono essere pagate?

Come abbiamo detto in premessa, il diritto alle ferie non è rinunciabile dal dipendente. Da questo principio deriva l’impossibilità di monetizzare le ferie non godute, liquidandole con una somma di denaro. Questa possibilità è percorribile solo con riferimento ad eventuali giorni di ferie concessi al dipendente in aggiunta alla soglia minima di legge di 4 settimane annue.

Inoltre, liquidare le ferie è necessario (ed è anche inevitabile) quando cessa il rapporto di lavoro. In questo caso, infatti, il lavoratore non avrebbe la possibilità materiale di prendere le ferie e non c’è dunque alternativa all’erogazione della relativa indennità sostitutiva che è pari alla retribuzione che sarebbe spettata al dipendente durante le giornate di riposo non fruite.


note

[1] Art. 36 Cost.

[2] Art. 32 Cost.

[3] Art. 10 D. Lgs. 66/2003.

[4] Art. 2109 cod. civ.

[5] Trib. Cremona n. 1 del 4.01.2021.


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