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Disturbi d’ansia nei bambini: sintomi, cause e cura

1 Settembre 2021 | Autore:
Disturbi d’ansia nei bambini: sintomi, cause e cura

Come si manifesta il disturbo psicopatologico nell’infanzia? Quali sono i fattori scatenanti? Quali sono le terapie più efficaci? Quando si configura il reato di abuso dei mezzi di correzione o di disciplina?

Finalmente, è arrivato il momento di far frequentare a tuo figlio la scuola dell’infanzia. Hai tirato subito un sospiro di sollievo perché non è stato semplice organizzarsi in famiglia tra lavoro, cura del piccolo e gestione della casa. Hai cercato di creare aspettative positive nel tuo bambino in modo che non possa sentire la mancanza di mamma e papà durante la sua permanenza a scuola. Peccato che, quando è arrivato il momento di separarsi da voi, tuo figlio sia esploso in un’irrefrenabile crisi di pianto. La prima volta, immagini sia comprensibile. Ma nei periodi successivi, ti accorgi che la situazione non accenna a migliorare. Inoltre, il piccolo inizia ad avere attacchi di panico. Come mai? Decidi di rivolgerti ad un neuropsichiatra infantile che, dopo aver effettuato un’accurata visita, ti spiega che le sue reazioni sono i tipici segnali dell’ansia.

Ma cos’è l’ansia e come si manifesta? Prosegui nella lettura di questo articolo per saperne di più sui disturbi d’ansia nei bambini: sintomi, cause e cura.

Troverai l’intervista al professor Stefano Vicari, ordinario Università Cattolica di Roma, responsabile del reparto di neuropsichiatria infantile dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma e autore di numerosi libri come “Bambini autonomi, adolescenti sicuri”, “L’ansia nei bambini e negli adolescenti. Riconoscerla e affrontarla”, “Il filo teso”, “L’insalata sotto il cuscino”, “Deficit di attenzione e iperattività” e tanti altri.

Dopo l’intervista all’esperto, ti spiegherò quando si configura il reato di abuso dei mezzi di correzione o di disciplina e ti parlerò di un’interessante sentenza della Corte di Cassazione. Ma procediamo con ordine.

Cos’è l’ansia?

L’ansia è uno dei più frequenti disturbi psicopatologici. Spesso, si manifesta nel periodo adolescenziale o, addirittura, nell’infanzia. Già i bambini di cinque anni, infatti, possono presentare i segni caratteristici del disturbo d’ansia.

In parole molto semplici, potremmo definire l’ansia come un eccesso di preoccupazione. Si tratta quindi di un disturbo che ha a che fare con la paura, ma non coincide necessariamente con essa.

Ansia e paura: in che modo sono collegate?

Tutti noi sperimentiamo, o abbiamo sperimentato, delle paure particolari che successivamente abbiamo imparato a gestire e a superare. Ad esempio, il bambino in tenera età può spaventarsi per i rumori forti, per il buio, per l’allontanamento dei genitori. In epoca scolare, il piccolo può avere la preoccupazione di ammalarsi o di farsi del male. Queste sono fasi che noi definiamo «fisiologiche» cioè fasi di crescita normale.

In alcuni casi, invece, le paure possono diventare così importanti e marcate da non essere più legate ad un episodio particolare o ad un contesto specifico che le evoca e possono manifestarsi all’improvviso senza una reale relazione con l’evento che genera la paura.

Può fare qualche esempio sull’ansia?

Un bambino può avere la preoccupazione di allontanarsi dalla mamma e dal papà, ma non per questo non frequenta gli amici e non va a dormire da loro oppure dai nonni. Penso ai bambini di 8, 9, 10 anni. Un bambino ansioso, invece, vive con talmente tanta preoccupazione questa separazione da rimanere bloccato in casa e non riuscire a svolgere nessuna attività importante. L’ansia compromette la qualità di vita del bambino.

Facciamo un altro esempio per intenderci meglio. Tutti noi abbiamo vissuto la preoccupazione per un’interrogazione. Il bambino ansioso può vivere in maniera talmente marcata questa paura da arrivare a non riuscire più a frequentare la scuola, perché è come se fosse paralizzato.

Quindi, l’ansia è certamente collegata alla paura. Tuttavia, bisogna precisare che la persona ansiosa vive questa paura in maniera amplificata tanto da avere delle ripercussioni sulla propria vita quotidiana.

Quali sono le diverse forme d’ansia?

Esistono varie forme d’ansia, in particolare:

  • l’ansia di separazione: è quell’eccesso di preoccupazione che il bambino ha quando deve allontanarsi dalle figure di riferimento principali (i genitori, ndr). Avrai sicuramente assistito a qualche scena davanti alla scuola dell’infanzia o alla scuola primaria durante la quale, al momento di entrare in classe e salutare mamma e/o papà, il bambino piange terrorizzato. Ovviamente, l’ansia diventa un disturbo quando queste reazioni sono invalidanti per il bambino;
  • il mutismo selettivo: in tal caso, il bambino non parla al di fuori del contesto familiare;
  • l’ansia generalizzata: il disturbo tende a pervadere tutta la vita del bambino;
  • l’ansia sociale si manifesta soprattutto quando il bambino si trova in mezzo ad altre persone;
  • gli attacchi di panico: tipici degli adolescenti e dei bambini più grandi, si accompagnano alla sensazione di morte imminente;
  • le fobie specifiche: paure irrazionali (ad esempio, per alcuni animali o per alcuni oggetti);
  • l’agorafobia: la paura di trovarsi non solo in luoghi affollati, ma anche in luoghi chiusi.

Quali sono i sintomi fisici dell’ansia?

Tutte le forme d’ansia si accompagnano spesso a esternalizzazioni fisiche, le cosiddette «manifestazioni somatiche». L’ansia di separazione si accompagna spesso a un pallore, a una sudorazione intensa, alla sensazione del cuore che batte in maniera accelerata. Per quanto riguarda l’attacco di panico, si possono avvertire un nodo alla gola con la conseguente difficoltà a respirare, la sensazione del cuore che si ferma, il timore della morte imminente. Il mutismo selettivo si manifesta spesso con un rossore come un eccesso di timidezza.

Quali sono le cause dell’ansia?

L’ansia nasce nel cervello, quindi come tutti i disturbi mentali ha una forte base biologica. Ciò significa che è espressione di un’alterazione del funzionamento cerebrale, soprattutto dei neurotrasmettitori (cioè le molecole che fanno comunicare tra loro le cellule nervose) e che ha una forte impronta genetica. Ma la familiarità non spiega l’origine dell’ansia, perché è l’ambiente che modula questo rischio genetico. Quindi, vivere in un contesto molto rassicurante protegge maggiormente dal rischio di manifestazione dell’ansia anche le persone più vulnerabili per un fattore biologico.

In sintesi, i disturbi d’ansia e una gran parte dei disturbi mentali sono sempre legati ad un crocevia tra fattori biologici, prevalentemente genetici, e fattori ambientali che possono favorire la comparsa di questi disturbi oppure ridurne la probabilità di manifestazione.

A chi possono rivolgersi i genitori?

Vale la pena ricordare che i disturbi mentali, in genere, e tra questi l’ansia in particolare, se correttamente affrontati nei bambini e negli adolescenti sono assolutamente curabili. Ignorare, sottovalutare e non affrontare l’ansia, da parte degli adulti, può favorire una cronicizzazione, cioè una permanenza nel tempo di questo tipo di disturbo anche in età adulta. Quindi, prima si affronta, meglio è. La probabilità di poterne uscire è molto alta.

I genitori non devono avere paura e devono rivolgersi ad un neuropsichiatra infantile o ad uno psicologo.

Quali sono le terapie più efficaci?

La psicoterapia cognitivo comportamentale ha dato dimostrazione di efficacia. Nella stragrande maggioranza dei casi, si è visto che un intervento di questo tipo risolve il problema. Nelle forme più gravi, può essere indicato l’uso dei farmaci. Molti genitori si spaventano nel sentire la parola «farmaco», come se fosse l’inno del demonio. Se correttamente utilizzato, il farmaco gestito dal medico è una risorsa in più.

Dal momento che il disturbo riguarda bambini e adolescenti, è sempre utile che i genitori vengano coinvolti nel percorso di cura con il cosiddetto parent training. Si tratta di una sorta di allenamento alla genitorialità, una forma di aiuto e di assistenza per i genitori nell’affrontare le situazioni più complicate e problematiche dei bambini. Pensa ad esempio ai casi in cui il bambino si rifiuta di andare a scuola. Che cosa si può fare? Un professionista può aiutare i genitori ad affrontare questo tipo di situazioni.

Non dimentichiamo che anche per gli insegnanti non è semplice gestire un bambino ansioso, soprattutto nella forma più marcata. Anche in questo caso, è molto importante avvalersi di professionisti specializzati per avere delle indicazioni su come gestire l’ansia nei bambini. Ciò può rendere ancora più efficace il trattamento rivolto al piccolo. Ricordo che bisogna sempre avere un atteggiamento accogliente, che non vuol dire permissivo, e rassicurante.

Abuso dei mezzi di correzione o di disciplina

Dopo aver approfondito il tema dell’ansia nell’intervista al professor Stefano Vicari, a seguire ti parlerò del reato di abuso dei mezzi di correzione o di disciplina e di un’interessante sentenza della Corte di Cassazione.

Partiamo innanzitutto dall’articolo 571 del Codice penale, che disciplina il reato di abuso dei mezzi di correzione o di disciplina e stabilisce che: «Chiunque abusa dei mezzi di correzione o di disciplina in danno di una persona sottoposta alla sua autorità, o a lui affidata per ragione di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, ovvero per l’esercizio di una professione o di un’arte, è punito, se dal fatto deriva il pericolo di una malattia nel corpo o nella mente, con la reclusione fino a sei mesi. Se dal fatto deriva una lesione personale, si applicano le pene stabilite negli articoli 582 e 583, ridotte a un terzo; se ne deriva la morte, si applica la reclusione da tre a otto anni».

La norma tutela l’incolumità fisica del soggetto passivo, l’inviolabilità della libertà personale, la libertà di manifestazione del pensiero. L’abuso si configura nel caso dell’esercizio illecito di un potere riconosciuto dall’ordinamento. A proposito del potere educativo e disciplinare in capo agli insegnanti, l’uso della violenza non può mai ritenersi né un metodo correttivo né educativo.

L’abuso dei mezzi di correzione o di disciplina non è un reato abituale, dal momento che la reiterazione dell’abuso rappresenta una mera modalità di manifestazione del reato.

Facciamo un paio di esempi.

Il piccolo Caio non vuole andare a scuola e manifesta i tipici sintomi dell’ansia. Il padre Sempronio non è a conoscenza della presenza del disturbo di mutismo selettivo e accompagna il figlio a scuola. La maestra Tizia inizia a sgridare e ad umiliare Caio davanti agli altri compagni perché il bambino non risponde alle domande e non pronuncia una sola parola, immaginando che si tratti di un comportamento capriccioso e svogliato.

Michelangelo e Donatella hanno un figlio che fa fatica a separarsi da loro e, per esprimere il suo disagio, piange disperatamente senza interruzione. Non curanti del suo stato, i genitori lasciano il bambino in un mare di lacrime. Inoltre, adottano un metodo di educazione particolarmente rigido, caratterizzato dal ricorso a comportamenti costrittivi.

In entrambi i casi, si configura il reato di abuso dei mezzi di correzione o di disciplina.

Con una sentenza del 2005 [1], la Corte di Cassazione ha sottolineato che costituisce un abuso punibile a norma dell’articolo 571 del Codice penale anche il comportamento doloso, attivo od omissivo, mantenuto per un tempo apprezzabile, che umilia, svaluta, denigra e sottopone a sevizie psicologiche un bambino, causandogli pericoli per la salute, anche se compiuto con soggettiva intenzione correttiva o disciplinare.

Inoltre, nella letteratura scientifico-psicologica, i metodi di educazione rigidi e autoritari, caratterizzati dal ricorso a comportamenti violenti o costrittivi non sono soltanto pericolosi, ma anche dannosi per la salute psichica del bambino, potendo essere responsabili di una serie di disturbi variegati e complessi: a partire dallo stato d’ansia all’insonnia e alla depressione, fino a veri e propri disturbi caratteriali e comportamentali nell’età adulta, allorquando il trauma si sia verificato nei primi anni di vita.


note

[1] Cass. sez. 6 pen. sent. n. 16491 del 3.05.2005.


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2 Commenti

  1. Mi sono accorta che mio figlio soffriva d’ansia quando puntualmente, quando si avvicinava un compito in classe o un’interrogazione accusava dei dolori allo stomaco e altri chiari sintomi fisici. Pensavo si trattasse di paura. Così ho iniziato ad aiutarlo a prepararsi. Nonostante sapesse davvero tutto, all’arrivo del giorno della prova, lui stava male, non voleva andare a scuola. Allora, l’ho accompagnato rassicurandolo ed ha ottenuto ottimi risultati. Speravo che questo episodio fosse isolato. Visto che lo stesso stato d’animo si presentava anche in altri ambiti della sua vita allora ho pensato di rivolgermi ad uno specialista. Abbiamo iniziato a lavorare sulle sue emozioni ed ha imparato a gestire la sua ansia. Ora, è cresciuto e riesce a dosare bene i momenti ansiogeni e, soprattutto, questo non lo limita nelle sue scelte di vita ed è in grado di affrontare le difficoltà con determinazione

  2. Mi è stata utile la spiegazione sull’abuso dei mezzi di correzione perché ho spesso sottovalutato gli episodi che mi ha raccontato mio figlio pensando fosse lui quello esagerato e un po’ svogliato. Ho ascoltato anche le testimonianze di altri bambini che, come lui, sono stati umiliati dalle insegnanti solo perché erano più timidi e soffrivano di ansia oppure avevano qualche disturbo non riconosciuto (come la dislessia e la discalculia). L’ho capito troppo tardi… Tornassi indietro, denuncerei quell’insegnante

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