Rumori molesti: un solo vicino può chiedere i danni

19 Maggio 2021 | Autore:
Rumori molesti: un solo vicino può chiedere i danni

Il condomino che disturba il sonno e la vita familiare degli altri può essere condannato al risarcimento anche se non viene chiesto da una pluralità di persone.

Finora, la questione era piuttosto complicata: quando in condominio c’era qualcuno che dava fastidio agli altri con la musica troppo alta, schiamazzi notturni o altri rumori molesti, per chiedere i danni occorreva che ci fosse «una pluralità di persone» a lamentarsi. Insomma, non bastava affidarsi al livello di tolleranza del singolo. Adesso, invece, anche un solo vicino può chiedere i danni quando il dirimpettaio o il condòmino del piano di sopra esagera con i rumori. Lo ha stabilito la Corte d’Appello di Milano [1].

Secondo i giudici, ci sono gli estremi per poter parlare del reato di «disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone» [2], che il Codice penale descrive in questo modo: «Chiunque, mediante schiamazzi o rumori, ovvero abusando di strumenti sonori o di segnalazioni acustiche ovvero suscitando o non impedendo strepiti di animali, disturba le occupazioni o il riposo delle persone, ovvero gli spettacoli, i ritrovi o i trattenimenti pubblici, è punito con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a euro 309». Il Codice aggiunge l’ammenda da 103 a 516 euro per chi esercita «una professione o un mestiere rumoroso contro le disposizioni della legge o le prescrizioni».

In sostanza, è penalmente punibile chi non impedisce al cane di abbaiare troppo, chi guarda la tv o ascolta la musica in orario serale o notturno ad alto volume, chi ha l’abitudine di discutere spesso e ad alta voce, chi sposta in continuazione dei mobili senza alzarli dal pavimento, vale a dire: chi provoca al vicinato – per dirla con parole della Cassazione – «l’alterazione del ritmo sonno-veglia, della vita famigliare e delle ordinarie occupazioni serali».

Il caso che ha impegnato la Corte d’Appello di Milano (finito poi davanti alla Corte Suprema), è stato sollevato da un solo condomino, stanco di dover sopportare i rumori molesti provocati da una vicina di casa. E i giudici di legittimità gli hanno dato ragione, condannando la donna al pagamento di 3.000 euro alla cassa delle ammende e delle spese di giudizio della parte lesa.

Per la Cassazione, si può parlare di reato di disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone quando la condotta di un condomino turbi la pubblica quiete e produca dei rumori diffusi in modo notevole ed in grado di disturbare un numero indeterminato di persone, anche se tra queste solo uno se ne lamenta.

Ed è questo il punto: se in condominio c’è un cane che abbaia spesso di notte, è assai probabile che il rumore dia fastidio a molti dei vicini che vi abitano. Se c’è chi rientra tardi dal turno di sera del lavoro e decide di guardare la tv a mezzanotte con il volume alto, è facile che il programma che sta vedendo venga ascoltato anche da più vicini. Se c’è qualcuno che alle 5 del mattino si mette a fare del bricolage in casa perché non riesce a dormire o perché non ha un momento migliore per farlo, è scontato che il rumore delle martellate raggiunga «un numero indeterminato di persone».

Per chiedere i danni a questi soggetti, però, non è necessario che tutti si mettano d’accordo ma basta che uno solo dei condòmini prenda l’iniziativa e faccia una richiesta di risarcimento del danno morale. Un risarcimento – dice ora la Cassazione – che viene legittimamente riconosciuto quando sussiste il danno a causa della durata delle emissioni rumorose e del disturbo arrecato in termini di alterazione del ritmo sonno-veglia, della vita famigliare e delle ordinarie occupazioni serali.


note

[1] Corte appello Milano sent. 18377/2021.

[2] Art. 659 cod. pen.


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