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Se il consumatore cambia idea: diritto di recesso

1 Settembre 2021 | Autore:
Se il consumatore cambia idea: diritto di recesso

È possibile il ripensamento su un acquisto fatto online o al telefono? Entro quando bisogna restituire il bene e chiedere il rimborso?

A chiunque può capitare di ordinare un prodotto che ha visto su Internet o in una televendita e, dopo che l’ha ricevuto, rendersi conto che, in realtà, non era così utile come pensava, oppure non aveva le caratteristiche giuste. In casi come questo, vorrebbe rimandarlo al mittente ed avere indietro i soldi, facendo appello al diritto di recesso. Ma se il consumatore cambia idea, il diritto di recesso è sempre valido?

Il Codice del consumo consente il ripensamento sull’acquisto effettuato e permette di liberarsi dal contratto concluso senza dare alcuna spiegazione: semplicemente, l’articolo comprato non interessa più, viene restituito e si ottiene il rimborso di quel che è stato pagato. Ci sono, però, dei tempi da rispettare per poter esercitare il diritto di recesso se il consumatore cambia idea. E c’è una procedura da seguire affinché non salti fuori qualche problema con il venditore. Ecco, allora, tutto ciò che bisogna sapere sul diritto di recesso.

Diritto di recesso: quando si può esercitare?

Partiamo dicendo che il diritto di recesso è disciplinato dal Codice del consumo [1] che recepisce una direttiva europea in materia [2]. Come detto, stabilisce come bisogna comportarsi se il consumatore cambia idea su un acquisto, dando la possibilità di restituire il bene acquistato e di ottenere il rimborso di quanto pagato. Questo diritto è previsto per i contratti conclusi a distanza o negoziati fuori dai locali commerciali.

In pratica, si parla soprattutto di acquisti su Internet o tramite una televendita, mentre sono esclusi quelli effettuati all’interno di un negozio fisico. Anche se ci sono non poche eccezioni previste dal Codice in cui il diritto di recesso non interviene. Succede per:

  • i contratti di servizi dopo la completa prestazione se l’esecuzione è iniziata con l’accordo espresso del consumatore e con l’accettazione della perdita del diritto di recesso a seguito della piena esecuzione del contratto da parte del professionista;
  • la fornitura di beni o servizi il cui prezzo è legato a fluttuazioni nel mercato finanziario che il professionista non è in grado di controllare e che possono verificarsi durante il periodo di recesso;
  • la fornitura di beni confezionati su misura o chiaramente personalizzati;
  • la fornitura di beni che rischiano di deteriorarsi o scadere rapidamente;
  • la fornitura di beni sigillati che non si prestano ad essere restituiti per motivi igienici o connessi alla protezione della salute e sono stati aperti dopo la consegna;
  • la fornitura di beni che, dopo la consegna, risultano per loro natura inscindibilmente mescolati con altri beni;
  • la fornitura di bevande alcoliche, il cui prezzo sia stato concordato al momento della conclusione del contratto di vendita, la cui consegna possa avvenire solo dopo 30 giorni e il cui valore effettivo dipenda da fluttuazioni sul mercato che non possono essere controllate dal professionista;
  • i contratti in cui il consumatore ha specificamente richiesto una visita da parte del professionista ai fini dell’effettuazione di lavori urgenti di riparazione o manutenzione. Se, però, il professionista fornisce servizi oltre a quelli specificamente richiesti dal consumatore o beni diversi dai pezzi di ricambio necessari per effettuare la manutenzione o le riparazioni, il diritto di recesso si applica a tali servizi o beni supplementari;
  • la fornitura di registrazioni audio o video sigillate o di software informatici sigillati che sono stati aperti dopo la consegna;
  • la fornitura di giornali, periodici e riviste ad eccezione dei contratti di abbonamento per la fornitura di tali pubblicazioni;
  • i contratti conclusi in occasione di un’asta pubblica;
  • la fornitura di alloggi per fini non residenziali, il trasporto di beni, i servizi di noleggio di autovetture, i servizi di catering o i servizi riguardanti le attività del tempo libero qualora il contratto preveda una data o un periodo di esecuzione specifici;
  • la fornitura di contenuto digitale mediante un supporto non materiale se l’esecuzione è iniziata con l’accordo espresso del consumatore e con la sua accettazione del fatto che in tal caso avrebbe perso il diritto di recesso.

Il recesso non viene applicato neanche sugli acquisti di beni o servizi inferiori a 50 euro, tranne quando vengono conclusi contestualmente più contratti tra le parti il cui valore complessivo supera quella cifra.

Se acquisti online un prodotto che costa 30 euro non hai diritto al recesso, ma se fai due acquisti di prodotti diversi del valore di 30 euro l’uno dallo stesso venditore, allora sì.

È fondamentale per il consumatore che la controparte lo informi in maniera chiara ed inequivocabile dell’esistenza o meno del diritto di recesso prima di concludere il contratto.

Diritto di recesso: entro quando deve essere esercitato?

Dicevamo all’inizio che ci sono dei tempi da rispettare per poter esercitare il diritto di recesso se il consumatore cambia idea su un acquisto. Il Codice fissa il termine in 14 giorni che decorrono:

  • per i contratti di servizi, dal momento della conclusione del contratto;
  • per i contratti di vendita, dal giorno in cui il consumatore o un terzo, diverso dal vettore e designato dal consumatore per ricevere il bene, acquisisce il possesso fisico dei beni;
  • in caso di beni multipli ordinati dal consumatore mediante un solo ordine e consegnati separatamente, dal giorno in cui il consumatore acquisisce il possesso fisico dell’ultimo bene;
  • in caso di consegna di un bene costituito da lotti o pezzi multipli, dal giorno in cui il consumatore acquisisce il possesso fisico dell’ultimo lotto o pezzo;
  • per i contratti di consegna periodica di beni durante un determinato periodo di tempo, dal giorno in cui il consumatore acquisisce il possesso fisico del primo bene;
  • per i contratti di fornitura di acqua, gas o elettricità, quando non sono messi in vendita in un volume limitato o in quantità determinata, di teleriscaldamento o di contenuto digitale non fornito su un supporto materiale, dal giorno di conclusione del contratto.

Abbiamo detto poco fa che il consumatore deve essere informato sull’esistenza o meno del diritto di recesso. Se il professionista non adempie a quest’obbligo, il termine è esteso a 12 mesi, ulteriori rispetto ai 14 giorni iniziali. Ma se la controparte informa il consumatore nell’arco di quei 12 mesi, il periodo di recesso termina 14 giorni dopo il giorno in cui il consumatore ha ricevuto la comunicazione.

Diritto di recesso: come va esercitato?

Ora che abbiamo capito quando si può esercitare il diritto di recesso se il consumatore cambia idea, vediamo come fare per restituire un bene o rifiutare un servizio a contratto già concluso entro i 14 giorni stabiliti dalla legge.

Prima di quel termine, il consumatore deve informare la controparte della propria decisione utilizzando un apposito modulo di recesso oppure tramite una qualsiasi dichiarazione esplicita messa per iscritto. La comunicazione può essere inviata per posta, per raccomandata a/r oppure via e-mail. Il venditore del bene o del servizio può anche prevedere sul proprio sito un form, cioè un modulo che il consumatore può compilare nel caso in cui voglia esercitare il diritto di recesso.

Il professionista è obbligato a confermare l’avvenuta ricezione della comunicazione. Anche perché poi è sul consumatore che si riversa l’onere della prova che riguarda l’esercizio del diritto di recesso.

Diritto di recesso: quali sono le conseguenze?

Nel momento in cui viene esercitato il diritto di recesso, le parti restano libere dagli obblighi contrattuali.

Da parte sua, il consumatore è obbligato a restituire il bene entro 14 giorni dalla data in cui ha comunicato alla controparte la sua decisione. Conta la data di spedizione, non quella in cui il bene arriva al destinatario. Il costo della restituzione è a carico del consumatore, a meno che il venditore abbia concordato di sostenerlo oppure non abbia informato l’acquirente che è lui a dover pagare l’invio.

Il professionista, invece, è obbligato a rimborsare tutti i pagamenti ricevuti dal consumatore entro 14 giorni dalla data in cui è stato informato dalla controparte della decisione di recedere dal contratto. Il rimborso deve essere effettuato utilizzando lo stesso metodo di pagamento usato dal consumatore, a meno che quest’ultimo abbia convenuto diversamente e a condizione che l’acquirente non debba sostenere dei costi aggiuntivi per l’operazione di rimborso.

Quello che, invece, il professionista non è obbligato a fare è sostenere dei costi supplementari per la modalità di restituzione del bene, nel caso in cui il consumatore scelga un sistema più costoso rispetto a quello offerto dal venditore. Il rimborso può partire solo quando il venditore ha la certezza della spedizione del bene da restituire. Se il bene, per sua natura, non può essere spedito per posta ed è stato consegnato al cliente a domicilio, il professionista passa a ritirarlo a sue spese.

Qualsiasi clausola che preveda limitazioni al rimborso in seguito all’esercizio del diritto di recesso va considerata nulla.

Il consumatore risponde soltanto della diminuzione di valore dei beni a causa di una loro manipolazione sbagliata, a meno che il professionista non lo abbia informato della possibilità di esercitare il diritto di recesso.

Il consumatore non deve pagare alcunché per la prestazione di servizi o la fornitura di acqua, gas o elettricità durante il periodo di recesso quando:

  • il professionista ha omesso di fornire informazioni circa il diritto di recesso;
  • il consumatore non ha espressamente chiesto che la prestazione avesse inizio durante il periodo di recesso.

Non deve nemmeno pagare alcunché per la fornitura del contenuto digitale se non ha dato il suo previo consenso espresso circa l’inizio della prestazione prima della fine del recesso o quando il professionista ha omesso di fornire la conferma del contratto.

Diritto di recesso: come funziona per i contratti fatti al telefono?

Non di rado vengono conclusi dei contratti per l’acquisto di beni o servizi tramite un call center o, comunque, al telefono. In questi casi, l’accordo non si perfeziona se il professionista non attua ulteriori adempimenti funzionali ad una scelta di acquisto consapevole del consumatore. Che significa?

In pratica, secondo quanto stabilito dal Codice del consumo, quando un contratto a distanza viene concluso per telefono, il professionista è obbligato a confermare l’offerta al consumatore inviando la sua proposta per iscritto o su un supporto durevole. Tale conferma deve comprendere tutte le informazioni precontrattuali sancite dal Codice del Consumo e deve essere inviata dal professionista prima dell’inizio della fornitura del servizio o prima della consegna del bene o del servizio oggetto del contratto. Vuol dire che il consumatore è vincolato solo dopo aver firmato l’offerta (anche con firma elettronica) o dopo averla accettata per iscritto.

L’accettazione telefonica del contratto, anche se registrata, deve essere sempre accompagnata dall’invio delle condizioni dell’offerta per iscritto o su supporto durevole. Altrimenti, il consumatore resta libero da qualsiasi vincolo.


note

[1] D.lgs. n. 21/2014.

[2] Direttiva 2011/83/UE.


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