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Se mi licenzio le ferie mi vengono pagate?

2 Settembre 2021
Se mi licenzio le ferie mi vengono pagate?

Il lavoratore che decide di dimettersi ha diritto a ricevere, insieme alle competenze di fine rapporto, l’indennità per i giorni di riposo non goduti.

Hai ricevuto una nuova proposta di lavoro: hai deciso di accettarla e di lasciare il tuo attuale impiego. Vuoi capire cosa ti spetta dopo la cessazione del rapporto di lavoro e come farai a smaltire i giorni di ferie arretrate. In particolare, ti chiedi: «Se mi licenzio le ferie mi vengono pagate?».

Devi sapere che quando si decide di lasciare il proprio lavoro, soprattutto se il rapporto è durato molti anni, occorre prestare attenzione al calcolo delle spettanze finali, soprattutto se ci sono ancora delle ferie da smaltire.

Come vedremo, generalmente, il datore di lavoro deve liquidare al dipendente, all’atto della cessazione del rapporto di lavoro, una somma di denaro che sostituisce i giorni di riposo accumulati e non goduti. Ma entriamo nel dettaglio della questione.

Ferie: cosa sono?

Lo svolgimento dell’attività lavorativa comporta il dispendio di energie psichiche e fisiche per il lavoratore. Proprio per questo, la Costituzione [1] prevede il diritto ad un periodo di ferie annuali retribuite che hanno la funzione di salvaguardare la salute del dipendente, consentendogli di recuperare le proprie energie.

Le ferie sono delle giornate di assenza dal lavoro durante le quali il dipendente continua a percepire regolarmente la propria retribuzione.

Ferie: quanti giorni spettano?

La legge [2] prevede che il lavoratore ha diritto ad almeno quattro settimane di ferie annue. Il numero dei giorni di assenza dipende dalla durata della settimana lavorativa. In particolare, il lavoratore ha diritto a:

  • 26 giorni di ferie all’anno se lavora per 6 giorni a settimana;
  • 22 giorni di ferie all’anno se lavora per 5 giorni a settimana.

Non sono ammessi accordi tra azienda e dipendenti che prevedano un numero di giorni di riposo inferiore a quanto previsto dalla legge. Al contrario, sono senza dubbio ammissibili degli accordi che attribuiscono al lavoratore un numero maggiore di riposi. Spesso, sono gli stessi contratti collettivi ad introdurre una disciplina delle ferie di maggior favore per il dipendente.

Ferie: quando devono essere godute?

La legge prevede che le ferie devono essere godute, per almeno due settimane, nell’anno di maturazione e, per il restante periodo, nei 18 mesi successivi. I Ccnl, tuttavia, spesso, introducono una disciplina diversa, ad esempio allungando il periodo di fruizione delle giornate di riposo.

Per quanto concerne, invece, la scelta del periodo in cui andare in ferie, il Codice civile [3] attribuisce questa facoltà al datore di lavoro il quale, però, deve tenere conto delle esigenze del dipendente.

Ferie: come verificare gli arretrati?

L’organizzazione del lavoro, spesso, non consente ai dipendenti di prendersi regolarmente le ferie che si accumulano. Per verificare il numero di giorni di ferie arretrate è sufficiente consultare la busta paga. Di solito, il cedolino contiene un riquadro, in basso a sinistra, nel quale vengono indicati i:

  • giorni di ferie maturati;
  • giorni di ferie goduti;
  • giorni di ferie residui.

Il lavoratore deve controllare sempre che il saldo ferie indicato nel cedolino sia effettivamente corrispondente alla realtà.

Ferie: quando vengono pagate?

Il diritto alle ferie non è rinunciabile dal dipendente né può essere sostituito con il pagamento di una somma di denaro. La monetizzazione delle ferie, infatti, è ammessa solo con riferimento alle giornate di riposo attribuite al dipendente in aggiunta al numero minimo di legge.

Se un dipendente ha diritto, in base al contratto di lavoro, a 35 giorni di ferie, il datore di lavoro potrà liquidargli, ogni anno, 9 giorni di ferie, ossia le giornate di riposo concesse oltre la soglia minima di legge.

Il pagamento dell’indennità sostitutiva delle ferie non godute è, invece, sempre dovuto in caso di cessazione del rapporto di lavoro. Al lavoratore che si chiede: «Se mi licenzio le ferie mi vengono pagate?» occorre, dunque, rispondere affermativamente. Innanzitutto occorre precisare che quando si decide di lasciare il proprio posto di lavoro occorre parlare di dimissioni e non di licenziamento. Detto ciò, in questo caso, godere dei riposi non è più oggettivamente possibile ed è dunque necessario erogare al dipendente il controvalore economico delle giornate di ferie arretrate.

Occorre, però, evidenziare che a questa regola c’è un’eccezione. Se a licenziarsi è un dirigente che aveva il potere di decidere in piena autonomia di prendersi i riposi, gli spetterà la monetizzazione delle sole ferie non godute maturate nell’anno in corso.  Le giornate di riposo maturate negli anni antecedenti, invece, non potranno essere pagate a meno che egli non possa provare di non avere potuto fruire del riposo a causa di necessità aziendali assolutamente eccezionali e obiettive [4].


note

[1] Art. 36, Cost.

[2] Art. 10, D. Lgs. 66/2003.

[3] Art. 2109 cod. civ.

[4] Cass. 23697/2017; Cass. 4920/2016.


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