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La cartella va sempre impugnata anche se c’è stata decadenza dal tributo

10 aprile 2014


La cartella va sempre impugnata anche se c’è stata decadenza dal tributo

> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 aprile 2014



La decadenza non è rilevabile d’ufficio dal giudice, ma è sempre e solo il contribuente a dover impugnare in tempo l’atto impositivo; diversamente quest’ultimo diventa definitivo e la cartella di pagamento deve essere pagata.

Il contribuente che riceva una cartella di pagamento illegittima, perché trascorso molto tempo dall’anno in cui l’imposta è maturata – e pertanto il fisco è decaduto dalla possibilità di pretenderne il pagamento – ha l’onere di impugnare l’atto di Equitalia davanti al giudice. Se non lo fa, la cartella esattoriale si “solidifica”, diventa insomma definitiva, e il cittadino resta obbligato a pagare.

La questione si adatta, per esempio, all’imposta sui rifiuti (ma, ovviamente, si può riproporre per qualsiasi altra ipotesi simile). In questi casi, è il contribuente ad avere l’onere di impugnare, entro i termini previsti dalla legge, la cartella di pagamento. Egli non potrà quindi lamentarsi, in un momento successivo, innanzi al Tribunale, dell’esecuzione forzata a suo danno: e ciò perché l’avvenuta decadenza della pretesa erariale – si suole dire in terminologia tecnica – non è rilevabile d’ufficio. Il che, espresso in modo più semplice, significa che se il cittadino non ha più il potere di sollevare l’eccezione di decadenza – perché sono scaduti i termini di impugnazione della cartella – non potrà neanche chiedere al giudice di rilevarla egli stesso. Il tribunale, anche prendendo atto di una cartella illegittima, dovrà rigettare il ricorso del contribuente.

È questa la sintesi di una sentenza emessa, lo scorso 20 febbraio, dalla Commissione Tributaria Regionale di Roma [1]. Il ricorrente, che aveva ricevuto una cartella di pagamento per la Tarsu, aveva rilevato la scadenza dei termini poiché erano trascorsi oltre cinque anni dall’anno in cui l’imposta era maturata e l’amministrazione finanziaria non gli aveva notificato mai alcun altro atto per interrompere i termini.

Ecco perché è sempre bene, anche in presenza di pretese illegittime, porle in ogni caso all’attenzione dell’avvocato affinché vagli l’opportunità di presentare ricorso in tribunale.

Il contribuente, infatti, che non impugna la cartella, ne rende definitivi gli effetti trascorsi i termini fissati dalla legge dalla data di ricevimento (per un approfondimento sui termini leggi l’articolo “Quanto tempo ho per impugnare la cartella esattoriale di Equitalia?”).

Conclude la Ctr di Roma, “la decadenza, nel contenzioso tributario, non è rilevabile d’ufficio in quanto posta a favore del contribuente il quale ha, pertanto, l’onere della impugnazione tempestiva dell’atto interessato”. Per questo motivo, il ricorso del contribuente va respinto.

note

[1] CTR Roma, sent. n. 1037 del 20.02.2014.

Autore immagine: 123rf.com

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