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Padre assente: cosa rischia?

20 Maggio 2021 | Autore:
Padre assente: cosa rischia?

Quando il genitore si disinteressa della prole il giudice può disporre l’affido esclusivo all’altro, per tutelare il minore dalla mancanza di attenzioni.

Le capacità di ascolto, di attenzione e di comprensione delle esigenze dei figli sono fondamentali per essere un buon genitore. Alcuni, però, dopo la separazione o il divorzio danno priorità ad altre faccende, come gli affari o una nuova relazione, e si disinteressano della prole. Un padre assente perde l’affidamento dei figli?

Innanzitutto, bisogna chiarire che l’assenza del genitore non deve necessariamente essere fisica. Pensa ad esempio al caso di un padre che, durante i periodi di visita ai figli stabiliti dal giudice, amoreggia con la sua nuova compagna anziché preoccuparsi di loro. È evidente che il rapporto tra padre e figlio ne risente, specialmente dal lato di quest’ultimo. La sua crescita è compromessa perché viene trascurato e non riceve le attenzioni necessarie.

Così la giurisprudenza in diversi casi ritiene che un padre assente perde l’affidamento dei figli. Questa è una forte deroga al principio cardine della bigenitorialità, ma è necessario ricorrervi quando c’è un pregiudizio alla crescita equilibrata del minore e non vi sono altri modi per tutelarla.

L’affidamento condiviso dei figli

L’affidamento condiviso riguarda i genitori che si separano, o divorziano, e hanno dei figli minorenni. La responsabilità genitoriale nei loro confronti deve esercitarsi in maniera congiunta, dunque da parte di entrambi i genitori. Essi devono innanzitutto occuparsi del mantenimento quotidiano della prole, sia da un punto di vista materiale che dal lato affettivo, ma devono anche prendere, possibilmente di comune accordo, le decisioni chiave sull’educazione, sulla salute e sulla crescita dei loro figli. 

Al momento della separazione e del divorzio, il giudice deve stabilire a chi affidare la prole. La regola base stabilita dalla legge [1] è quella dell’affidamento condiviso dei figli. Solo così può essere garantito nel modo migliore il diritto alla bigenitorialità, che consente ai figli di mantenere, anche dopo la fine del legame di coppia tra il padre e la madre, rapporti continuativi con entrambi.

Affidamento condiviso: come funziona?

Il giudice, nel provvedimento di separazione o di divorzio, stabilisce le modalità dell’affidamento condiviso, individuando un genitore collocatario che terrà i figli presso di sé. Di solito, i figli vengono collocati presso la madre, alla quale viene assegnata in abitazione la casa di residenza coniugale, ma può anche verificarsi il contrario.

Nello stesso provvedimento, il giudice determina le modalità del diritto di visita spettante all’altro genitore e individua i periodi in cui egli può tenere i figli con sé, ad esempio durante i fine settimana e nelle vacanze natalizie ed estive.

In tutti questi casi, l’affidamento dei figli è congiunto, ma il loro collocamento è prevalente presso la casa familiare attribuita alla madre. Esiste anche la possibilità di affidamento alternato, con tempi di permanenza paritari presso il padre e la madre nelle rispettive abitazioni, ma è poco diffuso nella pratica perché costringe i figli a spostamenti troppo frequenti e questo nuoce alle loro abitudini e alla loro serenità di vita.

Affidamento esclusivo: quando viene disposto?

Si ricorre all’affidamento esclusivo dei figli quando uno dei genitori si dimostra incapace di assolvere al proprio ruolo e di esercitare le relative responsabilità. L’affidamento esclusivo è l’eccezione alla regola generale dell’affidamento condiviso e viene adottata quando non è possibile applicarlo, a pena di un pregiudizio degli interessi del minore [2].

I casi più frequenti sono quelli di violenza domestica o di incapacità conclamata (come nel caso di tossicodipendenza o abuso cronico di alcol), ma anche il disinteresse verso i figli rientra in questo ambito se è grave e protratto. I motivi del distacco, materiale o affettivo, di un genitore dai propri figli possono essere diversi: ciò che conta è che per effetto della sua assenza dalla loro vita, l’interesse dei minori ad una crescita sana ed equilibrata venga pregiudicato dalla mancanza di una delle due figure genitoriali.

Quando ciò avviene, l’altro genitore potrà domandare al giudice l’affidamento esclusivo dei bambini, anche chiedendo la revoca dell’affidamento condiviso se in precedenza era stato disposto. Per esplorare le ragioni di questo comportamento di disinteresse e di trascuratezza, il tribunale potrà avvalersi dei servizi sociali, che effettueranno un’indagine e depositeranno una relazione.

Il padre disinteressato e assente perde i figli? 

Con una recente ordinanza la Corte di Cassazione [3] ha disposto l’affidamento esclusivo di un figlio preadolescente in favore della madre, perché il padre durante le visite stabilite si rifiutava di ascoltarlo e di comprendere le sue esigenze. Il tribunale aveva rilevato nel padre una personalità troppo egocentrica ed «auto-centrata»: ciò risultava pregiudizievole ad una «crescita equilibrata e armonica» del ragazzo. I giudici di piazza Cavour hanno condiviso pienamente questa valutazione.

In casi del genere, per salvaguardare il corretto sviluppo psico-fisico del minore non c’è altra soluzione se non quella di derogare alla bigenitorialità adottando i provvedimenti giudiziari necessari a garantire efficacemente gli interessi del figlio trascurato dal genitore disinteressato e assente.


note

[1] Art. 337 ter Cod. civ.

[2] Art. 337 quater Cod. civ.

[3] Cass. ord. n. 13454 del 18.05.2021.


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