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Imu prima casa

20 Maggio 2021
Imu prima casa

Tasse sulla casa: esenzione Imu sull’abitazione principale, chi può averla e quando.

Non si paga l’Imu sulla prima casa. Questa affermazione, in realtà, non è giuridicamente corretta. Più propriamente, bisognerebbe dire che non si paga l’Imu sull’abitazione principale. I concetti infatti di «prima casa» e di «abitazione principale» sono, in termini fiscali, completamente diversi. Di questa differenza, però, ci occuperemo più avanti, nel corso del presente articolo. Qui di seguito, vogliamo invece subito spiegare quali sono i presupposti per ottenere l’esenzione Imu, chi ne può fruire e quando, ben consapevoli comunque che, nel gergo comune, si continua a parlare di Imu sulla prima casa. Ma procediamo con ordine.

Si paga l’Imu sulla prima casa?

Non si paga l’Imu sulla casa se questa è, nel contempo luogo di residenza e di dimora abituale del contribuente. 

Se la residenza è un dato anagrafico, facilmente modificabile e verificabile tramite una dichiarazione all’ufficio anagrafe del Comune, la dimora abituale è un concetto di fatto che richiede invece la materiale presenza del proprietario all’interno dell’immobile. Affinché la casa sia luogo di dimora abituale è, infatti, necessario che il contribuente vi viva per gran parte dell’anno. Non può essere quindi «dimora abituale» la seconda casa, la casa vacanze e così via.

Imu sulla prima casa e coniugi con residenza diversa

Secondo la giurisprudenza della Cassazione [1], questi due requisiti – residenza e dimora – devono sussistere in capo non solo al titolare dell’abitazione ma anche agli altri familiari che con lui convivono. 

Pertanto, secondo questo rigoroso orientamento, l’esenzione Imu spetta unicamente per l’immobile nel quale tutti i componenti del nucleo familiare del possessore abbiano sia la dimora abituale sia la residenza anagrafica. 

Da tale indirizzo interpretativo, sposato sino ad oggi dalla giurisprudenza, deriva che, qualora uno dei coniugi abbia invece collocato la propria residenza in un diverso immobile, l’esenzione Imu per l’abitazione principale non potrebbe essere goduta da nessuno dei due. 

Se, peraltro, i coniugi hanno residenza diversa ma nello stesso Comune è la stessa legge a prevedere che «le agevolazioni si applicano per un solo immobile». Quindi, ad essere esentato dall’Imu sarà l’immobile ove i due coniugi, seppur con residenza diversa, vivono abitualmente ossia dove sussiste il requisito della «dimora abituale». 

Più problematico è il caso di coniugi con residenza diversa in Comuni diversi. Una circolare del ministero dell’Economia e delle Finanze [2] ha precisato che tale limitazione non opera nel caso in cui gli immobili destinati ad abitazione principale siano ubicati in Comuni diversi, poiché in tale ipotesi «il rischio di elusione della norma è bilanciato da effettive necessità di dover trasferire la residenza … ad esempio, per esigenze lavorative». 

Tale posizione ministeriale, che porta ad ammettere anche due esenzioni Imu in capo ai coniugi con residenze diverse in Comuni diversi, contrasta però con la giurisprudenza della Cassazione che abbiamo citato poc’anzi. Secondo la Corte, infatti, non è mai possibile una doppia esenzione Imu in capo a due persone sposate. 

La conseguenza, secondo la Suprema Corte, è che, non sussistendo in capo a nessuno dei due coniugi il doppio requisito per l’esenzione Imu (residenza e dimora abituale), entrambi dovrebbero pagare l’imposta sulla casa. Ed è infatti sulla scorta di questo orientamento che spesso i Comuni si muovono per il recupero delle cinque annualità pregresse.

Si tenga conto che, nel contrasto tra l’opinione del ministero e quella della Cassazione, nei fatti finisce per prevalere quest’ultima perché, in definitiva, dinanzi all’accertamento dell’ente locale, è sempre il giudice a decidere e non il Ministro. 

Quando c’è doppia esenzione Imu sulla prima casa

Eccezionalmente, la Cassazione ha riconosciuto la possibilità, a coniugi con residenza diversa, di usufruire entrambi dell’esenzione Imu sulla prima casa. Ciò succede nelle ipotesi in cui si sia verificata non solo la separazione o il divorzio, ma anche una frattura del rapporto di convivenza dei coniugi non (ancora) legalmente separati. In pratica, è l’ipotesi della separazione di fatto non ancora formalizzata in tribunale [3]. In tali fattispecie, non potendosi più identificare la casa coniugale con l’abitazione principale, la diversa residenza anagrafica del coniuge non comporterebbe il venir meno dell’agevolazione. Qualora il contribuente riuscisse a dimostrare tale situazione di fatto, potrebbe quindi tentare di opporsi alla ripresa del Comune.

Differenza tra prima casa e abitazione principale ai fini fiscali

Abbiamo visto che, ai fini fiscali, l’abitazione principale è quella che rileva per l’ottenimento dell’esenzione Imu ed è il luogo ove il contribuente e il suo nucleo familiare abbiano fissato tanto la residenza quanto la dimora abituale.

La prima casa invece rileva, ai fini fiscali, per l’ottenimento del cosiddetto bonus prima casa e richiede condizioni differenti. Essa deve essere situata nel Comune (e non necessariamente allo stesso indirizzo) ove il contribuente è residente, ma detta residenza può essere spostata anche entro 18 mesi dal rogito. In più, nello stesso Comune, il contribuente non deve essere proprietario di altre abitazioni e non deve possedere, neanche per quote, un altro immobile già acquistato con il bonus prima casa (in questo secondo caso, dovrebbe altrimenti cederlo entro 1 anno dal nuovo rogito).

Sul punto, si rinvia agli approfondimenti contenuti negli articoli:


note

[1] Cass. sent. n. 4166/4170/20130/28534 del 2020; sent. n. 2194/2021.

[2] Min. Economia, circolare 3/DF/2012.

[3] Cass. sent. n. 15439/19; n. 24294/20.

Autore immagine: depositphotos.com


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