Si può incassare la pensione del parente morto

20 Maggio 2021 | Autore:
Si può incassare la pensione del parente morto

La Cassazione: non spetta al cittadino comunicare all’Inps il decesso del congiunto ma al Comune e al medico necroscopo. Pertanto, nessun reato.

Tutto quello che non è richiesto dalla legge non è obbligatorio. E tutto ciò che non è obbligatorio non deve essere fatto per forza. Così, se due coniugi di una certa età hanno un conto corrente cointestato sul quale viene erogata la pensione e il titolare del trattamento viene a mancare, il coniuge superstite non è tenuto a comunicare il decesso all’Inps. Per il semplice fatto che la legge non glielo chiede. E se non è richiesto dalla legge, non è obbligatorio. Pertanto, se l’Istituto continua ad erogare la pensione è un problema suo e di chi avrebbe dovuto tenerlo al corrente, non certo di chi la incassa. Il quale non è perseguibile per alcun reato.

Questa la logica che accompagna una recente sentenza della Cassazione, contrastante con quanto stabilito dalla stessa Suprema Corte in passato. Gli ermellini hanno ricordato che non è compito del cointestatario del conto corrente informare l’Inps del decesso del congiunto: tale pratica spetta al Comune tramite l’ufficio anagrafe [1] e al medico necroscopo [2].

Pertanto, il coniuge o il figlio che aveva il conto in comune con il defunto può incassare la pensione del parente morto senza rischiare di essere accusato del reato di indebita percezione di erogazioni ai danni dello Stato. Almeno finché gli uffici comunali o il medico non avranno condiviso con l’Inps la notizia del decesso del titolare del trattamento.

Altro discorso, è quello di chi occulta la morte del parente pensionato per continuare a percepire soldi: in questo caso, ci sono i presupposti per essere perseguiti dalla legge. Ma se il cittadino fa le cose per bene, comunica all’anagrafe il decesso della persona cara ed il Comune «dimentica» di dirlo all’Inps, ha il diritto di continuare a percepire la pensione del caro estinto. A meno che il cointestatario si passi una mano sulla coscienza e si rechi all’anagrafe (o direttamente all’Istituto) per ricordare che la pensione non va pagata più o che va fatta la reversibilità, a seconda dei casi.

Alla Cassazione era stato chiesto «se possa ritenersi sussistente il reato di cui all’articolo 316-ter Codice penale nel caso in cui il cointestatario del conto corrente sul quale è accreditata la pensione del proprio congiunto non ne comunichi il decesso all’Istituto di previdenza e continui a percepire i ratei pensionistici». Il citato articolo è, appunto, quello che riguarda il reato di indebita percezione di erogazioni a carico dello Stato.

Nel mirino del Codice, «Chiunque mediante l’utilizzo o la presentazione di dichiarazioni o di documenti falsi o attestanti cose non vere, ovvero mediante l’omissione di informazioni dovute, consegue indebitamente, per sé o per altri, contributi, finanziamenti, mutui agevolati o altre erogazioni dello stesso tipo, comunque denominate, concessi o erogati dallo Stato, da altri enti pubblici o dalle Comunità europee». La pena prevista è la reclusione da sei mesi a tre anni, oppure da uno a quattro anni se il colpevole è un pubblico ufficiale o un incaricato di un pubblico servizio con abuso della sua qualità o dei suoi poteri. Se la somma indebitamente percepita – conclude il Codice – è pari o inferiore a 3.999,96 euro, si applica soltanto la sanzione amministrativa da 5.164 a 25.822 euro e, comunque, al massimo fino al triplo del beneficio conseguito.

Il Codice, dunque, parla di «omissione di informazioni dovute». Come detto, però, comunicare queste informazioni all’Inps non spetta al cittadino ma al Comune. E non solo: anche il medico necroscopo deve inviare all’Istituto il certificato di morte entro 48 ore dal decesso. Sulla base di queste informazioni, l’ente previdenziale provvede automaticamente ad effettuare le variazioni del caso sull’erogazione della pensione. Di conseguenza, nulla si può rimproverare al cointestatario del conto corrente che continua a vedersi arrivare (e ad incassare) la pensione del congiunto passato a miglior vita.


[1] Legge n. 289/2002 del 27.12.2002.

[2] Art. 1 legge n. 23/2014 del 23.12.2014.


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