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Licenziamento collettivo e criterio di scelta dei carichi di famiglia: Cassazione

20 Maggio 2021
Licenziamento collettivo e criterio di scelta dei carichi di famiglia: Cassazione

Lavoro subordinato e risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro: l’interpretazione dei carichi di famiglia.

Riduzione del personale e criteri di scelta: interpretazione dei carichi di famiglia 

In tema di licenziamenti collettivi, il riferimento ai carichi di famiglia deve essere individuato in relazione al fabbisogno economico determinato dalla situazione familiare e quindi dalle persone effettivamente a carico e non quelle risultanti in relazione ad altri parametri che potrebbero rilevarsi non esaustivi. Si deve fare riferimento quindi ad una nozione elastica dei carichi di famiglia non limitata al profilo fiscale e da applicare mediante lo scrutinio, da parte datoriale, di tutti gli elementi utili a definire, in senso sostanziale, gli oneri economici derivanti dal mantenimento di un familiare e gravanti sul singolo lavoratore.

Corte di cassazione, sezione lavoro, sentenza 26 aprile 2021 n. 10996 

Licenziamento collettivo: i criteri di scelta previsti si applicano anche alle piccole imprese

In caso di posizioni fungibili, i criteri previsti per i licenziamenti collettivi si applicano anche alle piccole imprese che vogliano ridurre il personale a causa di una contrazione delle attività. Pertanto, si avrà un licenziamento per giustificato motivo oggettivo soltanto se l’azienda, nella scelta delle persone da mandare a casa, avrà tenuto conto dei carichi di famiglia e dell’anzianità di servizio. Se, invece, l’azienda non dimostra perché la scelta è caduta su un lavoratore piuttosto che su altri con posizioni analoghe e minore anzianità di servizio, il licenziamento sarà illegittimo. A precisarlo è la Cassazione che fa luce sui criteri obiettivi che consentono di ritenere la scelta del datore di lavoro conforme ai dettami di correttezza e buona fede.

Cassazione civile sez. lav., 30/08/2018, n.21438

Licenziamenti collettivi: il datore di lavoro deve tener conto del criterio dei carichi di famiglia

In tema di licenziamenti collettivi, il datore di lavoro deve tenere conto del criterio dei carichi di famiglia cui fa riferimento l’art. 5 della l. n. 223 del 1991 anche quando, in assenza di comunicazioni da parte del lavoratore, sia comunque a conoscenza della sua condizione familiare e della presenza di persone a suo carico sulla base di circostanze ufficiali, atteso che la norma ha lo scopo di individuare i lavoratori da licenziare tra quelli meno deboli socialmente, avuto riguardo alla situazione economica effettiva.

(Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata, che aveva ritenuto sussistente l’obbligo datoriale di considerare i carichi di famiglia rispetto ad una lavoratrice che aveva in precedenza usufruito dei periodi di astensione obbligatoria in occasione della nascita dei figli).

Il riferimento ai carichi di famiglia tra i criteri di scelta da utilizzare, nell’ambito di una procedura di riduzione del personale, per l’individuazione dei lavoratori in esubero è da intendersi nella più ampia accezione della «situazione economica» in cui versa il nucleo familiare.

L’articolo 5 della legge n. 223/91 prevede che, in mancanza di accordo sindacale, i licenziamenti che l’impresa potrà adottare al termine della procedura collettiva dovranno avvenire nel rispetto, in concorso tra loro, dei criteri di scelta delle esigenze tecnico-produttive e organizzative, dell’anzianità e dei carichi di famiglia.

Corte di cassazione, sezione lavoro, sentenza 2 agosto 2018 n. 20464 

Nella comunicazione preventiva di licenziamento collettivo 

In tema di licenziamenti collettivi, ove nella comunicazione preventiva ex art. 4, comma 9, l. n. 223 del 1991 sia indicato un unico criterio per l’individuazione dei lavoratori destinatari del licenziamento, è necessaria, al fine di permettere l’esauriente e univoca selezione dei predetti senza margini di discrezionalità da parte del datore di lavoro, la specificazione delle modalità di attuazione di tale criterio tra i dipendenti in servizio e, quindi, in comparazione tra loro, con apposita interlocuzione con le parti sociali.

(Nella specie, la S.C. ha ritenuto che l’adozione dell’unico criterio dei carichi di famiglia, con l’indicazione della specifica soppressione della posizione lavorativa alla quale era preposto il dipendente licenziato, in assenza di motivazione circa la preferenza di detto criterio rispetto agli altri due – dell’anzianità e delle esigenze tecnico produttive -, non consentisse di individuare, in via oggettiva e predeterminata, il lavoratore da sospendere, cosicché la scelta operata dall’imprenditore si era nella realtà risolta in una valutazione di carattere prettamente discrezionale).

Cassazione civile sez. lav., 16/10/2017, n.24352

In tema di licenziamento collettivo, per la necessità di tutelare maggiormente i lavoratori più onerati, la valutazione dei carichi di famiglia deve avere riguardo al fabbisogno economico determinato dalla situazione familiare e quindi alle persone effettivamente a carico del lavoratore come comunicate al datore di lavoro e non solo alla situazione che determina il diritto alla fruizione degli assegni familiari che può quindi risultare riduttiva.

Corte di cassazione, sezione lavoro, sentenza 3 febbraio 2016 n. 2113

Licenziamento collettivo: criteri di scelta

In tema di licenziamenti collettivi, l’art. 5 l. n. 223 del 1991 stabilisce che i lavoratori da licenziare vadano individuati in relazione alle esigenze tecnico-produttive e organizzative del complesso aziendale, nel rispetto dei criteri previsti dai contratti collettivi stipulati con i sindacati ovvero, in mancanza di tali accordi, nel rispetto dei seguenti tre criteri in concorso tra loro: carichi di famiglia, anzianità ed esigenze tecnico-produttive e organizzative.

La regola del concorso, se impone al datore di lavoro una valutazione globale di detti criteri, non esclude tuttavia che il risultato comparativo possa essere quello di accordare prevalenza ad uno di questi criteri e, in particolare, alle esigenze tecnico-produttive (essendo questo il criterio più coerente con le finalità perseguite attraverso la riduzione del personale) sempre che una scelta siffatta trovi giustificazione in fattori obiettivi, la cui esistenza sia provata in concreto dal datore di lavoro e non sottenda intenti elusivi o ragioni discriminatorie.

Cassazione civile sez. lav., 13/12/2016, n.25553

Estensione dei carichi di famiglia anche al licenziamento individuale 

In caso di licenziamento individuale per giustificato motivo oggettivo, in caso di personale omogeneo e fungibile, al fine della individuazione in concreto di criteri obiettivi che consentano di ritenere la scelta del lavoratore da licenziare conforme ai dettami di correttezza e buona fede, può farsi riferimento, pur nella diversità dei rispettivi regimi, ai criteri che la l. n. 223 del 1991, art. 5, ha dettato per i licenziamenti collettivi per l’ipotesi in cui l’accordo sindacale ivi previsto non abbia indicato criteri di scelta diversi e, conseguentemente, prendere in considerazione i criteri dei carichi di famiglia e dell’anzianità (non assumendo, invece, rilievo le esigenze tecnico produttive e organizzative data la indicata situazione di totale fungibilità tra i dipendenti).

In tal caso, tuttavia, non può ritenersi sussistente una ipotesi di manifesta insussistenza del fatto posto a fondamento del recesso, bensì quella di portata generale per la quale è sufficiente che “non ricorrano gli estremi del predetto giustificato motivo” oggettivo, con conseguente applicabilità della sola tutela indennitaria di cui dell’art. 18, comma 5, l. n. 300 del 1970.

Nei licenziamenti per ragioni inerenti all’attività produttiva e all’organizzazione del lavoro, ex art. 3, l. n. 604 del 1966, se il giustificato motivo oggettivo si identifica nella generica esigenza di riduzione di personale omogeneo e fungibile, la scelta dei dipendenti da licenziare per il datore di lavoro non è totalmente libera, ma soggiace ai limiti derivanti dal divieto di atti discriminatori e dai dettami di correttezza e buona fede nel rapporto di lavoro.

I criteri obiettivi che consentono al datore di lavoro di esercitare il suo unilaterale potere selettivo coerentemente con gli interessi del lavoratore e con quello aziendale possono essere rinvenuti, pur nella diversità dei rispettivi regimi, nei criteri dettati per i licenziamenti collettivi dall’art. 5 l. n. 223 del 1991, prendendo quindi in considerazione in via analogica i criteri dei carichi di famiglia e dell’anzianità di servizio.

Cassazione civile sez. lav., 08/07/2016, n.14021



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