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Licenziamento per mansioni accorpate: è legittimo?

20 Maggio 2021 | Autore:
Licenziamento per mansioni accorpate: è legittimo?

La soppressione di unità organizzative richiede di valutare l’anzianità e i carichi di famiglia dei lavoratori coinvolti. È prevista l’indennità risarcitoria.

La tua azienda ha avviato una ristrutturazione produttiva: ha intenzione di tagliare parecchi posti di lavoro, soprattutto con modifiche organizzative che accorpano le funzioni precedentemente svolte da diverse unità. Tu sei stato individuato nel gruppo di personale ritenuto “inutile” e ti arriva la lettera di licenziamento, che parla di «giustificato motivo oggettivo». Ritieni che il provvedimento non sia corretto e vorresti agire a livello legale; così ti chiedi se il licenziamento per mansioni accorpate è legittimo. 

Innanzitutto, bisogna chiarire che in tema di licenziamenti è più corretto parlare di indennità risarcitoria, perché l’importo è stabilito dalla legge in base ad un determinato numero di mensilità di retribuzione. Inoltre, questa somma è riconosciuta in alternativa alla reintegra nel posto di lavoro e la scelta tra le due opzioni spetta al lavoratore, tranne nei casi in cui non è possibile recuperare il posto perduto. 

In prima battuta, possiamo dire che il licenziamento per mansioni accorpate è legittimo solo se avviene nel rispetto delle condizioni richieste dalla legge. Se queste regole vengono violate è prevista una indennità risarcitoria, ma per far sorgere il diritto – che deve essere accertato dal giudice del lavoro, a meno che le parti non raggiungano un accordo – occorrono determinati presupposti e condizioni, che ora esamineremo.

Licenziamento per giustificato motivo oggettivo

Il datore di lavoro può licenziare alcuni dei suoi dipendenti se si verifica una crisi economica o d’impresa o comunque se si rende necessaria un’esigenza di riorganizzazione aziendale che comporta la diminuzione del numero delle unità lavorative occupate.

In tali casi, il datore può adottare il licenziamento per giustificato motivo oggettivo, che è in gran parte discrezionale perché l’apprezzamento delle esigenze produttive ed organizzative spetta all’imprenditore. Per evitare abusi, la legge prevede una rigorosa procedura da adottare quando si tratta di licenziamenti collettivi.

Licenziamento per accorpamento mansioni

Il licenziamento per accorpamento mansioni avviene quando il datore, per attuare il riassetto organizzativo che ha programmato, intende effettuare una soppressione del posto di lavoro nel quale erano occupati alcuni suoi dipendenti: le attività che prima venivano svolte da determinate unità lavorative vengono concentrate in un minor numero di personale addetto.

La dimostrazione delle ragioni produttive e organizzative che comportano la necessità di ridurre la forza lavoro dell’impresa deve essere fornita dal datore di lavoro, che dovrà fornire una chiara motivazione e non potrà smentire sé stesso, ad esempio assumendo dopo poco tempo altro personale destinato a svolgere le mansioni che erano state accorpate.

Licenziamento collettivo: quando è illegittimo

Con il licenziamento collettivo il datore di lavoro attua i suoi progetti di riduzione del personale e deve adottare una procedura speciale se l’impresa occupa più di 15 dipendenti e il licenziamento ne coinvolge almeno 5 nell’arco di 120 giorni.

L’azienda deve preventivamente comunicare la sua scelta alle rappresentanze sindacali aziendali, esponendo i motivi che rendono necessario licenziare e indicando i criteri con cui sono stati individuati i dipendenti in esubero. Si apre così un’interlocuzione con i sindacati e un eventuale confronto successivo presso l’Ufficio provinciale del lavoro, dove si pongono in essere trattative che a volte sfociano in un accordo con il quale si evitano i licenziamenti.

L’azienda deve esporre i criteri di scelta e punteggio che ha adottato per ottenere la lista dei nominativi dei lavoratori da licenziare, in relazione ai loro profili professionali, alle mansioni concretamente svolte, all‘anzianità di servizio ed ai carichi di famiglia.

Licenziamento illegittimo: quali rimedi?

Se la procedura obbligatoria che ti abbiamo descritto non viene correttamente adottata dal datore di lavoro, il licenziamento è illegittimo e il lavoratore interessato potrà impugnare il provvedimento, entro 60 giorni, al tribunale del Lavoro per ottenere i rimedi di tutela previsti dallo Statuto dei lavoratori [1] che consistono, alternativamente:

  • nella reintegrazione del lavoratore nel posto e nell’incarico ricoperto prima del licenziamento, se il provvedimento non era stato adottato per iscritto;
  • nell’indennità sostitutiva stabilita dal giudice del lavoro tra 12 e 24 mensilità dell’ultima retribuzione percepita se sono state violate le procedure di licenziamento relative alla concertazione sindacale;
  • dell’indennità risarcitoria determinata dal giudice del lavoro nel caso di violazione dei criteri di scelta e dell’obbligo di motivazione del provvedimento di licenziamento, che così si rivela discriminatorio e arbitrario.

Licenziamento per mansioni accorpate: a quanto ammonta?

L’indennità risarcitoria spettante al lavoratore in caso di licenziamento per mansioni accorpate o per qualsiasi altra ragione di illegittima soppressione di posto è variabile in base all’ammontare della retribuzione percepita, poiché è parametrata ad un determinato numero di mensilità (leggi “Licenziamento illegittimo: quanto spetta di risarcimento?“).

Il calcolo concreto dipende dall’anzianità di servizio secondo lo schema delle “tutele crescenti” previsto dal Jobs Act [2] che per gli assunti dopo il 7 marzo 2015 è di due mensilità per ogni anno di lavoro (una sola per le piccole imprese) e non può superare le 36 mensilità dell’importo di riferimento per il calcolo del Tfr (trattamento di fine rapporto).

Una recente sentenza della Sezione Lavoro della Corte di Cassazione [3] ha ritenuto illegittimo il licenziamento per accorpamento mansioni perché i lavoratori interessati erano stati individuati «in violazione dei principi di correttezza e buona fede» in quanto i posti di lavoro da sopprimere erano stati concentrati in un unico reparto ed era stata omessa la valutazione dell’anzianità e dei carichi familiari di tutti i dipendenti della sede. Perciò, il datore è stato condannato a versare l’indennità risarcitoria, stabilita nella misura di 15 mensilità.

Leggi altre sentenze sul tema in “Licenziamento collettivo e criterio di scelta dei carichi di famiglia: Cassazione“.


note

[1] Art. 18 L. n.300/1970.

[2] Art. 3 e art. 9 D.Lgs. n. 23/2015.


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