Diritto e Fisco | Articoli

Arriva la benzina “made in China”

11 Aprile 2014
Arriva la benzina “made in China”

Un popolo che consuma poco carburante non può che venderlo all’estero: a prezzi stracciati.

Dopo le Compagnie petrolifere degli Stati Uniti, anche quelle cinesi, in prospettiva potrebbero diventare un temibile concorrente per le raffinerie europee.

Questo perché in Cina – vuoi perché la popolazione si muove poco con le auto private e ancora preferisce biciclette e mezzi pubblici, vuoi perché il reddito pro capite è ancora troppo basso – si consuma poca benzina; e, posto dall’altro lato l’eccesso di produzione, viene venduto all’estero. A prezzi stracciati.

Troveremo dunque i distributori cinesi accanto alla Esso, alla Agip e alla Q8? Molto probabile, anche se, per ora, è impossibile prevedere i tempi. Certo è che le insegne con gli ideogrammi cinesi, in corrispondenza delle pompe di benzina, è un’idea che non deve colpire più di tanto.

Difatti, per la prima volta da gennaio 2010 – e soltanto per la terza volta in dieci anni – Pechino ha esportato più carburanti di quanti non ne abbia importati. Non si tratta ancora di grandi numeri, ma la tendenza secondo molti analisti è destinata a continuare, considerato l’eccesso di capacità di raffinazione che si profila nel Paese asiatico, dove si continuano a costruire impianti, a fronte di una domanda interna che per ora resta asfittica.

Dopo anni di crescita a due cifre percentuali, i consumi petroliferi del gigante asiatico nel 2013 sono aumentati di appena l’1,6%, ossia di 150mila bg: il tasso più basso da almeno 22 anni. Non ci sono indicazioni di un miglioramento, su questo fronte.

È molto probabile, quindi, che sia proprio questo il motivo per cui i carburanti “made in China” hanno cominciato a riversarsi sui mercati internazionali.


note

Autore immagine: 123rf.com


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube