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Lo sai che? Diritto d’autore e lotta alla pirateria: calano i diritti sulla copia privata grazie all’UE

Lo sai che? Pubblicato il 11 aprile 2014

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> Lo sai che? Pubblicato il 11 aprile 2014

L’equo compenso non può pregiudicare i consumatori e va calcolato senza tener conto degli effetti della pirateria e delle copie illegali: la Corte dell’Unione Europea ribadisce il principio secondo cui gli utenti non devono essere pregiudicati.

Ennesimo scossone alla lotta alla pirateria informatica: con una sentenza pubblicata ieri, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea [1] ha bacchettato i sistemi nazionali volti a tutelare il diritto d’autore “ad oltranza”, a scapito cioè delle tasche degli utenti [1].

In sostanza, la Corte di Lussemburgo ha precisato che l’equo compenso riscosso sulle copie private (ossia quel balzello “nascosto” nel prezzo, che ognuno di noi paga al rivenditore quando acquista una memoria esterna vergine come un hard disk, un dvd, un cd, una sim fotografica, un Ipod, ma anche uno smartphone e un tablet) non può essere maggiorato per tenere conto delle riproduzioni illegali.

Il che, in buona sostanza, significa che le società collettive di raccolta dei diritti d’autore non possono addebitare sui consumatori quello che perdono per colpa dei pirati.

Nel mirino della Corte Ue finisce, infatti, l’aumento indiscriminato del sovrapprezzo dovuto all’equo compenso: importo che, in Italia, va a finire alla SIAE e che, secondo la Corte, non garantisce l’equilibrio tra diritti contrastanti. L’equo compenso, già di suo, fa lievitare i prezzi che gli utenti pagano quando acquistano apparecchiature e supporti di riproduzione che consentono la realizzazione di copie private. E proprio per ciò, secondo i giudici comunitari, non è ammissibile una ulteriore penalizzazione generalizzata a discapito delle tasche dei cittadini.

Non è la prima volta che la Corte bacchetta gli Stati membri, ricordando loro che la lotta alla pirateria – che certamente deve essere perseguita – non può portarsi avanti ad ogni costo e con ogni mezzo, senza tenere conto del giusto equilibrio tra i diritti e gli interessi degli autori, beneficiari dell’equo compenso, e quelli dei consumatori.

La sentenza avrà conseguenze sul fronte dei costi degli strumenti digitali dagli smartphone ai tablet, che ora potrebbero diminuire per effetto di un calo dei costi della copia privata. Non saranno grosse cifre, certo, ma – come si suol dire – “è il principio che conta”…

note

[1] C. Giust. UE sent. C-435.

Autore immagine: 123rf.com


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