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Vessazioni sul lavoro: che fare?

2 Settembre 2021
Vessazioni sul lavoro: che fare?

Come comportarsi quando si è vittima di angherie da parte del capo e dei colleghi: dalla denuncia ai centri anti-mobbing.

Sei un medico specializzato in cardiologia presso uno degli ospedali più importanti della tua città. Da qualche mese, però, i rapporti con il superiore sono peggiorati al punto che sei costretto a fare dei turni di lavoro massacranti. Dopo che hai espresso le tue lamentele, ti hanno trasferito in un ambulatorio per effettuare esami clinici di routine a pazienti esterni senza l’ausilio del personale infermieristico. In questo articolo parleremo di vessazione sul lavoro. Che fare? Cosa prevede la legge?

Devi sapere che in alcuni ambienti professionali si cerca di ostacolare in qualsiasi modo la carriera di un lavoratore particolarmente dotato. I motivi di una simile condotta sono diversi: gelosia, antipatia, ecc. Tali persecuzioni, a lungo andare, possono degenerare e provocare seri danni alla salute fisica e mentale. Pertanto, è indispensabile segnalare i fatti alle autorità territorialmente competenti e chiedere aiuto ai centri specializzati. Ma procediamo con ordine e cerchiamo di approfondire la questione.

Cosa si intende per vessazioni sul lavoro?

L’ambiente di lavoro, a volte, può trasformarsi in un vero e proprio inferno. Accade spesso, infatti, che un singolo lavoratore venga preso di mira al punto da distruggerlo psicologicamente ed indurlo a rassegnare le dimissioni. Tale comportamento prende il nome di mobbing, una parola inglese utilizzata per indicare le vessazioni messe in atto dai colleghi e dal datore di lavoro nei confronti di un dipendente. Ti faccio un esempio.

Marco è un operario in una grande fabbrica. Lavora duro e sicuramente farà strada. Per tale motivo, i suoi colleghi cercano di sminuirlo e denigrarlo ogni giorno agli occhi del dirigente. Dopo un po’ di tempo, Marco inizia a soffrire di attacchi di panico e decide di lasciare il posto di lavoro per cercare un ambiente più sereno.

Come puoi notare nell’esempio che ti ho riportato, le condotte dei colleghi provocano le dimissioni di Marco. Ebbene, si tratta di un classico caso di mobbing, ossia una persecuzione continua messa in atto per emarginare il lavoratore ed impedirgli di far carriera all’interno dell’azienda.

Simili atteggiamenti provocano danni fisici e psichici a volte irreversibili. Pensa, ad esempio, al lavoratore che decida di non uscire più di casa perché da quando è vessato dai colleghi soffre di depressione. Le patologie, quindi, possono essere gravi ed invalidanti al punto che se non si interviene in tempo, il soggetto mobbizzato potrebbe anche decidere di togliersi la vita oppure sviluppare pensieri omicidi verso i suoi persecutori.

Vessazioni sul lavoro: quali sono?

È facile intuire che le vessazioni sul lavoro sono finalizzate ad attuare una sorta di terrorismo psicologico nei confronti del lavoratore e possono essere perpetrate:

  • dal datore di lavoro o comunque dal superiore gerarchico: nello specifico, si parla di mobbing verticale;
  • dai colleghi di pari grado: in tal caso, si parla di mobbing orizzontale.

In concreto, le vessazioni possono consistere in offese, attacchi verbali, prese in giro, controlli ossessivi, procedimenti disciplinari infondati, dinieghi di ferie o permessi, demansionamento, ecc.

Quando le vessazioni sul lavoro costituiscono mobbing?

Partiamo da un esempio.

Giovanna lavora come insegnante presso un istituto scolastico. Nonostante sia un’ottima professoressa, stimata da genitori e colleghi, la direttrice non la vede di buon occhio. Anzi, nutre una forte antipatia nei suoi confronti, al punto da negarle i permessi e la partecipazione ai corsi di formazione. Per giunta, la direttrice non fa altro che metterla in cattiva luce dinanzi agli studenti. Affranta dalla situazione, Giovanna inizia a soffrire di depressione ed ogni volta che deve recarsi a scuola le viene la tachicardia.

Come vedi, le vessazioni perpetrate nei confronti di Giovanna rientrano a tutti gli effetti nel fenomeno del mobbing in quanto:

  • la condotta persecutoria è reiterata, cioè ripetuta nel tempo;
  • c’è un danno all’integrità psicofisica della vittima: nell’esempio riportato, infatti, Giovanna si ammala di depressione e inizia a soffrire di tachicardia;
  • il danno patito è l’effetto diretto delle persecuzioni.

Inoltre, è necessario che il mobber, ossia colui che mette in atto le vessazioni, abbia la consapevolezza dell’intento persecutorio e, quindi, di danneggiare la sua vittima.

Vessazioni sul lavoro: che fare?

A questo punto, vediamo come comportarsi quando si subiscono vessazioni sul luogo di lavoro.

La prima cosa da evitare è quella di restare in silenzio. Quindi, se ricorrono tutti i presupposti visti poc’anzi, bisogna recarsi subito da un avvocato esperto per agire:

  • in sede penale: se i comportamenti denigratori costituiscono un reato, ad esempio perché hai subito minacce da parte dei colleghi, allora puoi presentare una denuncia-querela alle autorità territorialmente competenti (polizia, carabinieri o Procura della Repubblica). In un eventuale processo, potrai costituirti parte civile per chiedere un risarcimento del danno;
  • in sede civile: in tal caso, occorre depositare un ricorso alla sezione lavoro del tribunale.

In entrambe le ipotesi, per ottenere la condanna del colpevole ed un eventuale risarcimento è importante produrre le prove delle vessazioni, come ad esempio testimonianze, certificati medici, email, lettere, sms e così via.

Quindi, è indispensabile che la vittima dimostri gli atti compiuti dai superiori gerarchici o dai colleghi che, una volta esaminati, possano essere qualificati come mobbing.

Inoltre, è possibile chiedere aiuto a uno dei tanti sportelli anti-mobbing presenti su tutto il territorio nazionale. Si tratta di centri dotati di figure professionali esperte, come l’avvocato o lo psicologo, che possono sostenere la vittima e consigliarle come agire per tutelare i suoi diritti.



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2 Commenti

  1. Il mio collega di lavoro è diventato molto insistente e assillante. MI contatta per fare apprezzamenti e per commentare situazioni che esulano dal rapporto di lavoro. La situazione mi sta facendo star male e mi distrae notevolmente, perché ogni volta che parlo con cui cerco di cambiare discorso e portare le argomentazioni sul fronte lavorativo. Devo dire che questo mi turba molto. Per la serenità sul posto di lavoro, finora ho evitato di sollevare la questione cercando di gestire in autonomia la situazione

  2. Il mio capo mi umilia, mi fa sentire una nullità, ha un atteggiamento scontroso e perennemente insoddisfatto. Ha la sua veneranda età e dovrebbe andare presto in pensione passando le consegne al figlio e lui è davvero un ottimo leader, però qui c’è ancora tanto da sopportare…

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