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Annullamento dimissioni

23 Maggio 2021
Annullamento dimissioni

Come revocare le dimissioni una volta formalizzate e inviate sulla piattaforma telematica: le regole per i dipendenti. 

Le dimissioni, anche se già formalizzate con la comunicazione telematica, possono essere sempre revocate o annullate entro determinati termini e condizioni. L’annullamento delle dimissioni è quindi un diritto che spetta ad ogni dipendente.

In alcuni casi, l’annullamento delle dimissioni è collegato a un vizio della volontà del dipendente come, ad esempio, la minaccia, l’errore o l’incapacità di intendere e volere; in altri casi, invece, è possibile a prescindere dalle motivazioni, purché sia esercitato entro un prefissato limite di tempo. 

Dell’annullamento delle dimissioni ci occuperemo più dettagliatamente in questo articolo. Spiegheremo cioè quando il dipendente può fare marcia indietro e tornare a lavorare. Ma procediamo con ordine.

Come revocare le dimissioni

Una volta formalizzate le dimissioni con la modalità telematica, il dipendente può revocarle purché lo faccia entro i 7 giorni successivi. In tal caso, deve accedere di nuovo all’interno dell’area riservata della piattaforma telematica, rivolgendosi eventualmente al medesimo soggetto che aveva curato l’iniziale pratica di dimissioni: il patronato, il consulente del lavoro, l’organizzazione sindacale, l’Ispettorato territoriale del lavoro, gli enti bilaterali e le commissioni di certificazione.

All’interno dell’area riservata del portale Clic Lavoro, dalla stessa sezione Dimissioni volontarie, accanto al tasto “nuovo”, attraverso il quale si accede ad una nuova procedura di dimissioni, appare il tasto “revoca”. Premendo su di esso è possibile revocare il recesso dal rapporto di lavoro.

Non è necessario revocare le dimissioni, benché già comunicate, nei seguenti casi:

  • se, dopo l’invio della comunicazione di dimissioni, il lavoratore si ammala durante il periodo di preavviso e, dunque, questo resta sospeso. Spetta al datore di lavoro indicare l’effettiva data di cessazione del rapporto nel momento di invio della comunicazione al ministero del Lavoro. L’eventuale discordanza tra la data di cessazione comunicata dal lavoratore e quella indicata dal datore di lavoro è comprovata dallo stato di malattia del primo;
  • se il lavoratore e il datore di lavoro si accordano per modificare il periodo di preavviso, spostando quindi la data di decorrenza indicata nel modello telematico. Spetta al datore di lavoro indicare l’effettiva data di cessazione nel momento di invio della comunicazione di cessazione del rapporto di lavoro;
  • in caso di invio di dimissioni telematiche errate perché non rientranti nel campo di applicazione della nuova disciplina.

Annullamento delle dimissioni per minaccia

Il dipendente può annullare le dimissioni se la sua volontà è stata viziata e quindi non era spontanea o consapevole. Il primo di questi casi è quando, su di lui, il datore abbia esercitato un’indebita pressione psicologica, una violenza morale. Le modalità possono essere le più varie, anche non esplicite. L’importante è che ci sia stata una coazione psicologica. Si pensi alle dimissioni per minaccia di licenziamento [1] o di denuncia penale [2]. Non sono invece tali le dimissioni conseguenti alla minaccia di sanzioni disciplinari, quando la minaccia stessa non abbia il fine di determinare il recesso del lavoratore [3].

Annullamento dimissioni per errore

Un secondo caso in cui la volontà del dipendente dimissionario è viziata e può pertanto essere annullata è quando questi sia caduto in un errore scusabile e riconoscibile da parte del datore di lavoro. 

L’errore deve riguardare l’esistenza, il contenuto e la portata di una norma giuridica o il modo in cui la stessa deve essere interpretata o applicata. 

Un esempio di errore si verifica nel caso di dimissioni di un lavoratore che ritenga erroneamente di avere in corso un rapporto a tempo determinato quando in realtà il contratto è a tempo indeterminato per via della nullità del termine ad esso apposto.

Annullamento dimissioni per incapacità

Tipico vizio del consenso è quello derivante da un’incapacità di intendere e volere. Si pensi al dipendente che rassegna le dimissioni in un momento di infermità mentale, o per uno stato di ubriachezza. 

L’incapacità di intendere e volere consiste nella transitoria impossibilità di rendersi conto del contenuto e degli effetti dell’atto giuridico che si compie.

Si deve essere in presenza di uno stato di privazione delle facoltà intellettive e volitive, anche parziale, ma tale da impedire od ostacolare la formazione di una volontà cosciente.

Come annullare le dimissioni

Fatta salva la revoca delle dimissioni che, come abbiamo visto sopra, può essere curata direttamente dal dipendente (anche per il tramite dell’intermediario abilitato) accedendo nuovamente alla piattaforma telematica nei sette giorni successivi, l’annullamento delle dimissioni richiede invece una causa in tribunale. Salvo un eventuale accordo con il datore di lavoro, deve essere infatti il giudice ad accertare il vizio della volontà e, quindi, l’invalidità delle dimissioni. 

La pronuncia del tribunale di annullamento delle dimissioni comporta il ripristino del rapporto di lavoro e l’eventuale risarcimento dei danni.

Le retribuzioni spettano dalla data della sentenza che dichiara l’illegittimità delle dimissioni.


note

[1] Cass. 8 giugno 2017 n. 14321.

[2] Cass. 28 dicembre 1999 n. 14621.

[3] Cass. 4 maggio 1979 n. 2567.

Autore immagine: depositphotos.com


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