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Autovelox: normativa

23 Maggio 2021
Autovelox: normativa

Tutte le regole sull’autovelox e come fare ricorso al giudice.

La normativa sull’autovelox è piuttosto risicata e lacunosa. Molte delle norme sono state integrate dalle sentenze della giurisprudenza. In particolare, la Cassazione, a fronte di numerosi ricorsi da parte degli automobilisti, ha avuto modo di precisare tutte le regole sull’uso dell’autovelox che la Pubblica Amministrazione deve rispettare affinché la multa stradale sia valida e il verbale non impugnabile. 

Qui di seguito daremo conto delle più importanti questioni collegate alla normativa sull’autovelox: dalla distanza tra il cartello e la postazione di controllo all’uso della segnaletica adeguata, dall’obbligo di taratura dell’apparecchio alla possibilità di contestazione differita, dal decreto prefettizio che consente la rilevazione della velocità in modalità automatica (senza cioè la presenza degli agenti di polizia) ai più frequenti motivi di ricorso contro l’autovelox. Ma procediamo con ordine.

Autovelox: dove?

L’autovelox può essere ormai posizionato su qualsiasi strada: dalle strade urbane ai centri abitati, dalle strade statali a quelle provinciali e, per finire, sulle autostrade (anche se, in queste ultime, è ormai più frequente l’uso del tutor).

L’uso dell’autovelox è però subordinato ad alcune condizioni.

Nei centri abitati, sulle strade urbane a scorrimento, sulle strade extraurbane secondarie è possibile l’uso dell’autovelox in modalità automatica, senza cioè la presenza della polizia – con contestazione quindi differita e invio della multa direttamente a casa del proprietario del veicolo – solo se il tratto di strada su cui è posizionato l’apparecchio è stato individuato da un apposito decreto del Prefetto. Tale decreto deve essere menzionato nel verbale (vanno riportati gli estremi di riferimento). Secondo però la giurisprudenza non basta, ai fini della validità della multa, la semplice indicazione del decreto prefettizio: la polizia deve anche spiegare le ragioni concrete che hanno reso impossibile la contestazione immediata della multa. Quest’ultima infatti resta pur sempre la regola, in quanto consente al trasgressore di esercitare subito il diritto di difesa, senza dover poi ricorrere al giudice. Il verbale dovrà pertanto specificare che la carreggiata era troppo stretta, che non esistevano piazzole di sosta, e così via.

Sulle strade extraurbane principali e sulle autostrade invece l’uso dell’autovelox in modalità automatica può avvenire anche senza l’autorizzazione del Prefetto.

Autovelox: quando?

L’autovelox può funzionare in qualsiasi momento della giornata, anche di notte, senza la necessità di segnalatori luminosi. L’autovelox funziona sette giorni su sette, anche durante le feste. Il fatto però che vi sia il cartello che indica il controllo elettronico della velocità non significa che sia necessariamente attivo il successivo autovelox. Né sussiste alcun obbligo per la polizia di indicare, con un ulteriore avviso, se l’autovelox è attivo o è spento. È sufficiente la segnaletica con la scritta «Controllo elettronico della velocità».

L’autovelox può operare in entrambi i sensi di marcia. Ma solo se c’è l’autorizzazione del Prefetto che andrà indicata nel verbale e solo se i cartelli che segnalano l’autovelox sono posizionati su entrambi i lati della carreggiata.

Autovelox: segnaletica di preavviso?

L’autovelox può essere collocato solo sulle strade ove sia presente un’apposita segnaletica di avviso agli automobilisti della possibilità di controllo elettronico della velocità. Tale segnaletica va posta anche in presenza di autovelox mobili (Scout Speed), quelli cioè posizionati all’interno dell’auto della polizia in movimento.

In presenza di tutor, invece, il segnale – comunque obbligatorio – deve indicare che il controllo avviene sulla velocità media.

L’autovelox non può essere posizionato a più di 4 km dal cartello di avviso. Quanto invece alla distanza minima, questa non è menzionata dalla legge. Secondo la Cassazione, ci deve essere un’adeguata distanza, tale cioè da consentire all’automobilista di decelerare dolcemente, senza che un’improvvisa frenata possa costituire un ulteriore pericolo per la circolazione.

Il cartello con il preavviso dell’autovelox deve essere visibile: questo significa che non deve essere oscurato da altri segnali o dalla vegetazione oppure rovinato dalle scritte degli spray. 

Anche nel caso degli autovelox mobili, quelli cioè posizionati sul treppiedi e, di volta in volta, predisposti all’occorrenza dalla polizia, è necessaria la presenza di un cartello di avviso posto a non più di 4 chilometri e con adeguato anticipo rispetto alla postazione.

Tuttavia, una direttiva ministeriale spiega che, se nel tratto di strada gli accertamenti della velocità avvengono saltuariamente, dopo il cartello fisso gli agenti devono posizionare un ulteriore cartello mobile, ai margini della strada (anche con la semplice icona della polizia), in modo da avvisare gli automobilisti della presenza della postazione di controllo. La direttiva Minniti del 2017 ha, infatti, stabilito che la presenza di cartelli fissi, in tratti di strada ove solitamente non ci sono controlli, è ormai percepita dagli automobilisti non più come un avvertimento, ma con indifferenza, come una “costante”, una sorta di residuato.

Quanto alle dimensioni della segnaletica, queste non sono indicate dalla legge. L’importante è che il cartello sia visibile. Visibilità che va rapportata alle dimensioni della strada e alla velocità percorribile. Si ritengono pertanto applicabili le regole generali sulla cartellonistica che stabiliscono tre tipi di dimensioni di cartelli:

  • cartelli grandi: 135 cm x 200 cm (di norma sulle autostrade, sulle strade extraurbane a due o più corsie o su quelle urbane a tre o più corsie);
  • cartelli normali: 90 cm x 135 cm (su tutte le altre strade);
  • cartelli piccoli: 40 cm x 60 cm (solo in casi eccezionali, quando il cartello normale non può essere apposto per le dimensioni e la struttura della strada).

Più autovelox sulla stessa strada

Nell’ipotesi in cui, nell’arco della stessa azione trasgressiva, si incappi in più autovelox (si pensi a due o più controlli posti dallo stesso Comune a distanza ravvicinata o da Comuni confinanti), il conducente può, al momento di pagare la multa, chiedere che gli sia applicata una sola sanzione, la più grave, aumentata del triplo. È il cosiddetto cumulo giuridico. 

Chi invece prende più multe con lo stesso autovelox in giorni diversi o in situazioni diverse – ad esempio, intervallati da un discreto arco temporale – deve pagarle tutte. 

Taratura e omologazione

L’autovelox deve essere munito di certificato di omologazione: un controllo che va fatto una sola volta all’atto del suo primo utilizzo.

Successivamente, l’apparecchio va tarato almeno una volta all’anno, presso appositi centri specializzati. L’autovelox usato in autostrada deve essere tarato in autodromi alla velocità di 240 km/h.

L’autovelox privo di certificato di taratura e omologazione non può essere usato e le multe sono illegittime. È diritto del trasgressore chiedere in qualsiasi momento l’esibizione di tale certificato. La multa deve indicare la data dell’ultima taratura.

Autovelox: ricorso

Per fare ricorso contro il verbale ci sono due strade:

  • entro 30 giorni al giudice di Pace;
  • entro 60 giorni al Prefetto.

In entrambi i casi, non è necessario l’avvocato. 

Se il ricorso al giudice di Pace richiede il pagamento del contributo unificato e la conoscenza della procedura civile, il ricorso al Prefetto è gratuito ed informale (si riduce all’invio di un semplice atto di ricorso, che può essere indirizzato diversamente al Prefetto oppure ad esso per il tramite dell’organo accertatore).

Il ricorso al giudice di Pace va riservato ai casi più controversi, essendo il giudice un organo terzo e imparziale, capace di interpretare il diritto. Il ricorso al Prefetto sarà invece da preferire per tutti i vizi conclamati che non richiedono interpretazione (ad esempio, l’invio della multa oltre 90 giorni dalla contestazione).

Il giudice di Pace che rigetta il ricorso condanna al pagamento dello stesso importo del verbale. Il Prefetto invece emette ordinanza ingiunzione pari al doppio della multa, ma contro di essa è possibile fare ricorso al giudice di Pace nei 30 giorni successivi. 

Nel caso in cui il Prefetto non risponda entro 210 giorni (se il ricorso è stato spedito direttamente al Prefetto) o entro 180 giorni (se il ricorso è stato spedito invece all’organo accertatore), il ricorso si considera automaticamente accolto e la multa è annullata. 



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