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Tfr non pagato: cosa fare?

2 Settembre 2021
Tfr non pagato: cosa fare?

Quando il rapporto di lavoro cessa il datore di lavoro deve pagare la liquidazione al dipendente.

Ti sei dimesso dal posto di lavoro da oltre due mesi e non hai ancora ricevuto il trattamento di fine rapporto. Il datore di lavoro ti ha inviato l’ultima busta paga con le competenze finali ma della liquidazione non c’era traccia. Vuoi sapere in caso di Tfr non pagato, cosa devi fare per ottenere la somma di denaro che ti spetta.

Quando il rapporto di lavoro cessa il lavoratore ha diritto a ricevere la liquidazione, nei tempi previsti dal contratto collettivo. Non sempre, tuttavia, il datore di lavoro rispetta questo obbligo. Quando il Tfr non è pagato, cosa può fare il dipendente?

Il mancato pagamento della liquidazione rappresenta un inadempimento di un obbligo previsto direttamente dalla legge. In questi casi, occorre adottare un approccio pragmatico per cercare di ottenere la somma spettante il prima possibile e, auspicabilmente, evitando contenziosi. Vediamo com’è consigliabile muoversi.

Tfr: cos’è?

Il trattamento di fine rapporto, comunemente definito con l’acronimo Tfr, è una retribuzione differita che non viene erogata al dipendente insieme allo stipendio mensile ma viene accantonata anno per anno e versata solo in caso di cessazione del rapporto di lavoro.

Il Tfr ha un’importante funzione sociale poiché consente al dipendente che perde il lavoro di poter contare su una somma di denaro a disposizione.

Tfr: a chi spetta?

La legge [1] prevede che il Tfr spetta a tutti i lavoratori assunti con contratto di lavoro subordinato [2]. Ne consegue che hanno diritto alla liquidazione coloro che sono stati assunti con:

  • contratto di lavoro a tempo indeterminato;
  • contratto di lavoro a tempo determinato;
  • contratto di lavoro part-time o full-time;
  • contratto di lavoro intermittente;
  • somministrazione di lavoro.

Il trattamento di fine rapporto non spetta, invece, a coloro che sono assunti con contratti diversi dal lavoro dipendente, tra cui:

  • lavoratori autonomi con partita Iva;
  • collaboratori coordinati e continuativi;
  • agenti e procacciatori di affari;
  • lavoratori a progetto.

Tfr: a quanto ammonta?

Il datore di lavoro deve accantonare, a titolo di Tfr, una quota annua pari alla retribuzione erogata al dipendente diviso 13,5. Nel calcolo del trattamento di fine rapporto devono essere incluse tutte le somme di denaro erogate al lavoratore, a titolo non occasionale, ad eccezione dei rimborsi spese.

I contratti collettivi di lavoro, tuttavia, possono prevedere che alcune voci retributive siano escluse dal calcolo del Tfr. Ad esempio, il Ccnl potrebbe prevedere che sui premi di produzione erogati ai lavoratori non vada calcolato l’accantonamento Tfr. La somma delle quote annualmente accantonate, rivalutate con i criteri previsti dalla legge, viene liquidata al lavoratore in caso di cessazione del rapporto di lavoro.

Tfr: quando deve essere pagato?

Il datore di lavoro deve erogare al dipendente il monte Tfr accantonato in ogni ipotesi di cessazione del rapporto di lavoro (dimissioni, licenziamento, risoluzione consensuale, morte del lavoratore).

La data in cui il credito diviene esigibile coincide, quindi, con la data di fine rapporto. In ogni caso, occorre verificare se il Ccnl prevede un termine entro il quale il datore di lavoro può liquidare il Tfr. Spesso, infatti, i Ccnl prevedono che la liquidazione debba essere pagata entro 30 o 60 giorni dalla fine del rapporto di lavoro al fine di consentire al datore di lavoro di effettuare il conteggio del monte Tfr spettante e calcolare correttamente l’imposta Irpef che dovrà essere detratta dalla liquidazione lorda.

Tfr non pagato: cosa fare?

Solitamente, quando il rapporto di lavoro cessa, il datore di lavoro provvede ad erogare al dipendente le cosiddette spettanze di fine rapporto in un’unica busta paga. Tra le competenze finali troviamo:

  • retribuzione del mese di fine rapporto;
  • ratei di tredicesima e/o quattordicesima;
  • indennità sostitutiva delle ferie e dei permessi non goduti;
  • eventuale indennità sostitutiva del preavviso;
  • trattamento di fine rapporto.

A volte, però, il datore di lavoro liquida le spettanze finali ma omette di pagare il Tfr. Che fare in questi casi?

Innanzitutto, il lavoratore dovrà segnalare il problema all’ufficio risorse umane. Se la situazione non si sblocca, occorre inviare una formale intimazione di pagamento all’azienda (di pugno o per il tramite di un legale) con cui si chiede l’immediato pagamento del Tfr avvertendo che, in mancanza, si agirà per le vie legali. Se il datore di lavoro non paga la liquidazione nemmeno dopo aver ricevuto l’intimazione occorre mettere la pratica in mano ad un avvocato che procederà al recupero coattivo del credito.


note

[1] Art. 2120 cod. civ.

[2] Art. 2094 cod. civ.


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