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La società scompare senza pagare i creditori? Ne risponde anche l’ex amministratore

13 Aprile 2014
La società scompare senza pagare i creditori? Ne risponde anche l’ex amministratore

Recupero crediti: anche se la società è una S.r.l, una S.p.a, o comunque una società di capitali, i terzi creditori rimasti insoddisfatti o frodati possono agire contro l’ex legale rappresentante esercitando l’azione di responsabilità, al pari dei soci.

Ecco una sentenza davvero interessante, per la quale ci saremmo attesi una maggiore attenzione dai media e che, invece, ai più è passata inosservata. Una sentenza che pone un parziale rimedio a tutte quelle situazioni in cui le società (anche se di capitali) scompaiono, falliscono, si rendono comunque insolventi senza pagare i creditori.

Si è sempre (giustamente) insegnato che, quando la società è una S.r.l. o una S.p.A., e quest’ultima non ha nulla “in cassa”, non c’è modo, per i creditori, di aggredire i soci se la prima non paga. Insomma, in questi casi, si rimane sempre con un pugno di mosche in mano.

Non è, però, sempre così. Secondo una sentenza della Cassazione dello scorso 10 aprile [1], quanti vantano crediti verso una società – ribadiamo: anche se quest’ultima è “di capitali” (S.r.l., S.p.A., S.a.p.a.) e non solo “di persone” (S.a.s., S.n.c., S.s.) – possono agire contro l’amministratore per ottenere il risarcimento del danno [2]. E ciò anche se la società predetta è fallita o non ha niente più in cassa.

Quello che ha chiarito la Suprema Corte è che anche i terzi (creditori) possono promuovere la comune azione di responsabilità contro l’amministratore di una società [2], azione che, normalmente viene esercitata dai soci in caso di cattiva gestione.  I “terzi” che possono agire contro l’ex rappresentante legale della compagine sono, dunque, anche i creditori: per esempio, un’altra società cui non siano state pagate le forniture, un gruppo di consumatori rimasti frodati dalla società, un ex lavoratore che non ha percepito gli stipendi o il T.f.r., ecc.

Quando è possibile agire?

Non è, però, sempre possibile agire contro l’amministratore. La condizione per ottenere il risarcimento del danno dall’amministratore della società insolvente è che i danni subìti dal/dai creditore/i siano immediata e diretta conseguenza di atti dolosi o colposi compiuti da quest’ultimo e non il semplice riflesso della mancanza di denaro della società stessa. Insomma: il danno deve dipendere proprio dall’azione fraudolenta dell’amministratore e non dall’incapienza del patrimonio sociale.

In buona sostanza non basta semplicemente che il patrimonio sociale sia insufficiente, ma che tale “svuotamento” sia stato dovuto a comportamenti colposi o dolosi dell’ex legale rappresentante. Facciamo un esempio: è il caso dell’amministratore che abbia svuotato le casse della società, svendendo i beni o cedendoli senza corrispettivo ai soci o ad altri soggetti: atti, insomma, che rivelano l’esplicita intenzione di lasciare i creditori senza garanzie e senza beni da aggredire.

C’è peraltro da dire che l’azione di risarcimento del danno è cosa parzialmente diversa (e, talvolta, anche più ampia) rispetto alla semplice azione volta a ottenere la restituzione delle somme corrisposte.

È opportuno, dunque, per quanti rimangono senza la possibilità di recuperare un credito, far visionare le carte al proprio avvocato affinché valuti – quando ogni altra strada non sia percorribile – la possibilità di agire contro l’amministratore della società svuotata fraudolentemente.


note

[1] Cass. sent. n. 8458/14 del 10.04.2014.

[2] Art. 2395 cod. civ.

Autore immagine: 123rf.com


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