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VPN: è legale?

4 Settembre 2021 | Autore:
VPN: è legale?

Rete privata virtuale: cos’è, a cosa serve e come funziona? Cos’è la navigazione in incognito? La polizia postale può intercettare una connessione anonima?

La connessione a Internet è diventata un bene di primaria importanza, tanto che la politica ha più volte pensato di renderla gratuita e accessibile a chiunque. Con l’aumento dell’impiego del web si sono però incrementati anche i reati commessi in Rete: truffe, accessi abusivi ad account protetti, furti d’identità, sottrazioni illecite di dati personali, ecc. Senza esagerare, possiamo affermare che navigare in Internet è un po’ come muoversi in un mare infestato da pirati: bisogna prestare molta attenzione per non cadere in trappole che consentono a malintenzionati di entrare nel computer e “banchettare” con i propri dati riservati.

Un buon metodo per viaggiare in sicurezza nel web è quello di affidarsi a servizi di Rete che garantiscano la riservatezza del traffico. Si tratta delle ormai celebri VPN, cioè delle reti private virtuali che consentono di navigare in totale anonimato. In alcuni Paesi, però, questi sistemi sono illegali. E in Italia? La VPN è legale?

Per rispondere a questa domanda occorre necessariamente fornire una breve ma efficace definizione di VPN di cui possano avvantaggiarsi anche coloro che non hanno molta dimestichezza con le cose del web.

Sin d’ora, è possibile dire che le VPN consentono di navigare in Internet in modo del tutto anonimo, così che hacker e malintenzionati vari non penetrino nella rete privata dell’utente per intenti illeciti. Il punto è che questa modalità di navigazione potrebbe sfuggire anche ai controlli governativi. Di qui il problema di comprendere se la VPN è legale o meno. Se l’argomento ti interessa, prosegui nella lettura: troverai le risposte che cerchi.

VPN: cos’è?

VPN è un acronimo che sta per “Virtual Private Network”, cioè rete privata virtuale.

La VPN è uno strumento che consente di ottenere due importanti risultati:

  • rendere invisibili le proprie attività in Rete a persone non autorizzate (ad esempio, ai criminali informatici);
  • mascherare l’indirizzo IP da cui si accede a Internet.

Una VPN è dunque un particolare servizio di rete che può essere utilizzato per criptare il traffico Internet e, di conseguenza, proteggere la riservatezza e la propria identità online.

VPN e navigazione in incognito: differenze

La VPN va tenuta ben distinta dalla classica modalità di navigazione in incognito che tutti i browser garantiscono. La differenza è netta:

  • la navigazione in incognito consente solamente di impedire al browser di salvare dati riguardanti la cronologia di navigazione, i Cookie, i dati dei siti e le Informazioni inserite nei moduli (credenziali di accesso ad account privati, ecc.);
  • la VPN, al contrario, impedisce a soggetti terzi di risalire ai siti visitati e, più in generale, all’attività svolta in Rete.

Insomma: mentre la navigazione in incognito si limita a impedire al browser di salvare alcuni dati, la VPS consente una navigazione in totale anonimato, cosicché nessuno possa “spiare” le proprie attività.

VPN: a cosa serve?

Come anticipato, una rete privata virtuale (VPN) consente di navigare in Rete in assoluto anonimato. Grazie alla VPN, infatti, nessuno potrà risalire al proprio indirizzo Ip, rendendo la navigazione sicura da indebite intromissioni.

L’indirizzo Ip è il numero di protocollo che identifica univocamente un dispositivo collegato a una rete informatica.

Volendo fare un paragone, navigare con una VPN è come viaggiare in autostrada a bordo di un’auto coi vetri oscurati e priva di targa. Tale risultato viene ottenuto creando, tra i computer coinvolti, una rete privata accessibile soltanto a utenti autorizzati. Tale rete è virtuale, cioè creata sfruttando Internet e non un insieme di cavi o altri sistemi fisici (cosa che, invece, succede con le classiche reti casalinghe, ad esempio con le reti LAN).

La VPN consente anche di poter esplorare e scambiare dati su Internet in maniera sicura e senza restrizioni.

VPN: è legale?

È legale utilizzare una VPN per la propria navigazione Internet? In Italia, assolutamente sì. Non lo è, invece, dappertutto: nei Paesi in cui esistono governi particolarmente autoritari e la libertà di espressione non è tutelata come in Occidente (si pensi alla Cina, alla Russia o all’Iran), le VPN sono proibite e, pertanto, il loro utilizzo costituisce un illecito. Ciò accade perché, come detto sinora, le reti private virtuali sfuggono alle censure e ai controlli governativi; pertanto, il loro impiego non è tollerato.

Al contrario, in Italia, la VPN è perfettamente legale, a meno che essa non venga utilizzata per perseguire scopi illeciti. Prosegui leggendo il prossimo paragrafo.

VPN: quando è reato?

Il semplice impiego di una VPN è assolutamente legale e, pertanto, non costituisce alcun illecito. Al contrario, può costituire reato l’uso che si fa della rete privata virtuale.

Ad esempio, la VPN potrebbe essere utilizzata dagli hacker per navigare sicuri in Rete e sfuggire, così, ai controlli della polizia postale. Ancora, la VPN potrebbe essere impiegata per visitare siti che ospitano contenuti illegali, come ad esempio quelli pedopornografici.

In casi del genere, la VPN di per sé rimane legale, mentre non lo è ciò che si intende fare avvalendosi di tale strumento.

VPN: la polizia può intercettare?

Veniamo infine a un aspetto molto importante che si ricollega a quanto detto nell’ultimo paragrafo: la polizia può intercettare chi naviga con una VPN?

Com’è noto, la polizia postale è munita di strumenti informatici che le consentono di risalire agli indirizzi Ip (e, pertanto, agli utenti, o meglio alle loro postazioni), i quali si collegano a determinati siti o che compiono altre azioni illegali, come ad esempio pubblicare commenti o immagini diffamatorie sui social network.

La polizia può risalire a un utente che utilizza una rete privata virtuale? Sebbene la VPN consenta una navigazione anonima, le forze dell’ordine conoscono tecniche e stratagemmi per poter smascherare i crimini commessi da coloro che pensano di farla franca “anonimizzando” la propria navigazione.

Il più delle volte, la polizia postale si avvale di “esche”, come ad esempio di link (in un commento pubblico, in un messaggio privato o in una chat) che, una volta aperti, scaricano automaticamente un trojan (cioè, un virus che si nasconde in un programma), metodo molto efficace anche nelle intercettazioni di comunicazioni criptate (WhatsApp, Skype, ecc.).

Un trojan fa vedere al suo controllore che cosa c’è nel computer e queste informazioni possono portare all’identificazione del soggetto.

Le autorità usano spesso dei “siti civetta” creati appositamente per attirare i malintenzionati i quali, pensando di visionare e scaricare contenuti in tutta sicurezza, in realtà consentono l’accesso a file trojan nel proprio pc, oppure vengono rimandati a indirizzi esterni non protetti dalla VPN.

Altre volte, la polizia postale sfrutta il malfunzionamento della rete privata virtuale, soprattutto quando si naviga con lo smartphone.

La polizia postale approfitta del fatto che molte VPN non sono ancora ottimizzate per i problemi di comunicazione mobile (come i difetti di copertura, il roaming inter-rete, la larghezza di banda, ecc.), ma anche per la durata della batteria, la memoria limitata e la potenza di elaborazione. Per tutte queste ragioni, la VPN potrebbe non essere sempre attiva.

Ad esempio, quando ci si trasferisce da una rete 4G a una Wi-Fi e viceversa, o anche solo da una rete 4G a un’altra, nella maggioranza dei casi si perde la connessione VPN. L’app cercherà subito di ripristinare la connessione anonima, ma in questo frangente (più o meno lungo) si è privi di protezione.

Insomma: la polizia postale, anche se non dovesse riuscire a vincere la sicurezza offerta dalla VPN, può intercettare il traffico di dati utilizzando metodi che consentono di disattivare la rete privata oppure di inserirsi nel momento in cui la stessa non è momentaneamente funzionante.



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