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Prescrizione indennità sostitutiva del preavviso

4 Settembre 2021
Prescrizione indennità sostitutiva del preavviso

Prescrizione crediti di lavoro: quando si prescrive l’indennità di preavviso per il caso di licenziamento o dimissioni.

Una recente sentenza della Cassazione [1] si occupa di definire qual è la prescrizione dell’indennità sostitutiva del preavviso. 

Ricordiamo innanzitutto cos’è l’indennità sostitutiva del preavviso. Si tratta di una sorta di “risarcimento” che va versato quando il datore di lavoro o il dipendente, all’atto della comunicazione del recesso dal rapporto di lavoro non rispetta il termine di preavviso previsto dal Ccnl. Pertanto, si applica sia al caso di dimissioni che di licenziamento, salva l’ipotesi della sussistenza della giusta causa, che consente il recesso immediato dal contratto. 

Tale indennità corrisponde all’importo della retribuzione che sarebbe spettata per detto periodo (per come previsto dall’art. 21118 e 2121 del Codice civile). 

La retribuzione da prendere a base dell’indennità è quella rappresentata da ogni compenso a carattere continuativo, escluso quanto corrisposto a titolo di rimborso spese. 

Concorrono alla formazione della base di computo anche i ratei delle mensilità aggiuntive e degli altri elementi retributivi corrisposti con periodicità ultramensile. Qualora il preavviso non venga rispettato dal lavoratore allora detta retribuzione diviene una trattenuta.

Dal punto di vista previdenziale e fiscale, l’indennità sostitutiva del preavviso è imponibile con la particolarità che per il trattamento fiscale si deve fare riferimento all’aliquota determinata per tassare il Tfr.

Occupiamoci ora della prescrizione dell’indennità sostitutiva del preavviso ossia del termine entro cui l’importo può essere richiesto alla controparte. L’argomento si inserisce nel tema più ampio della prescrizione dei crediti di lavoro dipendente. 

Secondo la Cassazione, l’indennità sostitutiva del preavviso si prescrive in cinque anni. Non si applica quindi la prescrizione di 10 anni come la regola generale vuole. 

Quindi, tanto il dipendente quanto il datore di lavoro può esigere entro massimo 5 anni alla controparte contrattuale l’indennità sostitutiva in caso di recesso dal rapporto di lavoro senza preavviso avvenuto senza giusta causa. 

Come già stabilito in passato dalla stessa Suprema Corte [2], il termine quinquennale si applica a prescindere dalla natura, retributiva o previdenziale, dell’indennità medesima o dal tipo di rapporto, subordinato o parasubordinato in essere, in ragione dell’esigenza di evitare le difficoltà probatorie derivanti dall’eccessiva sopravvivenza dei diritti sorti nel momento della chiusura del rapporto di lavoro. 

Sul punto, la Cassazione ha spiegato che «L’art. 2948 n. 5 del codice civile, disponendo prescriversi in cinque anni le indennità spettanti per la cessazione del rapporto di lavoro, trova la sua ragione giustificativa nell’opportunità di sottoporre a prescrizione breve i diritti del lavoratore che sopravvivano al rapporto di lavoro, in quanto nati nel momento della sua cessazione, e di evitare in tal modo le difficoltà probatorie derivanti dall’esercizio delle relative azioni troppo ritardate rispetto all’estinzione del rapporto sostanziale. Tale ratio legis sussiste per qualsiasi tipo di indennità, sia di natura retributiva sia previdenziale e anche nel caso in cui si tratti di rapporto parasubordinato, quando sia a carico del datore di lavoro; che l’assenza di distinzioni nell’art. 2948 n. 5 cod. civ. induce a includere nella sua previsione qualsiasi credito del prestatore di lavoro purché esso trovi causa nella cessazione del rapporto, e quindi anche l’indennità sostitutiva del preavviso». 

 


note

[1] Cass. sent. n. 14062/21. 

[2] Cass. sent. n. 15798/2008.


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