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Lo sai che? Falsa denuncia di smarrimento assegno per non pagare il creditore: scatta la calunnia

Lo sai che? Pubblicato il 29 aprile 2014

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> Lo sai che? Pubblicato il 29 aprile 2014

Integra il reato di calunnia la condotta del privato che denunci lo smarrimento di assegni bancari dopo averli consegnati in pagamento ad altro soggetto, simulando, così, ai danni del prenditore del titolo le tracce del reato di furto o di ricettazione.

È una pessima scelta quella – da alcuni spesso intrapresa – di denunciare lo smarrimento dell’assegno, in precedenza consegnato a un proprio creditore, solo per non pagarlo. In questi casi, infatti, l’emittente del titolo rischia un problema molto più serio del semplice inadempimento contrattuale (illecito di carattere civile) o dell’emissione di un assegno a vuoto (oggi sanzionato solo come un illecito amministrativo), da cui vorrebbe, in tal modo, sfuggire. Infatti, se la denuncia di smarrimento è solo strumentale per evitarne la riscossione, e non corrisponde dunque a una reale sottrazione, scatta un reato (e, quindi, un procedimento penale) per calunnia.

Lo hanno ricordato il tribunale di Taranto e di Ivrea in due recenti sentenze [1].

La falsa denuncia dello smarrimento di assegni bancari che, invece, erano stati in precedenza regolarmente messi in circolazione, integra il delitto di calunnia [2] poiché, in tal modo, il debitore che effettua la denuncia non fa altro che simulare un reato: ossia incolpare il legittimo portatore del titolo, di appropriazione, impossessamento o di ricezione illeciti del titolo medesimo (cosiddetta “ricettazione”).

Il reato scatta anche se il denunciante sporge una querela “contro ignoti”, fingendo di non sapere chi è in possesso dell’assegno. Infatti – sottolinea il tribunale pugliese – tutte le volte in cui l’accusato sia implicitamente, ma agevolmente, individuabile sulla base degli elementi contenuti nella querela, non assume alcun rilievo la circostanza che sia stato denunciato alcun soggetto determinato.

In tal senso, non molto tempo fa aveva concluso anche la Corte d’Appello di L’Aquila [3]. Il reato di calunnia scatta anche se il debitore denuncia lo smarrimento dell’intero carnet di assegni e non solo del singolo titolo.

È fin troppo palese che la falsa denuncia di furto di un assegno bancario consegnato in pagamento ad un terzo contiene, implicitamente, l’accusa di furto o di ricettazione nei confronti del prenditore del titolo e ciò perché è estremamente agevole risalire all’individuazione di tale persona, mediante le annotazioni apposte sul titolo e la ricostruzione dei vari passaggi caratterizzanti il sistema legale di circolazione e di incasso del medesimo titolo presso la banca trattaria [4].

Le sanzioni

La legge prevede la pena della reclusione da due a sei anni. Essa è aumentata se s’incolpa taluno di un reato per il quale la legge stabilisce la pena della reclusione superiore nel massimo a dieci anni, o altra più grave. La pena è della reclusione da quattro a dodici anni, se dal fatto deriva una condanna alla reclusione superiore a cinque anni; è da sei a venti anni, se dal fatto deriva una condanna all’ergastolo.

note

[1] Trib. Taranto, sent. n. 2315 dell’8.01.2014. Trib. Ivrea, sent. n. 549/2014. Cfr. anche Cass. sent. n. 12810 del 4.04.2012.

[2] Art. 367 cod. pen.

[3] C. App. L’Aquila, sent. n. 2475 del 10.07.2013.

[4] T. Firenze sent. n. 1220 del 14.05.2014.

Autore immagine: 123rf.com

Commette il delitto di calunnia colui che dichiara falsamente di aver smarrito assegni bancari già consegnati in pagamento, incolpando così il prenditore dei titoli, implicitamente e consapevolmente, del delitto di appropriazione di cose smarrite o ricettazione


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