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A cosa si va incontro con una denuncia penale?

4 Settembre 2021 | Autore:
A cosa si va incontro con una denuncia penale?

Quali sono le conseguenze per la persona iscritta all’interno del registro delle notizie di reato? Quando si riceve l’avviso di garanzia?

La legge mette a disposizione delle persone che vogliano segnalare la commissione di un reato uno strumento facile ed efficace: la denuncia. In linea di massima, la denuncia è quell’atto che serve a comunicare a un determinato soggetto un fatto che costituisce un illecito, di qualunque natura sia. Ad esempio, se si ha il sospetto che una costruzione sia stata realizzata senza i necessari permessi, è possibile fare denuncia al Comune affinché verifichi la regolarità dell’edificio; se è avvenuto un sinistro stradale, è possibile farne denuncia alla propria assicurazione. La denuncia per eccellenza, però, è quella che si fa in ambito penale, cioè quando si è commesso un reato. Con questo articolo vedremo a cosa si va incontro con una denuncia penale.

Sin da subito, va ricordato che, a differenza della querela, la denuncia può essere sporta da chiunque, anche dalla persona che non è stata vittima del reato ma che vi ha solamente assistito oppure che ne ha avuto notizia da parte di terzi. Ciò perché la denuncia riguarda tutti i reati procedibili d’ufficio, cioè i crimini che possono essere perseguiti dalla giustizia autonomamente, senza il “consenso” della vittima (manifestato sotto forma di querela) e perfino contro il suo volere. Cosa succede dopo aver sporto denuncia? A cosa si va incontro con una denuncia penale? Quali sono le conseguenze per l’indagato? Scopriamolo insieme.

Denuncia penale: a cosa serve?

Una denuncia penale serve a segnalare alle autorità un fatto che costituisce reato.  Chiunque può sporgere denuncia, tanto la vittima quanto una persona che ha assistito al crimine.

La denuncia serve per portare a conoscenza le autorità competenti di un fatto che ha infranto una norma penale e che, pertanto, deve essere perseguito come stabilisce la legge.

Denuncia penale: come si fa?

Secondo la legge, ogni persona che ha notizia di un reato perseguibile di ufficio può farne denuncia.

La denuncia è presentata oralmente o per iscritto, personalmente o a mezzo di procuratore speciale, al pubblico ministero o a un ufficiale di polizia giudiziaria; se è presentata per iscritto, è sottoscritta dal denunciante o da un suo procuratore speciale.

La legge dice dunque che la denuncia può essere sporta da chiunque abbia avuto notizia di un reato (procedibile d’ufficio); non è necessario un atto scritto, essendo sufficiente anche una denuncia orale.

Cosa succede dopo una denuncia?

A seguito di una denuncia penale comincia la fase delle indagini preliminari, cioè quel periodo di tempo (che va da un minimo di sei mesi a un massimo di due anni per i reati più gravi) in cui la Procura della Repubblica effettua le proprie investigazioni per raccogliere elementi di prova da poter utilizzare in giudizio per dimostrare al giudice la responsabilità penale dell’indagato.

Se le indagini preliminari sono insoddisfacenti, nel senso che al termine delle operazioni non sono stati rinvenuti elementi sufficienti per ritenere fondata la responsabilità del soggetto denunciato, allora il pm dovrà chiedere l’archiviazione del caso.

In buona sostanza, le indagini preliminari possono terminare:

  • con la richiesta di rinvio a giudizio, se si ritiene che l’indagato sia colpevole del reato per cui è stato segnalato alle autorità;
  • con la richiesta di archiviazione se, al contrario, la Procura ritiene non dimostrabile la responsabilità dell’indagato.

Quali sono le conseguenze per l’indagato?

A cosa va incontro chi è stato denunciato? Quali conseguenze può patire il soggetto segnalato alle autorità per un presunto crimine? In altre parole: cosa succede all’indagato?

In linea di massima, la persona denunciata e, quindi, iscritta nel registro degli indagati, non subisce limitazioni della propria libertà, a meno che il giudice, su richiesta del pm, non ritenga necessario imporgli una misura cautelare, come ad esempio la custodia in carcere, gli arresti domiciliari, l’obbligo di presentarsi alla polizia giudiziaria o di allontanarsi dalla casa familiare.

Si pensi, ad esempio, alla persona denunciata per stalking: già durante la fase delle indagini preliminari, subito dopo la denuncia della persona offesa, il giudice potrebbe ordinargli di non avvicinarsi ai luoghi frequentati dalla vittima.

Se nessuna misura cautelare è adottata dal giudice, allora il denunciato potrà continuare a svolgere la propria vita come se nulla fosse, ad eccezione di alcuni aspetti:

  • l’indagato potrebbe subire alcuni controlli da parte della polizia giudiziaria, ad esempio ispezioni o perquisizioni;
  • il denunciato potrebbe essere costretto a nominare un difensore per il compimento di alcuni atti, ad esempio se è chiamato a rendere interrogatorio o se, a seguito del ricevimento dell’avviso di conclusione delle indagini, vuole sottoporvisi spontaneamente;
  • durante le indagini preliminari, potrebbe essere opportuno dare incarico a un avvocato affinché svolga delle investigazioni difensive.

Infine, sebbene di norma l’essere indagati non comporti alcuna preclusione, alcuni specifici concorsi pubblici potrebbero richiedere l’indicazione di eventuali indagini in corso. In questo caso, non si potrà mentire e bisognerà “confessare” la propria qualità di indagato (sempreché se ne sia a conoscenza).

Denuncia penale: come averne conoscenza?

Può tranquillamente succedere che una persona sia stata denunciata e che di tale segnalazione non ne sappia nulla. In altre parole, può accadere che il denunciato non sappia nemmeno di essere indagato.

Ciò accade perché, per legge, le forze dell’ordine non sono obbligate a comunicare all’indagato che il suo nome è stato iscritto nel registro delle notizie di reato. Di conseguenza, il denunciato potrebbe venire a conoscenza delle indagini preliminari direttamente con l’avviso di conclusione delle indagini, cioè con la comunicazione che la pubblica accusa notifica all’indagato quando oramai le indagini si sono concluse.

Per legge, gli inquirenti devono notificare l’avviso di garanzia all’indagato solo se devono compiere atti d’indagine per i quali occorre necessariamente la presenza di un avvocato: è il caso delle perquisizioni o dell’interrogatorio.

Dunque, se nessun atto investigativo particolarmente invasivo deve essere compiuto, il denunciato potrebbe rimanere all’oscuro delle indagini per tutta la loro durata.

Se, tuttavia, si ha il sospetto di essere stati denunciati, ad esempio, perché è stato lo stesso denunciante a rivelarlo oppure perché se ne ha il sentore (ad esempio, perché si è a conoscenza del fatto di essere stati visti mentre si commetteva un crimine), allora è possibile rivolgere un’istanza (ex art. 335 del Codice di procedura penale) direttamente alla Procura competente e chiedere se si è indagati per qualche crimine.

La Procura è tenuta a rispondere comunicando la presenza delle eventuali iscrizioni all’interno del registro delle notizie di reato, salvo che il pm, per comprovate ragioni, non abbia ritenuto di apporre il segreto per un periodo non superiore ai tre mesi.



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