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Tentativo di conciliazione monocratica Itl: cos’è?

4 Settembre 2021
Tentativo di conciliazione monocratica Itl: cos’è?

Il lavoratore al quale vengono negati i propri diritti può presentare una denuncia all’Ispettorato del lavoro.

Sei un piccolo imprenditore ed hai tenuto un lavoratore in nero per qualche mese. Hai ricevuto una Pec dall’Ispettorato del lavoro con cui vieni invitato ad una conciliazione con l’ex dipendente. Ma cos’è il tentativo di conciliazione monocratica Itl?

Devi sapere che uno degli strumenti che il lavoratore può utilizzare per far valere i propri diritti è l’esposto agli ispettori del lavoro. Ricevuta la denuncia del dipendente, i funzionari possono decidere di avviare il tentativo di conciliazione monocratica Itl. Si tratta, essenzialmente, di una mediazione tra le parti che fa seguito alla presentazione, da parte del lavoratore, di una richiesta di accesso ispettivo. Se la conciliazione fallisce, l’Ispettorato deciderà se procedere con l’ispezione oppure chiudere il caso. Ma entriamo più nel dettaglio.

Richiesta di intervento ispettivo: cos’è?

La legge e i contratti collettivi di lavoro prevedono una serie di diritti a favore dei lavoratori che non possono essere negati o derogati dal datore di lavoro. Tuttavia, spesso, al dipendente non viene riconosciuto ciò che gli spetta. Basti pensare ai lavoratori assunti in nero, senza regolarizzare il contratto, oppure a coloro che ricevono una retribuzione inferiore ai minimi salariali.

In questi casi, il dipendente può tutelarsi in vari modi. Innanzitutto, può decidere di avviare una causa contro il datore di lavoro, rivolgendosi ad un avvocato. In alternativa, il lavoratore può presentare all’Ispettorato del lavoro del luogo in cui svolge la prestazione lavorativa una richiesta di intervento ispettivo, ossia, una sorta di denuncia nella quale viene indicata la violazione posta in essere dal datore di lavoro e si richiede ai funzionari di effettuare un’ispezione per accertare le irregolarità riscontrate.

Richiesta di intervento ispettivo: come funziona?

La richiesta di intervento ispettivo deve essere presentata tramite il modulo Inl31 che deve essere compilato dal dipendente e inviato alla sede territoriale dell’Inl in cui si trova l’unità produttiva presso cui è addetto il lavoratore. Al modello deve essere allegata la copia di un documento di identità del denunciante.

Il lavoratore deve essere sicuro delle irregolarità che sta denunciando poiché, firmando il modello Inl31, egli dichiara di essere consapevole delle conseguenze civili e penali previste per coloro che rendono false dichiarazioni ad un pubblico ufficiale nell’esercizio delle proprie funzioni.

Il modello può essere presentato direttamente al protocollo dell’Inl oppure tramite Pec o raccomandata a/r.

Richiesta di intervento ispettivo: quali sono le irregolarità denunciabili?

Nel modello Inl31 sono indicate, a titolo esemplificativo, una serie di irregolarità che è possibile barrare. Si tratta delle ipotesi di violazione di legge più comuni che si riscontrano nei rapporti di lavoro.

Le fattispecie previste dal modello sono:

  • la regolarizzazione rapporto di lavoro “in nero”;
  • la riqualificazione del rapporto di lavoro (es. lavoratore assunto con partita Iva che, però, viene trattato come un dipendente);
  • le spettanze economiche non erogate dal datore di lavoro;
  • le altre irregolarità.

In quest’ultima voce, il dipendente può, tendenzialmente, inserire qualsiasi altra violazione che non sia elencata nella lista fornita dall’Ispettorato.

Tentativo di conciliazione monocratica: cos’è?

Dopo aver ricevuto la richiesta di intervento ispettivo, l’Ispettorato del lavoro può decidere di:

  1. procedere direttamente ad effettuare l’ispezione presso il datore di lavoro;
  2. convocare il denunciante e l’imprenditore per un tentativo di conciliazione monocratica.

Il funzionario incaricato di gestire la denuncia decide di avviare la mediazione, in genere, quando nella richiesta inoltrata dal dipendente emergono elementi per una soluzione conciliativa della controversia. Non esiste una regola rigida in base alla quale stabilire quando si può svolgere la mediazione e quando non è opportuno procedere in questo senso.

Tendenzialmente, la conciliazione si svolge quando il dipendente ha avanzato delle richieste che possono essere oggetto di una mediazione tra lavoratore e azienda come, ad esempio, quando ha invocato il diritto ad un superiore inquadramento oppure ha richiesto delle differenze retributive. Appare, invece, poco opportuna una mediazione tra le parti quando, ad esempio, il dipendente ha denunciato un’omissione contributiva. In questo caso, infatti, il danno della condotta del datore di lavoro viene subito dall’Inps e una conciliazione tra azienda e lavoratore avrebbe un’efficacia limitata.

Tentativo di conciliazione monocratica: come funziona?

Quando il funzionario decide di procedere con il tentativo di conciliazione monocratica convoca le parti per un incontro nel quale il lavoratore espone la propria posizione, il datore di lavoro presenta le proprie osservazioni e il funzionario cerca di capire se ci sono spazi per una soluzione conciliativa che consenta di chiudere la pratica.

Se la mediazione va a buon fine, si definisce un verbale di accordo tra le parti. Se, invece, il tentativo fallisce, il funzionario valuterà se, sulla base del contenuto della denuncia, ci sono i presupposti per procedere con l’ispezione o meno.



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