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Rivalsa assicurazione per la guida in stato di ebbrezza

24 Maggio 2021
Rivalsa assicurazione per la guida in stato di ebbrezza

Diritto di rivalsa: salvo deroghe contrattuali, lo stato di ebbrezza è quello previsto dal Codice della strada.

Chi guida dopo aver bevuto alcol corre diversi rischi. Il primo e sicuramente più grave è quello di far del male agli altri ed a sé stesso. Il secondo è quello di un processo penale che potrebbe derivare dalle lesioni procurate ad automobilisti, pedoni ed eventuali passeggeri all’interno del proprio veicolo. Terzo, e non ultimo rischio, è quello della cosiddetta rivalsa dell’assicurazione per la guida in stato di ebbrezza: si tratta di un meccanismo in forza del quale la compagnia assicuratrice, dopo aver liquidato il risarcimento agli eventuali danneggiati, chiede la restituzione di tali importi al proprio assicurato. In questo modo, chi guida con un livello di alcol nel sangue superiore ai limiti consentiti alla legge, seppur in prima battuta può contare sulla copertura assicurativa per i danni causati a terzi, è di fatto personalmente responsabile sia sotto il profilo civile che (ovviamente) penale. 

In questo articolo, dopo aver spiegato cosa si rischia se la soglia di alcol nel sangue è superiore ai limiti previsti dal Codice della strada, illustreremo cos’è e come funziona la rivalsa dell’assicurazione per la guida in stato di ebbrezza. Ma procediamo con ordine. 

Guida in stato di ebbrezza: quando?

L’articolo 186 del Codice della strada fissa tre diverse soglie per la guida in stato di ebbrezza. A ciascuna di esse corrispondono sanzioni differenti. Come vedremo a breve, al superamento della prima soglia non corrisponde ancora un reato ma un semplice illecito amministrativo: con conseguente applicazione immediata della multa stradale, senza però ripercussioni sulla fedina penale. Negli altri due casi, invece, si subisce il processo penale. 

In particolare, chi viene trovato con non più di 0,5% g/l di alcol nel sangue non rischia nulla. 

Se però si tratta di un neopatentato (ossia una persona che abbia conseguito la patente negli ultimi 3 anni), di una persona con meno di 21 anni o di conducenti di taxi, pullman, auto a noleggio o mezzi pesanti con massa superiore a 3,5 tonnellate tale limite non vale più e si può essere multati anche per una soglia minima e apparentemente insignificante di alcol nel sangue. In tal caso, scatta la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 168 a 673 euro. Se il conducente provoca un incidente tali sanzioni sono raddoppiate. 

Chi viene trovato con un tasso tra lo 0,5% e lo 0,8% g/l di alcol nel sangue subisce una sanzione amministrativa da 532 a 2.127 euro più la sospensione della patente di guida da tre a sei mesi.

Se si tratta di un neopatentato, di persona con meno di 21 anni o di conducente professionale per il trasporto di persone o cose, le sanzioni sono aumentate di un terzo.

Chi viene trovato con un tasso di alcol tra 0,8% e 1,5% g/l subisce un’incriminazione penale per il reato di guida in stato di ebbrezza con applicazione dell’ammenda da 800 a 3.200 euro e l’arresto fino a sei mesi. C’è anche la sospensione della patente di guida da sei mesi ad un anno.

Se si tratta di un neopatentato, di persona con meno di 21 anni o di conducente professionale per il trasporto di persone o cose, le sanzioni sono aumentate da un terzo alla metà.

Chi viene trovato con un tasso di alcol superiore a 1,5% g/l subisce, anche in tale caso, un’incriminazione penale per il reato di guida in stato di ebbrezza, ma con applicazione di sanzioni più gravi: l’ammenda da euro 1.500 ad euro 6.000 e l’arresto da sei mesi ad un anno. All’accertamento del reato consegue in ogni caso la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida da uno a due anni.

Se si tratta di un neopatentato, di persona con meno di 21 anni o di conducente professionale per il trasporto di persone o cose, le sanzioni sono aumentate da un terzo alla metà.

Guida in stato di ebbrezza: l’assicurazione risarcisce?

Nel caso in cui il conducente in stato di ebbrezza dovesse provocare un incidente stradale, l’assicurazione è tenuta a risarcire l’altro conducente danneggiato (sia per i danni fisici che per quelli al mezzo), nonché i passeggeri eventualmente presenti sui due veicoli (per i danni fisici). Quindi, eventuali limitazioni di polizza non possono essere opposte ai terzi danneggiati che, comunque, avranno sempre il diritto di ottenere l’indennizzo per i danni, patrimoniali e non. 

Secondo la Cassazione, anche il passeggero che accetta un passaggio da chi è manifestamente ubriaco può rivendicare ugualmente il risarcimento.

Il conducente ubriaco ovviamente non viene risarcito neanche per le eventuali lesioni subite o in caso di morte. 

Guida in stato di ebbrezza: cos’è la rivalsa dell’assicurazione?

Una volta che l’assicurazione ha accertato – ricorrendo al verbale della polizia intervenuta sul luogo dello scontro – che il proprio assicurato guidava in stato di ebbrezza, eserciterà il cosiddetto diritto alla rivalsa. La rivalsa consiste nella richiesta di restituzione di tutte le somme corrisposte ai danneggiati a seguito dell’incidente stradale. 

Così, ad esempio, se la compagnia dovesse pagare 200mila euro all’altro automobilista e altri 200mila al passeggero, potrà esigere dal responsabile 400mila euro. A tal fine, gli invierà una diffida e, in caso di mancato pagamento, agirà civilmente contro di lui con un’azione di recupero crediti. Naturalmente, se si tratta di soggetto nullatenente, l’azione legale non avrà alcuna ripercussione pratica immediata; ma è chiaro che se l’assicurato dovesse un giorno risultare titolare di beni, questi gli potranno essere pignorati. 

È del tutto inutile, per chi è titolare di immobili, donarli o venderli prima che l’assicurazione possa aggredirli. Difatti, tali atti possono essere soggetti ad azione revocatoria entro cinque anni dal rogito notarile. Stesso discorso per le somme eventualmente presenti sul conto corrente. 

Soglie di alcol nel sangue per l’esercizio della rivalsa dell’assicurazione

Può l’assicurazione esercitare la rivalsa se il conducente dovesse risultare positivo all’etilometro pur essendo la soglia di alcol nel sangue inferiore rispetto ai limiti legali (ossia a 0,5% g/l)? La risposta fornita dalla Cassazione [1] è negativa, a meno che la polizza non preveda diversamente. Ciò perché, se il contratto di assicurazione attribuisce all’impresa di assicurazione il diritto di rivalsa per l’ipotesi di guida in stato di ebbrezza del conducente, in assenza di specificazioni convenzionali, per «stato di ebbrezza» deve intendersi solo quello previsto dal Codice della strada. 

Così, l’assicurazione non può chiedere la restituzione delle somme corrisposte a titolo di risarcimento alle vittime dell’incidente se la soglia di alcol nel sangue è inferiore a 0,5% g/l. Solo la polizza potrebbe prevedere la rivalsa anche al superamento di una soglia minima di alcol nel sangue [2]. Pertanto, andranno lette bene le condizioni generali del contratto per evitare di trovarsi a dover sborsare somme molto elevate alla propria compagnia. 

Conseguenze penali per la guida in stato di ebbrezza 

Se, all’accertamento della guida in stato di ebbrezza, consegue anche un incidente stradale con feriti, il conducente responsabile di aver guidato ubriaco subisce non solo il procedimento penale per il superamento della soglia alcolica nel sangue ma anche quello per le lesioni procurate alle vittime. Tali conseguenze, infatti, sotto un profilo penale non sono coperte dall’assicurazione. 


note

[1] Cass. sent. n. 12900/2021

[2] Per i giudici di legittimità, infatti, il tasso alcolemico rilevante ai fini dell’esclusione della garanzia può essere solo quello previsto dalla legge. 

Ebbene, spiega il Collegio, «lo stato di ebbrezza, quale presupposto di fatto cui collegare effetti giuridici, è nozione non naturalistica, ma normativa». Ciò significa che è l’ordinamento giuridico che definisce lo stato di ebbrezza e, quando le parti subordinano alla sua insorgenza delle conseguenze giuridiche, deve darsi riferimento alla nozione normativa di tale stato, laddove non vi siano ulteriori e specifiche delimitazioni pattizie. Con riferimento all’epoca dei fatti, lo stato di ebbrezza era ritenuto dalla normativa configurabile oltre lo 0,8 g/l, ragion per cui, nel caso di specie, conclude la Cassazione, non ricorre il presupposto di esclusione dell’operatività dell’assicurazione e dell’esercizio della rivalsa.

Autore immagine: depositphotos.com


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