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Il licenziamento per riduzione del personale è generico e nullo

22 Agosto 2014
Il licenziamento per riduzione del personale è generico e nullo

La motivazione del licenziamento dev’essere specifica e completa.

La motivazione del licenziamento non può essere generica. Infatti, nel caso in cui il lavoratore licenziato chieda al datore di lavoro la comunicazione delle ragioni del recesso, la giustificazione dell’azienda deve essere sufficientemente specifica e completa, tale da consentire di individuare, con chiarezza e precisione, la causa del licenziamento e, così, approntare un’adeguata difesa.

A chiarirlo è la Cassazione [1], seguendo un orientamento ormai costante in giurisprudenza.

Ne consegue che è insufficiente la comunicazione con la quale il datore di lavoro si limiti a indicare, come ragione giustificatrice, una asserita “riduzione del personale determinata dalla necessità di una più economica gestione dell’attività produttiva.

Una comunicazione di licenziamento che non specifica al dipendente i motivi del licenziamento medesimo è pari a una comunicazione ove i motivi sono assolutamente generici, tanto che sia inidonea ad assolvere il fine previsto dalla legge, ossia quello di consentire al dipendente di esercitare il proprio diritto alla difesa e all’impugnazione del licenziamento.

È bene comunque ricordare che, nel caso di generiche espressioni contenute nella lettera di licenziamento, il datore di lavoro può sempre esporre le ragioni del recesso in sede contenziosa, ossia davanti al giudice (nella causa di impugnazione del licenziamento proposta dal dipendente) all’atto della sua costituzione in giudizio [2]. Il giudice dovrà valutare tali motivazioni e stabilire la eventuale legittimità del licenziamento intimato. Legittimità che deve essere valutata anche sotto il profilo dell’assolvimento dell’onere di repechage (verificando cioè se, all’interno dell’azienda, vi erano altre possibili collocazioni in cui avrebbe potuto essere utilmente impiegato il dipendente licenziato).


note

[1] Cass. sent. n. 9925 del 5.05.2011.

[2] Cass. sent. n. 3629 dell’8.03.2012.

Autore immagine: 123rf.com


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