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Istigazione a delinquere: Cassazione

24 Maggio 2021
Istigazione a delinquere: Cassazione

Presupposti del reato di istigazione a delinquere e apologia di reato: condizioni e pene, le ultime sentenze della giurisprudenza. 

Il ridotto numero di follower e di like non rende la condotta meno grave

Integra il reato di apologia di delitti di terrorismo, punito dall’art. 414, comma 4, c.p., la diffusione di documenti di contenuto apologetico inneggianti allo Stato islamico o alle attività terroristiche dell’Isis, mediante il loro inserimento (o la loro condivisione) su piattaforme – o social media – internet, in considerazione sia della natura di organizzazioni terroristiche, rilevanti ai sensi dell’art. 270 -bis c.p., delle consorterie di ispirazione jihadista operanti su scala internazionale, sia della potenzialità diffusiva indefinita di tale modalità comunicativa (nella specie, la Corte ha ritenuto irrilevante il fatto che il materiale postato online non avesse ricevuto molti apprezzamenti né sotto forma di “like” né sotto forma di ulteriore condivisione su altri profili).

Cassazione penale sez. I, 27/01/2021, n.11581

Postare su Facebook o anche soltanto apporre un like a video inneggianti al martirio islamico con riferimento alla guerra in Siria può configurare il reato di propaganda dell’Isis, associazione con finalità di terrorismo internazionale. Ad affermarlo è la Cassazione che ha annullato l’ordinanza del tribunale di Brescia con cui era stata esclusa l’associazione dell’uomo con la rete terroristica ed era stato rimesso in libertà un uomo di origine serba sottoposto alla misura cautelare del carcere perché accusato di aver “pubblicamente, mediante la diffusione sulla rete internet, fatto apologia dello Stato Islamico”.

Per la Corte, anche il semplice “mi piace” è un elemento che aggrava la portata offensiva della condotta incriminata, “attesa la comunque immodificata funzione propalatrice svolta in tale contesto dal social network Facebook”.

Cassazione penale sez. V, 25/09/2017, n.55418

Il delitto di istigazione a delinquere è reato di pericolo concreto

Il delitto di istigazione a delinquere, previsto dall’art. 414 c.p., è reato di pericolo concreto e non presunto e richiede, di conseguenza, per la sua configurazione, un comportamento che sia ritenuto concretamente idoneo, sulla base di un giudizio ex ante, a provocare la commissione di delitti (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto integrato il reato dalla pubblicazione di alcuni opuscoli con cui si affermava che «i C.I.E. si chiudono con il fuoco» da parte di un gruppo che aveva organizzato in precedenza attentati incendiari contro alcuni C.I.E.).

Cassazione penale sez. V, 12/09/2019, n.48247

La pubblicazione di scritti offensivi nei confronti di vittima del terrorismo non integra istigazione a delinquere

Ai fini dell’integrazione del delitto di cui all’articolo 414, comma 3, c.p., non basta l’esternazione di un giudizio positivo su un episodio criminoso, ma occorre che il comportamento dell’agente sia tale per il suo contenuto intrinseco, per la condizione personale dell’autore e per le circostanze di fatto in cui si esplica, da determinare il rischio effettivo della consumazione di altri reati lesivi di interessi omologhi a quelli offesi dal crimine esaltato.

(Fattispecie in cui la Corte ha confermato l’esito proscioglitivo del giudizio di merito, in relazione alla pubblicazione su un sito internet, da parte dell’agente, di scritti contenenti espressioni offensive nei confronti della vittima di un attentato terroristico, rivendicato da un gruppo di area anarco-insurrezionalista, unitamente a generiche manifestazioni di solidarietà verso “i compagni arrestati” ed incitamenti all’azione diretta).

Cassazione penale sez. VI, 18/04/2019, n.31562

Commette reato di apologia riguardante delitti di terrorismo anche colui che condivide sui social network meri link a materiale jihadista

Integra il reato di apologia riguardante delitti di terrorismo la condotta di chi condivide su “social network” (nella specie “Twitter” e “WhatsApp”) “link” a materiale “jihadista” di propaganda, senza pubblicarli in via autonoma, in quanto, potenziando la diffusione di detto materiale, accresce il pericolo, non solo di emulazione di atti di violenza, ma anche di adesione, in forme aperte e fluide, all’associazione terroristica che li propugna.

Cassazione penale sez. I, 09/10/2018, n.51654

Apologia del terrorismo: i post su Facebook rilevano ai fini dell’applicabilità della custodia cautelare

La pubblicazione di post sui social media (nella specie Facebook) volti ad esaltare il terrorismo, nonché le intercettazioni aventi un contenuto apologetico di reato, rilevano ai fini dell’applicabilità della custodia cautelare in carcere in relazione al delitto di apologia di reato di cui all’art. 414, commi 3 e 4, c.p..

Cassazione penale sez. I, 08/02/2018, n.20198

Perché si configuri il reato di istigazione a delinquere, non rilevano i reati in relazione ai quali si esplica la comunicazione ma la sua potenzialità diffusiva

Ai fini della configurazione della fattispecie di cui all’art. 414 c.p. non rileva la tipologia dei reati in relazione ai quali si esplica l’attività comunicativa, ma le modalità con cui la comunicazione viene esternata, che devono possedere connotazioni di potenzialità diffusiva, conseguenti al fatto di essere destinate a un numero indeterminato di soggetti e comunque non riconducibili a un ambito strettamente interpersonale. Ne consegue che non è integrato il reato nel caso in cui la diffusione sia circoscritta in ambito esclusivamente privato e interpersonale, come nel caso di conversazioni o chat private di un social network. Per converso, il reato è configurabile nel caso della diffusione di un messaggio o documento apologetico attraverso il suo inserimento su un sito internet privo di vincoli di accesso, in quanto tale modalità ha una potenzialità diffusiva indefinita (fattispecie in cui il reato è stato escluso relativamente a comunicazioni telematiche meramente private, mentre lo si è ritenuto come di possibile integrazione relativamente a videoregistrazioni di contenuto apologetico dell’Isis e del terrorismo di matrice islamica diffuse tramite Facebook).

Cassazione penale sez. I, 04/04/2017, n.24103

Istigazione alla coltivazione di sostanze stupefacenti ex art. 414 c.p..

La pubblicizzazione e l’offerta in vendita di semi di canapa indiana dalle quali è ricavabile sostanza drogante, accompagnata dalle indicazioni delle modalità di coltivazione, se non integra il reato di cui all’art. 82 del D.P.R. n. 309 del 1990, può integrare, ricorrendone i presupposti, il reato di istigazione alla coltivazione di sostanze stupefacenti ex art. 414 del c.p..

Corte di Cassazione, Sezione 1 penale, Sentenza 23 maggio 2016, n. 21186

Istigazione a delinquere e associazione con finalità di terrorismo 

E’ ritenuto configurabile, ai fini dell’applicazione di una misura cautelare coercitiva, il reato di istigazione a delinquere di cui all’art. 414, comma terzo, c.p., aggravato ai sensi dell’art. 1 del D.L. n. 625/1979, conv. con modif. in legge n. 15/1980, con riferimento all’art. 270 bis c.p., nel caso di condotta consistita nell’aver diffuso via “internet” documenti volti a far conoscere e condividere le finalità perseguite da un’organizzazione terroristica priva di legittimazione a livello internazionale quale a da ritenere il c.d. “califfato islamico” radicatosi in una parte del territori della Siria e dell’Iraq e dichiaratamente volto a realizzare, con metodi violenti, i propri obiettivi di conquista.

Corte di Cassazione, Sezione 1 penale, Sentenza 1° dicembre 2015, n. 47489

Vendita di semi di piante di piante idonee a produrre sostanze stupefacenti con indicazione di modalità di coltivazione  

L’offerta in vendita di semi di piante dalle quali è ricavabile una sostanza drogante, accompagnata da precise indicazioni botaniche sulla coltivazione delle stesse, non integra il reato di cui all’art. 82 d.P.R. n. 309 del 1990. (La S.C. ha precisato che la predetta condotta può integrare, ricorrendone i presupposti, il reato di istigazione alla coltivazione di sostanze stupefacenti, ex art. 414 cod. pen.).

Corte di Cassazione, Sezione U penale, Sentenza 7 dicembre 2012, n. 47604

Istigazione a delinquere e apologia di reato

A seguito della sentenza interpretativa della Corte cost. n. 65/70, l’apologia di reato punita dall’art. 414 ultimo comma c.p. deve considerarsi reato a pericolo concreto; pertanto la condotta di chi compia l’esaltazione di un fatto o del suo autore al fine di spronare altri all’imitazione o anche solo per negare la ripugnanza del fatto o del suo autore, deve tradursi in un comportamento che abbia probabilità di un effetto suggestivo tenuto conto della qualità dell’agente e della massa generalizzata di persone potenziali recettrici delle espressioni apologetiche.

(Nella specie, la S.C. ha ritenuto che configurasse il reato de quo la condotta di un sindaco che relativamente ad un omicidio compiuto ai danni di un tunisino, aveva affermato al telegiornale di una emittente televisiva nazionale che «nella medesima situazione anche lui avrebbe fatto lo stesso» e che «così il tunisino non poteva più nuocere a nessuno» e, in due quotidiani, che anche lui avrebbe fatto altrettanto, «anzi avrebbe ammazzato lo spacciatore con le sue mani»).

Corte di Cassazione, Sezione 1 penale, Sentenza 3 luglio 2001, n. 26907

 Istigazione a delinquere: natura del reato

Il delitto di istigazione a delinquere, previsto dall’art. 414 c.p., è reato di pericolo concreto e non presunto; pertanto l’esaltazione di un fatto di reato o del suo autore finalizzata a spronare altri all’imitazione o almeno ad eliminare la ripugnanza verso il suo autore non è, di per sè, punibile, a meno che, per le sue modalità, non integri un comportamento concretamente idoneo a provocare la commissione di delitti, il cui accertamento, riservato al giudice di merito, è incensurabile in sede di legittimità se correttamente motivato.

(Nella specie è stata ritenuta la sussistenza del reato nella pubblica apologia dell’omicidio di uno spacciatore di droga fatta da un sindaco in interviste a quotidiani e a un’emittente televisiva a diffusione nazionale, nelle quali costui aveva affermato che si sarebbe comportato nello stesso modo dell’omicida).

Corte di Cassazione, Sezione 1 penale, Sentenza 3 luglio 2001, n. 26907

Esortazione a non fornire le proprie generalità alla polizia 

È atta ad integrare la fattispecie di cui all’art. 414 c.p. (istigazione a delinquere) sotto il profilo in particolare, dell’idoneità dell’azione a suscitare consensi, la condotta di chi, nel corso di una attività identificativa condotta dalle forze di polizia nei confronti di un gruppo di persone rispetto alle quali egli rivesta un ruolo «di riferimento», inciti pubblicamente i componenti del gruppo anzidetto a non ottemperare alla richiesta di fornire le generalità ed a commettere, quindi, in tal modo il reato di cui all’art. 651 c.p.

Corte di Cassazione, Sezione 6 penale, Sentenza 19 aprile 2001, n. 16041

Istigazione a delinquere: elementi costitutivi

Ai fini dell’integrazione del delitto di cui all’articolo 414, terzo comma, cod. pen., non basta l’esternazione di un giudizio positivo su un episodio criminoso, per quanto odioso e riprovevole esso possa apparire alla generalità delle persone dotate di sensibilità umana, ma occorre che il comportamento dell’agente sia tale per il suo contenuto intrinseco, per la condizione personale dell’autore e per le circostanze di fatto in cui si esplica, da determinare il rischio, non teorico, ma effettivo, della consumazione di altri reati e, specificamente, di reati lesivi di interessi omologhi a quelli offesi dal crimine esaltato.

Corte di Cassazione, Sezione 1 penale Sentenza 8 luglio 1999, n. 8779 

Apologia di uno o più reati 

L’elemento oggettivo dell’apologia di uno o più reati punibile ai sensi dell`art. 414, comma terzo, cod. pen., non si identifica nella mera manifestazione del pensiero, diretta a criticare la legislazione o la giurisprudenza o a promuovere l’abolizione della norma incriminatrice o a dare un giudizio favorevole sul movente dell`autore della condotta illecita, ma consiste nella rievocazione pubblica di un episodio criminoso diretta e idonea a provocare la violazione delle norme penali, nel senso che l`azione deve avere la concreta capacità di provocare l`immediata esecuzione di delitti quanto meno, la probabilità che essi vengano commessi in un futuro più o meno prossimo.

Corte di Cassazione, Sezione 1 penale Sentenza 15 dicembre 1997, n. 11578

Condizione di punibilità del delitto di apologia di reato, di cui all’art. 414, terzo comma, cod. pen., è che il fatto sia stato commesso pubblicamente. Pertanto, ai sensi del quarto comma n. 2 dell’art. 266 cod. pen., è sufficiente che il fatto medesimo sia commesso in luogo aperto al pubblico, come il salone di un barbiere, in cui chiunque può accedere per i servizi che esso offre, e in presenza di più persone.

Corte di Cassazione, Sezione 1 penale, Sentenza 3 dicembre 1986, n. 13541 

Sequestro e cose riferibili a condotta di tentativo 

Il reato di istigazione a delinquere non è configurabile nella forma del tentativo, sicché non è ammesso il sequestro delle cose che si assumano riferibili ad una condotta che non realizzi la consumazione di detto reato.

Corte di Cassazione, Sezione 1 penale Sentenza 18 giugno 2012, n. 24050



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