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Restituzione assegno sociale

4 Settembre 2021 | Autore:
Restituzione assegno sociale

In quali casi ed a partire da quale momento l’Inps può richiedere indietro gli importi dell’assegno e della pensione sociale?

L’assegno sociale è un importantissimo sostegno per le persone che hanno compiuto 67 anni e si trovano in stato di bisogno: si tratta infatti di un sussidio dell’importo di 460,28 euro al mese, incrementabile sino a 652 euro, spettante se il reddito personale e dell’eventuale coniuge non superano specifiche soglie, aggiornate annualmente. Il beneficio ha carattere provvisorio e la verifica del possesso dei requisiti per il sussidio avviene annualmente. Ma, in caso di perdita dei requisiti, la restituzione assegno sociale a partire da quale momento avviene?

Ci si domanda, in particolare, se debba essere applicata la cosiddetta sanatoria Inps degli indebiti, valida per la generalità delle prestazioni di previdenza [1], come la pensione di vecchiaia o la pensione anticipata.

Nella generalità dei casi, le pensioni non dovute non devono essere restituite all’Inps, se il provvedimento sulla cui base sono state riconosciute risulta viziato da un errore di qualsiasi natura imputabile all’Istituto: lo sbaglio può anche consistere in una mancata o erronea valutazione, ai fini del diritto o della misura della prestazione, di redditi già conosciuti dall’Istituto.

Gli indebiti vanno invece restituiti se sono stati ottenuti col dolo dell’interessato, oppure se il beneficiario non comunica all’Inps, o comunica solo in parte, eventuali fatti, sconosciuti all’ente, che possono modificare il diritto o la misura della prestazione.

Quanto esposto, però, come recentemente chiarito dalla Cassazione [2], si applica soltanto in relazione agli indebiti alle prestazioni di previdenza non dovute, non alle prestazioni di assistenza, come l’assegno sociale e la pensione sociale. L’assegno sociale, allora, da quando va restituito?

Per comprendere da quando scatta la restituzione dell’assegno sociale non dovuto, ricordiamo prima i requisiti per il sussidio, che sono trattati in modo molto approfondito nella Guida all’assegno sociale.

Quali sono i requisiti per l’assegno sociale?

Hanno il diritto di richiedere l’assegno sociale le persone che possiedono i seguenti requisiti:

  • almeno 67 anni di età (requisito valido almeno sino al 31 dicembre 2022);
  • cittadinanza italiana, o, in alternativa, cittadinanza di un Paese europeo, qualora il richiedente abbia effettuato l’iscrizione all’anagrafe del Comune di residenza; l’assegno può spettare anche ai cittadini extracomunitari in possesso di un permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo;
  • residenza effettiva, stabile e continuativa per almeno 10 anni in Italia;
  • reddito non superiore a 5.983,64 euro annui, con riferimento al reddito personale (valore 2021);
  • reddito non superiore a 11.967,28 euro annui (valore 2021), se il richiedente è coniugato (si considera il reddito personale assieme al reddito del coniuge).

Serve l’Isee per l’assegno sociale?

Per la spettanza dell’assegno sociale non sono previsti limiti collegati all’indicatore Isee, o ad altri indicatori della situazione economica, reddituale o patrimoniale attestati dall’Inps in base alla dichiarazione sostitutiva unica (Dsu); il limite Isee, pari a 9.360 euro, assieme a ulteriori limiti di reddito e patrimoniali, è previsto nel caso in cui l’assegno sociale sia indirettamente integrato con la pensione di cittadinanza.

Il conto in banca, il libretto postale, il saldo della carta di credito impediscono di percepire il sussidio? Trattandosi di patrimonio e non di reddito, poiché la legge sull’assegno sociale [3] prevede soltanto requisiti reddituali per il sussidio, queste voci non dovrebbero rilevare.

Tuttavia, una nota sentenza della Cassazione [4] prevede che, per il diritto al sussidio, si debba valutare lo stato di bisogno dell’interessato nel suo complesso, quindi anche il patrimonio immobiliare e mobiliare.

Com’è corrisposto l’assegno sociale?

L’assegno sociale, come osservato, è pari a 460,28 euro al mese (valore 2021) ed è erogato, come la pensione, per 13 mensilità: pertanto, la sua misura annuale risulta pari a 5.983,64 euro.

L’assegno sociale, però, non sempre è riconosciuto per intero, ma può spettare in misura ridotta, a seconda del reddito posseduto. In particolare:

  • ai beneficiari non coniugati privi di reddito, l’assegno spetta per intero;
  • ai beneficiari coniugati privi di reddito, o con reddito coniugale sino a 5.983,64 euro, spetta per intero;
  • ai non coniugati con reddito sino a 5.983,64 euro annui, spetta in misura ridotta;
  • ai coniugati con reddito sino a 11.967,28 euro annui, spetta in misura ridotta.

Redditi che rilevano per il diritto all’assegno sociale

Attualmente, l’unico limite relativo alle condizioni economiche per l’erogazione dell’assegno sociale resta dunque il reddito personale assieme a quello del coniuge: tra i redditi utili a determinare la soglia limite devono essere computati anche i redditi esenti, come le rendite dell’Inail e le pensioni erogate agli invalidi civili.

In particolare, si considerano i seguenti redditi del coniuge e del richiedente:

  • i redditi assoggettabili all’Irpef, al netto dell’imposizione fiscale e contributiva;
  • i redditi esenti da imposta;
  • i redditi soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta (come le vincite);
  • i redditi soggetti a imposta sostitutiva come interessi postali e bancari, interessi dei titoli di stato, interessi, premi e altri frutti delle obbligazioni e titoli similari, emessi da banche e S.p.A., etc.
  • i redditi di terreni e fabbricati;
  • le pensioni di guerra;
  • le rendite vitalizie erogate dall’Inail;
  • le pensioni dirette erogate da Stati esteri;
  • le pensioni e gli assegni erogati agli invalidi civili, ai ciechi civili e ai sordi;
  • gli assegni alimentari corrisposti a norma del Codice civile.

Redditi che non rilevano per il diritto all’assegno sociale

Non devono essere considerati i seguenti redditi, ai fini del superamento delle soglie per il diritto all’assegno:

  • il Tfr (il trattamento di fine rapporto, in parole semplici la liquidazione), le relative anticipazioni, le altre indennità di fine rapporto, comunque denominate, come quelle erogate in regime di Tfs (trattamento di fine servizio), ossia l’indennità di buonuscita, di anzianità, l’indennità premio di servizio;
  • la rendita dell’abitazione principale;
  • gli arretrati da lavoro dipendente soggetti a tassazione separata, compresi gli arretrati per attività lavorativa svolta all’estero;
  • l’indennità di accompagnamento per invalidi civili, ciechi civili (in generale, sono escluse le indennità di accompagnamento di ogni tipo), indennità di comunicazione per i sordi, assegni per l’assistenza personale e continuativa erogati dall’Inps ai pensionati per inabilità;
  • gli assegni riconosciuti dall’Inail per l’assistenza personale continuativa, nelle ipotesi di invalidità permanente assoluta;
  • alcuni vitalizi per gli ex combattenti.

Deve essere valutata solo parzialmente ai fini del superamento della soglia di reddito per l’assegno sociale, la pensione liquidata col calcolo contributivo, a carico di enti previdenziali, sia pubblici che privati, che gestiscono forme di previdenza obbligatorie.

In particolare, il trattamento calcolato col sistema integralmente contributivo è escluso dalla somma dei redditi nella misura corrispondente al suo terzo, e comunque non oltre 1/3 dell’ammontare dell’assegno sociale.

Maggiorazione dell’assegno sociale

L’importo dell’assegno sociale può essere aumentato grazie a differenti maggiorazioni:

  • maggiorazione base, pari a 12,92 euro mensili (valore 2021), spettante a tutti coloro che hanno un’età superiore ai 65 anni ed un reddito inferiore a 6.151,60 euro, se non sposati, o inferiore a 12.854,14 euro, se coniugati (i limiti di reddito si riferiscono al 2020 in via definitiva e al 2021 in via provvisoria);
  • incremento al milione, o maggiorazione sino a 191,74 euro, spettante ai pensionati con almeno 70 di età, con reddito sino a 8.476,26 euro, se non sposati, o sino a 14.459,80 euro, se coniugati (valori 2021); questa maggiorazione può spettare anche ai minori di 70 anni che hanno alle spalle un determinato ammontare di contributi: in particolare, la riduzione di età è pari a 1 anno ogni 5 anni di contribuzione accreditata (ad esempio, se Marco ha alle spalle 10 anni di contributi, può accedere alla maggiorazione a 68 anni di età).

Quando scatta la restituzione dell’assegno sociale?

L’interessato, a causa del superamento delle soglie reddituali previste, può perdere il diritto all’assegno sociale, alla maggiorazione o all’incremento, oppure può vedersi accordare un minor importo dell’assegno o degli aumenti.

Ma da quale momento il beneficiario dell’assegno sociale deve restituire gli indebiti all’Inps? Secondo recenti pronunce della Cassazione [1], deve essere applicato il principio secondo il quale le prestazioni di assistenza non dovute possono essere domandate indietro, in assenza di norme specifiche che dispongano diversamente:

  • solo a partire dal momento in cui interviene un provvedimento che accerta il venir meno delle condizioni di legge;
  • a meno che non ricorrano ipotesi che escludano la buona fede del beneficiario.

I limiti alla restituzione, in ogni caso, possono essere applicati soltanto se:

  • il pagamento indebito non è stato eseguito per colpa del beneficiario;
  • sussiste un legittimo affidamento del percipiente stesso.

note

[1] Art.13, L. 412/1991.

[2] Cass. sent. n. 13917/2021; Cass. sent. n. 13915/2021.

[3] L. 335/1995.

[4] Cass. sent. n. 13577 del 30 maggio 2013.

Autore immagine: pixabay.com


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