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Lo sai che? Addebito della separazione per il vizio del gioco d’azzardo

Lo sai che? Pubblicato il 13 aprile 2014

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> Lo sai che? Pubblicato il 13 aprile 2014

Il gioco d’azzardo può essere considerato come un valido motivo per chiedere l’addebito della separazione in capo al coniuge vittima del vizio; violato l’obbligo di assistenza morale e materiale verso l’altro coniuge.

“Un dollaro vinto è due volte più dolce di un dollaro guadagnato”. Così diceva Paul Newman nel famoso film “Il Colore dei Soldi”. Ma, in molti casi, quando la sorte è avversa, i soldi perdono colore assumendo un’unica tonalità: quella del nero, indice di sfortuna e guai.

Tentare la sorte ogni tanto non fa male a nessuno, ma diventare dei perdigiorno, nelle sale giochi o bar, non solo fa male alle finanze, ma costituisce un grosso danno per l’equilibrio economico della famiglia.

Infatti, come abbiamo detto altre volte, con il matrimonio i coniugi sono tenuti a rispettare una serie di obblighi: uno di questi è garantire all’altro assistenza morale e materiale. Ciò significa che bisogna stare accanto al coniuge, preoccuparsi del suo benessere fisico, garantendo assistenza nel caso di malattia. Ma è necessario anche provvedere al sostentamento economico se il coniuge – quasi sempre la moglie – non ha redditi propri.

Dunque, il coniuge che dedica il proprio tempo libero in cattive abitudini come il gioco d’azzardo oppure consuma continue relazioni extraconiugali non solo viola dei precisi obblighi coniugali, ma si rende responsabile del fallimento matrimoniale.

Proprio con riferimento a ciò, la Cassazione, con una sentenza di qualche tempo fa [1], ha confermato l’addebito della separazione a carico del marito assiduo frequentatore di case da gioco nonché “fedifrago seriale” perché aveva avuto molte relazioni extraconiugali.

La moglie, per molto tempo, aveva tollerato il comportamento del marito sperando in un suo cambiamento di vita. Ma il coniuge si era talmente assuefatto al gioco e alla vita libertina al punto tale da aver determinato inevitabilmente una intollerabilità della convivenza. Proprio a causa di ciò la moglie si era vista costretta a chiedere la separazione.

note

[1] Cass. sent. n. 5395 del 07.03.2014.

Autore immagine: Cristiano Rando

L’addebito della separazione può essere richiesto al giudice tutte le volte in cui uno dei coniugi, a causa di un proprio comportamento, renda intollerabile la convivenza al punto tale da determinare il fallimento matrimoniale.

Le principali cause di addebito sono:

1. l’infedeltà;

2. la violenza del coniuge;

3. l’omessa assistenza morale e materiale

4. l’abbandono del tetto coniugale

5. lo shopping compulsivo

6. Il carattere dispotico

7. il mobbing familiare

8. il vizio del gioco d’azzardo.

Questi sono solo alcuni motivi per poter chiedere l’addebito della separazione. Va ricordato che ogni matrimonio ha una storia a sé; dunque, in sede di separazione è possibile porre alla base dell’addebito anche motivi diversi da quelli sopramenzionati: l’importante è che il coniuge che avanza la richiesta di addebito fornisca prove sufficienti per il convincimento del giudice.


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1 Commento

  1. Non concordo su un punto, che quasi sempre è la moglie a non avere reddito. Talvolta ci sono anche uomini che non lavorano e si fanno felicemente mantenere dalla moglie che per tirare avanti la baracca deve barcamenarsi tra lavoretti precari e rinunce di ogni tipo. Mentre il marito felicemente gioca i sacrifici altrui alle macchinette, e alle varie critiche ripropone le solite botte. Non siamo tutte nullafacenti che hanno barattato qualche prestazione sessuale in cambio di una minestra, per fortuna.

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