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Notifica telematica: quando è valida?

25 Maggio 2021 | Autore:
Notifica telematica: quando è valida?

Nel processo civile, il documento nativo digitale può essere trasmesso anche senza firma online: l’atto raggiunge comunque lo scopo.

Il processo civile telematico presenta parecchi ostacoli, sia tecnici sia giuridici. La trasmissione degli atti viene spesso contestata dai destinatari e costituisce un motivo di eccezione processuale. Queste questioni vanno decise in via prioritaria, altrimenti il rapporto processuale non può correttamente instaurarsi fra le parti. Quando è valida la notifica telematica?

Lo scopo della notifica, anche nell’era digitale, rimane sempre quello di portare un determinato atto a conoscenza del destinatario contro cui il notificante desidera farlo valere. Il processo telematico ha però cambiato le modalità di invio e di trasmissione, richiedendo, ormai da diversi anni, l’uso di Pec e di apposite piattaforme per gli operatori giudiziari, in primis gli avvocati, che devono creare e alimentare il fascicolo telematico inserendovi gli atti che intendono produrre in giudizio.

La giurisprudenza ha fissato una serie di criteri per stabilire quando è valida la notifica telematica e cerca di “salvare” il più possibile l’efficacia di questo tipo di comunicazioni anche quando presentano alcune irregolarità formali che però non compromettono la funzione essenziale della notifica.

Il raggiungimento dello scopo della notifica

Iniziamo con il principio più importante: in base al Codice civile [1] non può essere dichiarata la nullità di alcun atto che abbia raggiunto il suo scopo. Quindi, se l’atto è pervenuto in via telematica al destinatario ed egli ne ha appreso il contenuto, la notifica si considera perfezionata.

Insomma, in questi casi, non c’è causa di nullità che tenga: anche se fosse esistente, non avrebbe efficacia e la notifica resterebbe valida. Le eccezioni di nullità quindi si possono far valere solo in casi estremi, ad esempio quando la notifica è stata indirizzata ad un destinatario diverso, oppure se negli allegati manca un file necessario (la “busta” di trasmissione si rivela vuota o priva di un documento essenziale) o se esso si rivela illeggibile.

Per capire se e quando l’atto ha raggiunto il suo scopo, i giudici usano un semplice metodo: se l’atto notificato è stato impugnato, e contestato nel suo contenuto, ciò vuol dire che la notifica ha svolto comunque la sua funzione informativa e allora gli eventuali vizi della procedura di notificazione sono sanati, come ha affermato la Corte di Cassazione a Sezioni Unite [2]. 

Notifica telematica e firma digitale 

Le notifiche nel processo civile richiedono come presupposto che l’atto da notificare sia “nativo digitale”, cioè consista in un documento creato con un sistema informatico (ad esempio, un file di Word salvato in formato Pdf per renderlo immodificabile) e non in un documento analogico, come un foglio di carta, successivamente scansionato e così “trasformato” a posteriori in un’immagine digitale. 

La notifica dei documenti nativi digitali è ritenuta valida anche senza la firma digitale apposta su ciascuno di essi, perché la giurisprudenza [3] richiede tale elemento a pena di nullità soltanto quando la copia informatica viene estratta da un documento analogico. In questo caso, si rende necessaria non solo la sottoscrizione digitale, che attribuisce paternità al documento, ma anche l’asseverazione della sua conformità all’originale cartaceo, apposta dal soggetto che esegue la notifica, come l’ufficiale giudiziario o l’avvocato, che è munito di questo importante potere certificativo. 

Ciò significa che la copia notificata di un atto di citazione non è nulla neppure se è priva della firma telematica del difensore, purché la sua provenienza sia attribuibile ad un avvocato munito di mandato [4]. Lo stesso principio vale per la procura alle liti conferita dal cliente al proprio difensore: è possibile produrla al momento del deposito del fascicolo telematico anche se la notifica dell’atto introduttivo del giudizio era già avvenuta a mezzo Pec nei confronti della controparte.

La Corte di Cassazione [5] ha anche ammesso la notifica telematica del «duplicato informatico» senza l’attestazione di conformità, perché quel file ha la stessa «impronta» che lo contraddistingue in maniera da considerarlo a tutti gli effetti copia autentica dell’originale nativo digitale e già presente nella cancelleria telematica.

Il deposito degli atti notificati in via telematica

Il soggetto che esegue una notifica in via telematica deve sempre munirsi della ricevuta di avvenuta consegna generata dal sistema informatico utilizzato per la trasmissione. Essa equivale alla cartolina della tradizionale lettera raccomandata cartacea.

Questo documento fornisce la prova dell’effettuazione della notifica, documenta gli atti che sono stati trasmessi e attesta la data di trasmissione e di ricezione, che sarà valida anche se il destinatario non ha provveduto all’apertura materiale del documento. Ai fini della tempestività della notifica, e dunque del rispetto dei termini, è essenziale che la ricevuta venga emessa entro la fine del giorno di scadenza, altrimenti la notifica sarà considerata tardiva e, dunque, invalida [6].

Per quanto riguarda il contenuto, fermi restando i principi generali sulla forma delle notificazioni telematiche che sono validi in tutti i casi, ogni tipo di atto da notificare nei processi civili presenta le sue particolarità che dipendono dal procedimento instaurato. L’avvio di una causa ordinaria richiederà adempimenti diversi da un’opposizione a decreto ingiuntivo o ad un reclamo e saranno, quindi, diversi i documenti da inviare in via telematica alla controparte ed alla cancelleria del giudice che procede.

Approfondimenti

Per gli approfondimenti in proposito leggi:


note

[1] Art. 156 Cod. civ.

[2] Cass. S.U. sent. n. 23620/2018.

[3] Cass. sent. n. 17020/2018; Trib. La Spezia, sent. n. 429/2020.

[4] Cass. sent. n.  8815/2020 e n. 532/2020.

[5] Cass. sent. n. 7489/2021.

[6] Cass. ord. n. 28670 del 15.12.2020.

Autore immagine: pixabay.com


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