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Lo sai che? Cartella esattoriale: cos’è?

Lo sai che? Pubblicato il 14 aprile 2014

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> Lo sai che? Pubblicato il 14 aprile 2014

Cartella di pagamento di Equitalia: una veloce scheda pratica.

 

La cartella esattoriale è il documento di cui il concessionario per la riscossione (Equitalia) si serve per inoltrare ai contribuenti le richieste di pagamento avanzate da un ente creditore (ad esempio lo Stato, i Comuni, gli enti di previdenza ed assistenza, eccetera). L’ente destinatario delle somme (e, quindi, titolare del diritto al tributo per il quale Equitalia agisce) è ben evidenziato sul frontespizio della cartella, così come la somma da versare e la motivazione sottostante.

Altrettanto chiare, nel contesto della cartella, devono essere sia le procedure che il concessionario porrà in essere in caso di mancato pagamento nel termine indicato, sia le indicazioni di come e dove pagare, presentare ricorso o richiedere una rateizzazione. In mancanza di tali indicazioni, la cartella è nulla.

La cartella contiene somme che restano a Equitalia solo in minima parte, rappresentate all’aggio (l’8%), mentre la quasi totalità degli importi sono trasferiti, a incasso avvenuto, ai soggetti creditori.

La cartella è recapitata ai destinatari o per il tramite di un messo, o un ufficiale di riscossione o mediante raccomandata con ricevuta di ritorno.

Raggiunto dalla notifica, il contribuente ha un congruo lasso di tempo (in genere 60 giorni) per pagare, produrre ricorso al giudice o ridiscutere direttamente con l’ente creditore eventuali anomalie nella richiesta di pagamento (eventualmente presentando ricorso in autotutela).

Alla scadenza del termine concesso, le somme esposte in cartella sono maggiorate di interessi di mora e, limitatamente alle somme richieste dagli istituti di previdenza, da sanzioni civili.

Qualora poi, Equitalia dovesse ricorrere a procedure cautelari ed esecutive, quali fermi, ipoteche e pignoramenti, le spese relative saranno altrettanto addebitate al contribuente.

Impugnazione

In caso di impugnazione della cartella per vizi propri imputabili a Equitalia, vigono sempre le regole di impugnazione ordinaria mediante notifica del ricorso con chiamata in causa solo di Equitalia e successiva costituzione in giudizio entro 30 giorni dinanzi alla commissione tributaria provinciale. Invece, per impugnare la cartella per vizi di merito imputabili all’ufficio delle Entrate, se il valore è inferiore a 20mila euro, occorre seguire le regole del reclamo, con notifica prima all’ufficio e, decorsi 90 giorni senza trovare un accordo, con successivo deposito in Ctp

In caso di impugnazione della cartella di pagamento sia per vizi propri sia per vizi di merito, il ricorso deve essere notificato sia all’agenzia delle Entrate, sia a Equitalia. Tuttavia, se il valore della lite non supera 20mila euro, occorre proporre reclamo dinanzi all’ufficio delle Entrate, citando contestualmente in giudizio anche Equitalia, e dopo 90 giorni costituirsi in giudizio dinanzi alla Ctp. In questo caso, secondo l’agenzia delle Entrate, Equitalia non potrebbe eccepire l’intempestività della costituzione in giudizio

Mediante la cartella di pagamento vengono richieste non solo somme relative a crediti tributari, ma anche altri crediti, quali, ad esempio, premi Inail, o contributi previdenziali e assistenziali, o ancora contravvenzioni stradali irrogate da enti locali, come i Comuni. 

Questa circostanza ovviamente rileva per individuare l’autorità giurisdizionale cui ricorrere. Le commissioni tributarie provinciali e regionali possono, infatti, essere adite solo con riferimento ai crediti tributari, e non, ad esempio, per quelli contributivi, per i quali la giurisdizione spetta al tribunale del lavoro

Uno dei vizi propri della cartella di pagamento che potrebbe determinare la sua nullità è rappresentato dalla decadenza dei termini di notifica. Nel caso delle imposte sui redditi e dell’Iva, infatti, la cartella deve essere notificata, a pena di decadenza, per le attività di liquidazione automatica entro il 31 dicembre del terzo anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione o, in caso di controllo formale, entro il 31 dicembre del quarto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione.

note

Autore immagine: 123rf.com 


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1 Commento

  1. ormai l’italia man mano sta diventando un inferno fiscale in cui la povera gente che lotta per la sopravvivenza non ha piu posto e la fuga resta la solizione alternativa per salvare la pelle dall equitalia

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