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Autovelox privatizzati: la multa è nulla?

25 Maggio 2021 | Autore:
Autovelox privatizzati: la multa è nulla?

L’accertamento dell’infrazione è sempre di competenza della polizia locale, anche quando l’apparecchio rilevatore è preso in noleggio da società esterne.

Molti Comuni prendono a noleggio gli apparecchi di rilevamento della velocità da società esterne, anziché acquistarli. Talvolta, al personale di queste ditte viene anche affidato l’incarico di mettere in funzione l’impianto e di procedere al rilevamento della velocità degli autoveicoli. Ma, se ciò avviene, con questi autovelox privatizzati la multa è nulla? 

Si tratta di distinguere le attività che possono essere validamente delegate ai privati da quelle che debbono rimanere nella competenza esclusiva dell’Ente pubblico. Non c’è dubbio che le Amministrazioni possano procurarsi gli apparecchi da ditte fornitrici; ma il Codice della strada, come vedrai tra poco, stabilisce che l’accertamento delle infrazioni è sempre riservato agli organi di polizia e non può essere appaltato ad altri soggetti. 

Perciò, la multa degli autovelox privatizzati è nulla, come ha affermato anche la Corte di Cassazione in una nuova e dirompente sentenza [1]: la polizia locale non può limitarsi a «validare» i dati elaborati dai tecnici privati, ma deve sempre compiere un autonomo accertamento degli eccessi di velocità che riporta nei verbali. 

Autovelox privati: cosa dice la legge 

Il Regolamento di attuazione del Codice della strada [2] stabilisce che: «Per l’accertamento delle violazioni ai limiti di velocità, le apparecchiature devono essere gestite direttamente dagli organi di polizia stradale, e devono essere nella disponibilità degli stessi». In altre parole, su strada deve esserci una pattuglia a presidiare gli impianti e questo compito non può essere affidato al personale di società private ed esterne al Comune.

L’espletamento dei servizi di polizia stradale spetta, per legge [3], alla Polizia stradale (che è uno specifico comparto della Polizia di Stato), ai Carabinieri, alla Guardia di Finanza su tutto il territorio nazionale, ed ai Corpi e servizi di polizia provinciale e municipale «nell’ambito dei territori di competenza» , come abbiamo spiegato ampiamente nell’articolo “Chi può fare una multa stradale.

Autovelox privati: sono leciti? 

Le pubbliche amministrazioni e gli Enti pubblici territoriali, come le Regioni, le Province ed i Comuni, possono acquistare, o prendere a noleggio, da società private gli impianti di rilevazione della velocità e le apparecchiature che li compongono, dunque anche gli autovelox, indicendo le apposite gare d’appalto per ottenere le forniture necessarie.  

Una volta acquisita la disponibilità degli apparecchi, l’intervento delle società private deve limitarsi alle sole attività manuali di installazione e messa in funzione dei sistemi di rilevamento sulle strade individuate nell’apposito decreto prefettizio. Il personale esterno, cioè, non può arrivare anche a fare le multe, perché questa attività, come abbiamo visto, costituisce una prerogativa esclusiva degli organi di Polizia. 

La taratura degli autovelox 

Ogni impianto di rilevazione automatica della velocità, compreso l’autovelox di qualsiasi tipo e modello, deve essere sottoposto, oltre all’iniziale omologazione, anche alla taratura periodica, finalizzata alla verifica di funzionalità, come hanno affermato la Corte Costituzionale [4] e la Corte di Cassazione [5]. 

Se manca questa preventiva taratura, il verbale di accertamento dell’eccesso di velocità è illegittimo [6], perché manca la prova del corretto funzionamento dell’apparecchio rilevatore nella sua parte essenziale, che è la misurazione della velocità percorsa dagli autoveicoli controllati. Per questo motivo, l‘automobilista che si oppone al verbale ha sempre diritto di ottenere l’esibizione del certificato di taratura (leggi “Multa autovelox: è necessaria la taratura?“).

La taratura dell’autovelox – che deve sempre risultare dal verbale di contravvenzione – non può essere affidata alle ditte esterne che hanno noleggiato l’apparecchio, ma va effettuata presso gli appositi centri autorizzati, altrimenti la multa è illegittima. 

Autovelox privati: quando la multa è nulla 

Nella nuova pronuncia cui accennavamo all’inizio dell’articolo, la Corte di Cassazione [1] ha affermato in modo perentorio che «deve ritenersi sempre e comunque necessario l’intervento degli organi di polizia locale nell’espletamento del procedimento di accertamento e contestazione dell’infrazione al Codice della strada per violazione dei limiti di velocità». In altre parole, tu puoi essere validamente contravvenzionato da un vigile in servizio, ma mai da un tecnico di una ditta privata, neppure se egli è stato incaricato dalla polizia locale di presidiare l’autovelox.

Gli Ermellini sottolineano che il procedimento di rilevazione e contestazione delle infrazioni «atteso il carattere pubblicistico e la sua rilevanza, non può essere assolutamente fatto oggetto di un’assoluta privatizzazione a società private noleggiatrici delle apparecchiature di rilevazione automatica della velocità». La conseguenza della violazione di questo principio è obbligata: le multe elevate per eccesso di velocità da personale privato sono illegittime e devono essere annullate.  

Per ulteriori informazioni leggi anche i nostri recenti articoli “Autovelox: normativa” e “7 cose da sapere sugli autovelox“. 


note

[1] Cass. ord. n. 14108 del 24.05.2021.

[2] Art. 345 D.P.R. n. 495/1992.

[3] Art. 12 Cod. strada.

[4] C. Cost. sent. n. 113/2015.

[5] Cass. n. 25127/2015, n.533/2018, n. 18354/2018 e n. 1921/2019.

[6] Art. 45, co. 6, Cod. Strada.

Corte di Cassazione, sez. II Civile, ordinanza 10 dicembre 2020 – 24 maggio 2021, n. 14108

Presidente Di Virgilio – Relatore Oricchio

Fatti di causa

G.A. proponeva, innanzi al Giudice di Pace di Terralba, opposizione avverso i verbali di accertamento (n.ri (omissis) ) di violazione dell’art. 142 C.d.S., comma 8, elevato dal Comando della Polizia Municipale del Comune di Arborea.

L’opposizione era resistita dal detto Comune.

L’adito Giudice di prime cure, con sentenza n. 62/2013, accoglieva l’opposizione ed annullava l’impugnato verbale sul dirimente presupposto che non sarebbe stato soddisfatto l’onere dell’Amministrazione di dimostrare, all’epoca dei fatti, la postazione dei cartelli, la loro distanza dalla postazione fissa di rilevamento della velocità, la loro dimensione e la dimensione delle iscrizioni nei medesimi contenute”.

Il Comune interponeva appello avverso la succitata decisione, della quale chiedeva la riforma.

Il gravame era resistito dalla parte in origine contravvenzionata-opponente, che instava nelle proprie difese ribadendo la già assunta posizione.

Il Tribunale di Oristano, in funzione di Giudice di appello, accoglieva – con sentenza n. 1052/2016 – il gravame, rigettava l’opposizione e regolava, secondo soccombenza, le spese del doppio grado del giudizio.

Per la cassazione della detta sentenza del Tribunale ricorre innanzi a questa Corte il Galliazzo con atto affidato a cinque ordini di motivi e resistito con controricorso dell’intimato Comune.

Parte controricorrente ha depositato memoria.

Ragioni della decisione

1.- Con il primo motivo del ricorso si censura, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, il vizio di violazione e falsa applicazione di legge (artt. 112 e 320 c.p.c., e L. n. 689 del 1981, art. 22), nonché – in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5 – il vizio di difetto di motivazione in ordine alla corretta applicazione del principio dell’onere della prova di cui all’art. 2697 c.c..

2.- Con il secondo motivo del ricorso si deduce, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, il vizio di violazione e falsa applicazione di legge (art. 345 Reg.to C.d.S., e L. n. 168 del 2002), nonché – in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5 – il difetto di motivazione in ordine all’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio.

3.- Con il terzo motivo parte ricorrente lamenta, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, il vizio di violazione e falsa applicazione di legge (art. 97 Cost., art. 45 C.d.S., comma 6, art. 142 C.d.S., e art. 345 Reg. C.d.S.), nonché -in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5 – l’omessa pronuncia su una eccezione di nullità rilevabile di ufficio.

4.- Con il quarto motivo del ricorso si prospetta, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, il vizio di violazione e falsa applicazione di legge (artt. 11 e 12 C.d.S., art. 345 Reg. C.d.S., e L. n. 168 del 2002), nonché – in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5 – l’omessa esame di un documento decisivo per il giudizio.

5.- Con il quinto ed ultimo motivo del ricorso si denuncia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, il vizio di violazione e falsa applicazione di legge (art. 2 C.d.S., L. n. 168 del 2002, art. 200 C.d.S., e art. 383 Reg. C.d.S.), nonché – in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5 – il difetto di motivazione per omesso esame di un documento decisivo per il giudizio.

6.- Il Collegio ritiene di dover procedere, immediatamente, al contestuale esame dei motivi quarto e quinto, atteso il loro carattere del tutto dirimente della controversia.

Con i detti motivi si deduce, in sostanza e rispettivamente quanto segue:

la sentenza impugnata sarebbe errata esserlo state violate le disposizioni, di cui alle norme innanzi epigrafate, che riservano ai pubblici ufficiali i servizi di polizia stradale ed in particolare, la gestione della apparecchiature per il controllo della velocità;

la medesima decisione gravata sarebbe errata per omessa indicazione, nel verbale di contestazione, degli estremi del decreto prefettizio con il quale dovevano essere individuate le strade (differenti dalle autostrade e dalle arterie extraurbane principali) in cui poteva essere effettuato il rilevamento con i dispositivi automatici senza obbligo di contestazione immediata.

Entrambe le censure svolte con i due motivi qui in esame colgono nel segno ed evidenziano l’illegittimità del provvedimento oggetto del ricorso.

Sotto il primo profilo la sentenza impugnata ha erroneamente ritenuto, citando l’art. 5 del contratto di noleggio dell’apparecchiatura di rilevamento della velocita intervenuto fra il Comune controricorrente ed una società privata, che la polizia urbana aveva assunto “la piena disponibilità” della stessa.

Viceversa dallo stesso contratto di noleggio emergeva che, solo attraverso, una improprio sistema di validazione dei dati si concretizzava l’intervento della polizia locale.

Tanto comporta una patente illegittimità dell’operato della P.A., che travolge la legittimità dell’atto di contestazione della sanzione.

Al riguardo appare quanto mai necessario affermare il principio per cui deve ritenersi sempre e comunque necessario l’intervento degli organi di polizia locale nell’espletamento del procedimento di accertamento e contestazione dell’infrazione al C.d.S. per violazione dei limiti di velocità, procedimento che – atteso il carattere pubblicistico e la sua rilevanza – non può essere assolutamente fatto oggetto di una assoluta privatizzazione a società private noleggiatrici delle apparecchiature di rilevazione automatica della velocità.

Sotto il secondo profilo (e, quindi, con riferimento specifico alla censura del cui al quinto motivo) va rilevato, quale ulteriore motivo di illegittimità, il fatto, su cui nulla dice – pur dopo “tessere aver a lungo vagliato la questione dell’apposizione dei cartelli di avviso – dell’assenza nel provvedimento gravato della necessaria indicazione del decreto prefettizio anzidetto.

In conclusione i due motivi qui in esame, in quanto fondati, vanno accolti con ogni conseguenza di legge.

7.- I precedenti primi tre motivi del ricorso vanno ritenuti assorbiti.

8.- Per effetto di quanto detto in relazione agli esaminati quarto e quinto motivo, il ricorso deve essere accolto, con conseguente cassazione dell’impugnata sentenza.

I verbali di contestazione, come conseguenza dell’accolto ricorso, devono ritenersi illegittimi con conseguente accoglimento della proposta opposizione e, potendosi nella fattispecie giudicare ai sensi dell’art. 384 c.p.c., vanno annullati, senza rinvio.

9.- Le spese del presente giudizio e quelle del doppio grado dei precedenti giudizi di merito seguono la soccombenza e si determinano come in dispositivo.

P.Q.M.

La Corte accoglie il quarto ed il quinto motivo del ricorso, assorbiti i rimanenti, cassa l’impugnata sentenza in relazione ai motivi accolti e, decidendo nel merito, accoglie l’opposizione ed annulla i verbali impugnati di cui in atti.

Condanna parte controricorrente al pagamento in favore della parte ricorrente delle spese del presente giudizio, determinate in Euro 600,00, oltre Euro 200,00 per esborsi, spese generali nella misura del 15% ed accessori come per legge, nonché delle spese del doppio grado del giudizi; di merito determinate – rispettivamente – in Euro 330,00 per compensi, oltre spese generali ed accessori come per legge, quanto al primo grado, ed in Euro 530,00 per compensi di avvocato, spese vive e generali ed accessori come per legge quanto al secondo grado.

 


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