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Reati alimentari: quali sono e come difendersi?

5 Settembre 2021 | Autore:
Reati alimentari: quali sono e come difendersi?

Cosa fare quando si acquistano cibi o bevande contraffatte, scadute, non conservate a norma e nocive per la salute? A chi rivolgersi?

La tutela della salute dei cittadini passa anche dalla tavola. La normativa punisce chi tenta di trarre maggior profitto dalla propria attività trascurando la sicurezza dei prodotti alimentari che finiscono sugli scaffali di negozi e supermercati, sulle bancarelle degli ambulanti, nelle sagre di paese o nelle cucine dei ristoranti di lusso. Importante, a questo proposito, l’intervento al fotofinish del Governo Draghi, che ha impedito l’entrata in vigore di un decreto legislativo «grazie» al quale (grazie è un eufemismo, ovviamente) sarebbero stati depenalizzati alcuni delitti in materia. Ma i reati alimentari quali sono e come difendersi? Si parla solo di vendere del cibo fatto bene ma scaduto? Non è proprio così semplice.

Nell’elenco dei reati alimentari rientrano tanti aspetti, dalle norme di igiene per la manipolazione degli alimenti alla tutela della genuinità dei prodotti, dalla loro conservazione al modo in cui devono essere confezionati. Igiene e qualità sono i principali requisiti da rispettare per evitare delle sanzioni pesanti. Vediamo quali sono i reati alimentari e come ci si può difendere quando si porta a casa un prodotto scadente o scaduto, che mina la salute del consumatore.

Reati alimentari: cosa prevede la legge?

La tutela del consumatore sui prodotti agroalimentari è disciplinata da una legge del 1962 [1] che è stata sul punto di sparire in virtù di un decreto legislativo [2] la cui entrata in vigore abrogava una serie di reati alimentari, che dovevano diventare illeciti amministrativi. Si parlava della vendita di prodotti:

  • con sostanze private anche in parte dei propri elementi nutritivi o mescolate ad altre di qualità inferiore o trattate in modo da variarne la composizione naturale;
  • in cattivo stato di conservazione;
  • con cariche microbiche superiori ai limiti di legge;
  • con l’aggiunta di additivi non autorizzati o senza l’osservanza delle norme prescritte per l’impiego.

In pratica, veniva considerato reato nel decreto legislativo solo l’ipotesi meno frequente, ovvero «la produzione, vendita o messa in commercio di sostanze alimentari, della carta o degli imballaggi per avvolgerli, degli oggetti di uso domestico o personale, colorati con coloranti non autorizzati».

Il Governo, però, ha approvato una nuova legge pubblicata subito sulla Gazzetta Ufficiale che impedisce l’abrogazione dei reati in questione. Quali sono quelli previsti dal Codice penale in base alla legge del 1962?

Sono previsti i seguenti reati contro l’incolumità pubblica dal punto di vista alimentare:

  • avvelenamento di acque o di sostanze alimentari [3];
  • adulterazione e contraffazione di sostanze alimentari [4];
  • adulterazione o contraffazione di altre cose in danno della pubblica salute [5];
  • commercio di sostanze alimentari contraffatte o adulterate [6];
  • commercio di sostanze alimentari nocive [7].

Ci sono, poi, altri reati a tutela delle denominazioni di origine e delle indicazioni tipiche e protette (quelle a cui si riferiscono le sigle DOP, DOCG, IGP, ecc.). In particolare, vengono punite:

  • la frode nell’esercizio del commercio [8];
  • la vendita di sostanze alimentari non genuine come genuine [9];
  • la vendita di prodotti industriali con segni mendaci [10];
  • la fabbricazione ed il commercio di beni realizzati usurpando titoli di proprietà industriale [11];
  • la contraffazione di indicazioni geografiche o denominazioni di origine dei prodotti agroalimentari [12].

Riassumendo: i reati contro l’incolumità pubblica dal punto di vista sanitario possono raggrupparsi in due tipi di frodi:

  • la frode sanitaria, che si basa sulla probabilità o la certezza di procurare un danno alla salute dei cittadini rendendo potenzialmente o sicuramente nocivi alimenti o bevande;
  • la frode commerciale, ovvero tutte le azioni fraudolente sugli alimenti o sulle loro confezioni che, pur non determinando concreto o immediato danno per la salute pubblica, favoriscono illeciti profitti a danno del consumatore.

Reati alimentari: quali sanzioni?

Naturalmente, ogni reato alimentare contenuto nel Codice penale prevede una sanzione. Nello specifico:

  • avvelenamento di acque o di sostanze alimentari: reclusione non inferiore a 15 anni. Se dal fatto deriva la morte di qualcuno, si applica l’ergastolo;
  • adulterazione e contraffazione di sostanze alimentari: reclusione da tre a dieci anni. La stessa pena si applica a chi contraffà, in modo pericoloso alla salute pubblica, sostanze alimentari destinate al commercio;
  • adulterazione o contraffazione di altre cose in danno della pubblica salute: reclusione da uno a cinque anni o multa non inferiore a 309 euro;
  • commercio di sostanze alimentari contraffatte o adulterate: interdizione da cinque a dieci anni dalla professione, arte, industria, commercio o mestiere, nonché l’interdizione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese per lo stesso periodo. La condanna comporta altresì la pubblicazione della sentenza su almeno due quotidiani a diffusione nazionale. Prevista anche la reclusione da sei mesi a 12 anni, a seconda dei casi;
  • commercio di sostanze alimentari nocive: reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa non inferiore a 51 euro. La pena è diminuita se la qualità nociva delle sostanze è nota alla persona che le acquista o le riceve;
  • frode nell’esercizio del commercio: reclusione fino a due anni o multa fino a euro 2.065;
  • vendita di sostanze alimentari non genuine come genuine: reclusione fino a sei mesi o multa fino a 1.032 euro;
  • vendita di prodotti industriali con segni mendaci: reclusione fino a due anni o multa fino a 20.000 euro;
  • fabbricazione e commercio di beni realizzati usurpando titoli di proprietà industriale: a querela della persona offesa, reclusione fino a due anni o multa fino a 20.000 euro;
  • la contraffazione di indicazioni geografiche o denominazioni di origine dei prodotti agroalimentari: reclusione fino a due anni o multa fino a 20.000 euro.

Reati alimentari: come difendersi?

Quando si arriva a casa con la spesa fatta e si scopre di avere acquistato un prodotto adulterato, contraffatto, pericoloso per la salute o non genuino, in teoria potrebbe bastare salire in macchina, tornare al punto vendita in cui è stato comprato e pretendere la sostituzione con un prodotto sano e a norma, portando quello acquistato ed il relativo scontrino fiscale. In caso di polemica, conviene chiamare la Polizia locale e spiegare l’accaduto.

Se il prodotto è già stato consumato e si avvertono dei disturbi come conseguenza del reato alimentare, come difendersi? La prima cosa da fare è andare da un medico, possibilmente portando con sé «il corpo del reato», mostrando sia quel che è stato mangiato sia l’etichetta o la confezione del prodotto. Se ci sono degli esami da fare, è importante conservare i referti per eventuali richieste di risarcimento del danno.

L’episodio dovrà essere comunicato all’Autorità sanitaria, ovvero:

  • all’Azienda sanitaria locale di competenza, che ha anche il compito di vigilare sull’igiene delle aziende e degli esercizi commerciali;
  • ai Nas, cioè i Nuclei antisofisticazioni e Sanità dei Carabinieri, che svolgono attività di controllo e di vigilanza igienico-sanitaria in collaborazione con il ministero della Salute.

Il ministero dello Sviluppo Economico ha attivato, inoltre, un call-center dedicato all’anticontraffazione, lo 06.47055800. Gli operatori valuteranno l’episodio denunciato e scatteranno i dovuti controlli.

Infine, è possibile rivolgersi ad un’associazione di consumatori.


note

[1] Legge n. 283/1962.

[2] D.lgs. n. 27/2021.

[3] Art. 439 cod. pen.

[4] Art. 440 cod. pen.

[5] Art. 441 cod. pen.

[6] Art. 442 cod. pen.

[7] Art. 444 cod. pen.

[8] Art. 515 cod. pen.

[9] Art. 516 cod. pen.

[10] Art. 517 cod. pen.

[11] Art. 517-ter cod. pen.

[12] Art. 517-quater cod. pen.


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