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Come non perdere i soldi versati all’Inps

5 Settembre 2021 | Autore:
Come non perdere i soldi versati all’Inps

Lavoratore con pochi versamenti: come utilizzarli per ottenere la pensione e non farli diventare contributi silenti?

La problematica dei cosiddetti “contributi silenti” riguarda i lavoratori con pochi versamenti accreditati presso l’Inps: a causa delle attuali previsioni, l’Istituto non rimborsa la contribuzione versata, anche se non dà diritto ad alcuna pensione. La giurisprudenza in materia, infatti, non prevede la restituzione dei contributi, qualora gli accrediti siano anche solo potenzialmente utili alla pensione [1], pur non dando luogo, nel concreto, ad alcun trattamento. Sono invece rimborsabili i contributi non dovuti, versati erroneamente o in eccedenza: ne abbiamo parlato in “Contributi Inps non dovuti, tutte le ipotesi“. Ma, al di fuori dei casi in cui è possibile chiedere il rimborso, come non perdere i soldi versati all’Inps?

L’unico modo per riuscire a recuperare i contributi giacenti presso l’Inps, non essendoci possibilità di ottenere la restituzione, è renderli utili ai fini pensionistici.

In buona sostanza, per recuperare i versamenti “dormienti” è necessario sommarli o unificarli alla contribuzione presente in diverse gestioni di previdenza obbligatoria, oppure aggiungere ulteriori contributi, ad esempio da riscatto, volontari o figurativi: aumentando gli accrediti complessivi, si può così raggiungere il requisito di contribuzione minimo per il diritto a pensione presso la gestione interessata.

Bisogna, in ogni caso, effettuare un’analisi completa della propria posizione lavorativa, personale e previdenziale, per capire, ad esempio, se si rientra in una particolare categoria che ha diritto a benefici pensionistici (invalidi, caregiver, disoccupati di lungo corso…). Le eccezioni, peraltro, sono molto numerose e possono dipendere anche dal fondo previdenziale di appartenenza (si pensi ad alcune gestioni particolari, come quelle dei lavoratori dello spettacolo e degli sportivi professionisti, che consentono ad alcuni iscritti di ottenere la pensione di vecchiaia anche sotto i 60 anni).

L’analisi previdenziale potrebbe coinvolgere anche il datore di lavoro, qualora l’azienda possa introdurre degli strumenti per l’accompagnamento alla pensione, come l’isopensione, il contratto di espansione o l’assegno ordinario.

Ma procediamo con ordine e vediamo in quali modi si possono aggiungere dei versamenti ai contributi silenti per farli diventare utili alla pensione, rinviando per ulteriori approfondimenti alla guida alla pensione di vecchiaia ed alla guida alla pensione anticipata.

Cumulo dei contributi

Chi ha pochi contributi presso l’Inps, ma possiede versamenti accreditati in più casse, comprese le gestioni dei liberi professionisti, può ottenere la pensione di vecchiaia o anticipata in regime di cumulo, sommando gratuitamente gli accrediti non coincidenti (è possibile anche ottenere le pensioni di inabilità ed ai superstiti), purché non abbiano già dato luogo a pensione.

Le tipologie di cumulo sono diverse [2] e possono consentire non solo di ottenere la pensione anticipata ordinaria cosiddetta Fornero [3], con 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini, un anno in meno per le donne, ma anche:

  • la pensione di vecchiaia ordinaria, con 67 anni di età e 20 anni di contributi (15, per chi rientra in deroghe specifiche); è richiesto un importo pensionistico minimo pari a 1,5 volte l’assegno sociale, per coloro il cui trattamento è calcolato con sistema interamente contributivo;
  • la pensione di vecchiaia con requisito anagrafico ridotto per gli invalidi, o pensione di vecchiaia anticipata;
  • la pensione di vecchiaia per chi si trova nel sistema contributivo (privi di contributi anteriormente al 1996), con 71 anni di età e 5 anni di versamenti;
  • la pensione anticipata per chi si trova nel sistema contributivo (privi di contributi anteriormente al 1996), con 64 anni di età e 20 anni di versamenti; è richiesto un importo pensionistico minimo pari a 2,8 volte l’assegno sociale;
  • la pensione quota 100, con 62 anni di età e 38 anni di contributi.

Qualora si cumulino i contributi accreditati presso una cassa professionale ai fini della pensione di vecchiaia, bisogna stare molto attenti: con 67 anni di età e 20 anni di contributi complessivi, difatti, si matura il diritto alla pensione di vecchiaia ordinaria in regime di cumulo, ma solo in relazione alle quote liquidate a carico dell’Inps; per ottenere, ai fini della misura del trattamento, la quota liquidata dalla gestione dei liberi professionisti, è necessario soddisfare anche il requisito di età e contributivo previsto dal regolamento della cassa coinvolta nell’operazione [4].

Marco, libero professionista, possiede 10 anni di contributi accreditati presso l’Inps e 20 anni accreditati presso la sua cassa; domandando il cumulo, ottiene la pensione di vecchiaia con 20 anni di contributi complessivi e 67 anni presso l’Inps; poiché la sua gestione di previdenza dispone il diritto alla pensione di vecchiaia con 25 anni di contributi complessivi e 68 anni di età, Marco dovrà attendere un anno, a partire dalla data di liquidazione della sua pensione di vecchiaia Inps, per ottenere la quota a carico della cassa professionale.

Il cumulo, per quanto riguarda la contribuzione accreditata presso le casse Inps, non determina il ricalcolo contributivo della pensione in relazione alle quote da valutarsi con sistema retributivo; simili previsioni possono però essere contenute nei regolamenti delle casse professionali.

Totalizzazione dei contributi

La totalizzazione dei contributi [5] è uno strumento molto simile al cumulo, in quanto consente di sommare gratuitamente la contribuzione presente presso gestioni diverse.

Attraverso la totalizzazione si può ottenere:

  • la pensione di vecchiaia, con 66 anni di età, 20 anni di contribuzione, una finestra di attesa di 18 mesi ed eventuali ulteriori requisiti previsti dalle gestioni coinvolte nell’operazione;
  • la pensione di anzianità, con 41 anni di contribuzione, una finestra di attesa di 21 mesi ed eventuali ulteriori requisiti;
  • è inoltre possibile ottenere la pensione per inabilità ed ai superstiti.

Ricongiunzione dei contributi

La ricongiunzione dei contributi consente di riunire tutta la contribuzione accreditata in gestioni previdenziali differenti verso un’unica cassa.

Questo permette di ottenere, nella generalità dei casi, il diritto a un’unica pensione.

Per calcolare il costo della ricongiunzione, per quanto riguarda i periodi soggetti al sistema retributivo, è necessario effettuare un primo calcolo della pensione considerando i soli contributi presenti nella gestione di destinazione, poi un secondo calcolo della pensione considerando tutti i contributi dell’interessato, come se risultassero accreditati nel fondo prescelto.

Bisogna poi fare la differenza tra i due calcoli per ottenere l’ammontare del beneficio conseguito. Una volta determinato il beneficio, questo si deve moltiplicare per un apposito coefficiente, il coefficiente di riserva matematica, che cambia in relazione all’età, al sesso e all’anzianità contributiva del lavoratore: si ottiene, così, la riserva matematica.

Dalla riserva matematica si devono sottrarre i contributi trasferiti nella gestione di destinazione, rivalutati al tasso composto del 4,50% annuo. Infine, se la ricongiunzione è effettuata da e verso determinate gestioni Inps, ad esempio dall’Inps verso l’Inpdap (o viceversa), l’onere così ottenuto deve essere diviso per due; il costo della ricongiunzione può essere liquidato in un’unica soluzione o rateizzato, con l’applicazione degli interessi.

Per quanto concerne i contributi da ricongiungere soggetti al calcolo contributivo, o percentuale, la determinazione dell’onere di ricongiunzione è più semplice. Bisogna infatti:

  • prendere come riferimento la retribuzione pensionabile degli ultimi 12 mesi;
  • moltiplicare la retribuzione per gli anni da ricongiungere e per l’aliquota contributiva (33% presso Inps Fondo pensioni lavoratori dipendenti);
  • sottrarre dall’onere così ottenuto i contributi da trasferire.

Computo dei contributi

Il computo è una misura [6] che consente di far confluire, a titolo gratuito, la contribuzione accreditata in diverse gestioni Inps presso un’unica cassa di previdenza, la gestione Separata. Quest’operazione comporta il ricalcolo contributivo dell’intero trattamento pensionistico, ma anche il diritto di ottenere la pensione di vecchiaia e anticipata agevolate.

Per aderire al computo sono richiesti i seguenti requisiti:

  • iscrizione presso la gestione separata e accredito di almeno un mese di contributi;
  • meno di 18 anni di contributi versati o accreditati alla data del 31 dicembre 1995;
  • almeno 5 anni di contributi versati o accreditati dal 1° gennaio 1996;
  • almeno 15 anni di contributi.

Attenzione: non è possibile utilizzare il computo in relazione alle casse professionali, cioè non è consentito far confluire gli accrediti presenti presso le gestioni di categoria dei liberi professionisti verso la gestione separata Inps attraverso il computo.

Per approfondire leggi: Computo presso la gestione Separata.

Come aumentare i contributi versati all’Inps?

I contributi silenti, non sufficienti per il diritto a pensione, possono comunque diventare utilizzabili:

  • unendoli a nuovi contributi derivanti dal riscatto di periodi scoperti, cioè dal recupero di periodi non lavorati; qui una breve Guida al riscatto;
  • richiedendo l’accredito di contributi figurativi, qualora, nonostante un’interruzione o sospensione del rapporto di lavoro, i periodi non contribuiti possano essere coperti dall’Inps ai fini della pensione; non tutti i contributi figurativi sono accreditati d’ufficio, alcuni lo sono su domanda, come i periodi di servizio militare o il periodo di maternità al di fuori del rapporto lavorativo;
  • continuando a versare contributi volontariamente sino al raggiungimento del diritto alla pensione.

Queste operazioni, ad ogni modo, sono utili per recuperare i contributi silenti solo qualora, uniti ai versamenti inutilizzabili, consentano di raggiungere il diritto al pensionamento.

Qualora i contributi versati siano insufficienti per ottenere una pensione autonoma, si può eventualmente ottenere la pensione supplementare, cioè una pensione aggiuntiva: bisogna però essere già titolari di un trattamento pensionistico, per avvalersi di questa opportunità, nonché considerare che non tutte le gestioni presso cui si possiedono contributi silenti la riconoscono.


note

[1] Cass. sent. 3613/2002; C. Cost, sent. 307/1989; Cons. St. sent. 13/2006.

[2] Art. 1 co. 239 e ss. L. 228/2012; D.lgs. 184/1997.

[3] Art. 24 co.10 DL 201/2011.

[4] Circ. Inps 140/2017.

[5] D.lgs. 42/2006.

[6] Art. 3 DM 282/1996.

Autore immagine: pixabay.com


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