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Ricetta dematerializzata: cosa c’è da sapere?

5 Settembre 2021 | Autore:
Ricetta dematerializzata: cosa c’è da sapere?

L’innovazione tecnologica ha portato all’introduzione di un nuovo sistema di prescrizione delle prestazioni farmaceutiche e ambulatoriali.

Da qualche anno, la tradizionale ricetta rossa cartacea è stata sostituita dalla ricetta elettronica, o meglio, dematerializzata. In ambito sanitario, la novità è stata introdotta a seguito del processo di informatizzazione che ha previsto la totale eliminazione del supporto cartaceo a favore dell’interconnessione tra sistema di accoglienza centrale, tessera sanitaria, medici prescrittori, farmacie e strutture che erogano le prestazioni di specialistica ambulatoriale. A proposto della ricetta dematerializzata, cosa c’è da sapere? Lo vedremo insieme in questo articolo.

La ricetta dematerializzata conserva le medesime caratteristiche di quella rossa sia per quanto attiene alla capacità di prescrizione da parte del medico sia per quanto riguarda la durata temporale. Presenta, però, maggiori vantaggi ad iniziare dalla validità. Infatti, a differenza di quella rossa, è valida sull’intero territorio nazionale e non solo nella Regione di residenza dell’assistito. Quindi, questi può acquistare il farmaco o eseguire la prestazione sanitaria in tutto il Paese, pagando, però, il medesimo ticket o usufruendo della stessa esenzione della Regione di residenza.

Come funziona la ricetta dematerializzata

Dal 1° marzo 2016, i blocchetti con le ricette rosse che un tempo venivano utilizzati dai medici non esistono più. Oggi, il sanitario quando deve prescrivere un medicinale di fascia A, una visita specialistica o un’analisi di laboratorio erogata dal Servizio sanitario nazionale (Ssn), deve servirsi di un documento digitale, cioè della ricetta dematerializzata. Il funzionamento di quest’ultima è piuttosto semplice; infatti, il medico deve:

  1. connettersi dal computer al portale gestito da Sogei, la Società generale di informatica Spa controllata dal ministero dell’Economia e delle Finanze o dalla Regione di competenza;
  2. identificarsi;
  3. compilare la prescrizione inserendo un Nre (Numero di ricetta elettronica), fornito dal sistema che viene associato al codice fiscale del paziente, aggiungendo eventuali esenzioni;
  4. inviare la ricetta elettronica al server Sogei;
  5. stampare un promemoria su carta bianca, che consegna al paziente. Con il promemoria è possibile ritirare il medicinale prescritto in farmacia o prenotare la visita o altri accertamenti presso la struttura sanitaria prescelta o al Cup (Centro unico di prenotazione).

Collegandosi allo stesso sistema informatico telematico il farmacista o il Cup può accedere direttamente alla prescrizione digitale e ai dati del paziente mediante il numero di ricetta elettronica e il codice fiscale. Quindi, il farmacista e il Cup possono rispettivamente consegnare il farmaco e prenotare la prestazione sanitaria richiesta.

Come si utilizza il promemoria per l’acquisto di farmaci

Anche se la ricetta è elettronica, il medico può consegnare all’assistito un promemoria cartaceo, stampato su carta bianca in formato A5, da utilizzare nel caso in cui il sistema informatico non dovesse funzionare così da poter comunque ritirare i farmaci prescritti.

Se il sistema regionale lo consente, il promemoria è disponibile anche online. In tale ipotesi, per l’erogazione della prestazione farmaceutica è sufficiente esibire la tessera sanitaria.

Se il paziente dovesse perdere il promemoria, il farmaco può essere in ogni caso acquistato in quanto la prescrizione risulta registrata in un archivio elettronico, al quale possono accedere tutte le farmacie.

Va comunque detto che dal mese di marzo 2020 è stato avviato un percorso per la digitalizzazione anche del promemoria. Pertanto, non sarà più necessario recarsi dal medico per avere una prescrizione. Basterà chiedergli per telefono il codice Rne e, successivamente, comunicare in farmacia detto codice e il codice fiscale per acquistare i medicinali prescritti.

A cosa serve e quando scade la ricetta dematerializzata

Al pari della ricetta rossa, anche quella dematerializzata serve a prescrivere i farmaci di fascia A, le visite specialistiche e gli esami diagnostici a carico del Ssn. La sua durata cambia a seconda se contiene la prescrizione di un farmaco o di una prestazione sanitaria.

Nel primo caso, la durata è di 30 giorni dalla data di compilazione, visibile sulla ricetta stessa, decorsi i quali il sistema telematico blocca il documento, quindi, non è più possibile acquistare il farmaco in farmacia.

Con la ricetta dematerializzata si possono prescrivere solo 2 confezioni per farmaco. Tuttavia, se il medicinale è già stato utilizzato dal paziente da almeno 6 mesi ed è specifico per una malattia cronica, si possono prescrivere fino a 6 confezioni per ricetta per coprire un massimo di 180 giorni di terapia.

In caso di prima prescrizione o di modifica della terapia, il medico può prescrivere una sola confezione di un farmaco e una sola ricetta al giorno.

Invece, se la ricetta dematerializzata prescrive visite specialistiche ed esami diagnostici, la durata cambia da Regione a Regione. Di solito, è di 6 mesi da quando è stata emessa, ciò vuol dire che il cittadino può prenotare la prestazione che gli è stata prescritta entro 6 mesi dal rilascio della ricetta ma vi sono Regioni in cui la ricetta ha una validità maggiore o minore. In ogni caso, è necessario prenotare la prestazione sanitaria per tempo al fine di mantenere valida la priorità segnata sulla ricetta. A tal proposito, le lettere con le quali vengono indicate le priorità sono:

  • U, che sta per urgente, e si riferisce alle prestazioni da erogare entro 72 ore;
  • B, in relazione alle quali la prenotazione può essere effettuata entro 10 giorni dall’emissione;
  • D, la prenotazione deve essere fatta entro 30 giorni per le visite specialistiche ed entro 60 giorni per gli esami diagnostici;
  • P, la prenotazione deve essere effettuata entro 120 giorni.

Ricetta dematerializzata: quando non è possibile usarla?

Non è possibile utilizzare la ricetta dematerializzata per prescrivere:

  1. ossigeno;
  2. farmaci in distribuzione di conto;
  3. farmaci di fascia C e farmaci stupefacenti;
  4. sostanze psicotrope;
  5. farmaci che richiedono un piano terapeutico Aifa;
  6. farmaci prescritti al domicilio del paziente o nelle residenze sanitarie assistenziali.

È possibile annullare la ricetta dematerializzata?

La ricetta dematerializzata può essere annullata dal medico se non è stata presa in carico da alcuna farmacia o struttura sanitaria. In tal caso, il prescrittore deve inserire una causale, che cambia a seconda se vanno modificati solo i dati contabili oppure se si tratta di un annullamento totale della ricetta.

Le ipotesi di annullamento di una ricetta dematerializzata sono poco frequenti, in quanto i medici sono sempre più attenti nella fase di emissione. Peraltro, il sistema telematico rileva facilmente gli eventuali abusi. Questo è uno dei tanti vantaggi legati alla dematerializzazione insieme a:

  • un maggiore controllo dei costi di produzione delle ricette, considerato che quelle cartacee sono piuttosto costose perché realizzate con carta filigrana;
  •  una semplificazione nelle attività di farmacovigilanza e di sorveglianza epidemiologica;
  • una semplificazione dell’attività di controllo da parte delle Asl.

Altresì, con la ricetta dematerializzata, la privacy del cittadino è garantita: la prescrizione è visualizzata esclusivamente dal farmacista che eroga i farmaci o dalla struttura sanitaria che dovrà erogare la prestazione specialistica.



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