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Versamento volontario dei contributi: come funziona?

5 Settembre 2021 | Autore:
Versamento volontario dei contributi: come funziona?

Contributi volontari: quando si possono versare, autorizzazione, come si calcolano, che cosa succede se il pagamento avviene in ritardo.

I periodi nei quali non viene svolta l’attività lavorativa possono essere recuperati, ai fini della pensione, attraverso i versamenti volontari: si tratta, in pratica, della possibilità, per il lavoratore, di pagare di tasca propria la contribuzione previdenziale, per rendere i periodi non lavorati utili a pensione.

Il versamento volontario dei contributi come funziona? Innanzitutto, bisogna specificare che le regole variano in base alla gestione di appartenenza, in quanto, a seconda del fondo previdenziale, cambia non solo la modalità per determinare l’imponibile, cioè la cifra da assoggettare a contribuzione, ma anche l’aliquota, cioè la percentuale dovuta a titolo di contribuzione.

A seconda della gestione considerata variano anche le condizioni per ottenere l’autorizzazione al versamento della contribuzione volontaria: non è infatti possibile iniziare ad effettuare i versamenti “di testa propria”, ma bisogna attendere il provvedimento autorizzativo del fondo di appartenenza, che calcola la contribuzione dovuta da versare periodicamente.

L’autorizzazione, una volta rilasciata, non scade mai, ma è importante sottolineare che il versamento della contribuzione volontaria non può essere effettuato in relazione a un periodo già coperto, a meno che non sia effettuato per la copertura di un periodo a retribuzione ridotta, contribuito solo in parte. Il lavoratore, difatti, può integrare periodi in cui i contributi versati sono d’importo basso, ad esempio a causa dell’orario di lavoro ridotto: questi periodi, se non integrati, possono comportare il mancato riconoscimento, ai fini del diritto alla pensione, dell’annualità intera.

Quali pensioni si possono raggiungere col versamento volontario dei contributi?

I contributi volontari sono generalmente parificati ai contributi obbligatori [1] ai fini del diritto alle prestazioni pensionistiche, nonché in relazione all’anzianità contributiva e alla retribuzione pensionabile. Ad esempio, possono essere utilizzati per raggiungere il requisito contributivo utile all’accesso:

  • alla pensione anticipata ordinaria (42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini, un anno in meno per le donne);
  • alla pensione di vecchiaia (20 anni di contributi);
  • alla pensione con opzione donna o alla pensione di anzianità per gli addetti ai lavori usuranti (35 anni di contributi);
  • alla pensione quota 100 (38 anni di contributi).

Per i lavoratori assoggettati al calcolo interamente contributivo della pensione, però, i versamenti volontari non possono essere utilizzati per il perfezionamento della pensione anticipata cosiddetta contributiva, che si raggiunge a 64 anni, con 20 anni di contributi e un importo minimo pari a 2,8 volte l’assegno sociale.

Autorizzazione al versamento volontario dei contributi

L’autorizzazione al versamento volontario dei contributi è concessa quando l’assicurato può far valere, nella gestione presso la quale chiede di effettuare i versamenti volontari, uno specifico requisito contributivo.

Per quanto riguarda i lavoratori dipendenti (iscritti presso l’Assicurazione generale obbligatoria dell’Inps), l’assicurato deve poter far valere, alternativamente, uno dei seguenti requisiti:

  • almeno 5 anni di contributi (pari a 260 contributi settimanali, 60 contributi mensili), indipendentemente dalla collocazione temporale dei contributi versati;
  • in alternativa, almeno 3 anni di contribuzione nei cinque anni che precedono la data di presentazione della domanda.

I requisiti per l’autorizzazione devono essere perfezionati con versamenti effettivi (contributi obbligatori, volontari o da riscatto), escludendo gli accrediti figurativi (per malattia, infortunio, disoccupazione).

I lavoratori agricoli, ai fini dell’autorizzazione ai versamenti volontari, devono possedere, negli ultimi 5 anni:

  • almeno 279 giornate di contributi agricoli, se uomini;
  • almeno 186 giornate di contributi agricoli, se donne o giovani;
  • un minimo di 65 settimane, se lavoratori addetti esclusivamente alle attività di durata inferiore a sei mesi, svolte annualmente in determinati periodi, nonché alle attività soggette a disoccupazione stagionale ed a periodi di sosta.

In alternativa, qualunque sia l’epoca del versamento, è necessario soddisfare uno dei seguenti requisiti:

  • almeno 465 giornate di contributi agricoli per gli uomini;
  • un minimo di 310 giornate di contributi agricoli per le donne e i giovani fino a 18 anni;
  • almeno 125 contributi settimanali per i lavoratori addetti esclusivamente alle attività di durata inferiore a sei mesi, svolte annualmente in determinati periodi, nonché alle attività soggette a disoccupazione stagionale ed a periodi di sosta.

Per coloro che svolgono lavoro dipendente in forma stagionale, temporanea o discontinua, o regolata da contratto di lavoro part-time, basta un solo anno di contribuzione nel quinquennio precedente la domanda.

Oltre a questi requisiti, l’interessato deve:

  • aver cessato o interrotto il rapporto di lavoro [2];
  • non essere già pensionato;
  • non versare i contributi presso un’altra gestione di previdenza obbligatoria.

Versamento volontario per i lavoratori part time

I lavoratori con contratto a tempo parziale verticale o ciclico, grazie alle previsioni della legge di Bilancio 2021 [3] hanno diritto al riconoscimento, ai fini della pensione, dei periodi non lavorati, se relativi all’articolazione dell’attività.

Antonello, in regime di part time verticale, lavora a settimane alterne: anche le settimane interamente non lavorate sono astrattamente utili a pensione.

Per tutti i lavoratori part time, però, l’utilità dei periodi di attività ai fini della pensione è limitata dalla retribuzione: se non si raggiunge, infatti, un imponibile previdenziale minimo almeno pari a 10.724 euro annui (valore 2021), nonostante si lavori dal 1° gennaio al 31 dicembre, le 52 settimane da accreditare nell’anno sono proporzionalmente ridotte.

I lavoratori con contratto di lavoro part time possono dunque essere autorizzati al versamento di contributi volontari, anche in costanza di rapporto di lavoro, per integrare la retribuzione.

È importante tener presente che questa tipologia di contribuzione volontaria è compatibile col versamento di contributi nella gestione Separata, per i lavoratori parasubordinati.

Quali periodi si possono coprire coi versamenti volontari?

Attraverso il versamento volontario di contributi non si possono coprire periodi precedenti: in altre parole, una volta ottenuta l’autorizzazione, questa vale per coprire esclusivamente i periodi posteriori alla stessa

L’unica eccezione è costituita dalla facoltà di coprire volontariamente anche i 6 mesi che precedono la domanda, se nel semestre non è presente alcun versamento contributivo, anche figurativo.

Se i versamenti sono interrotti, si possono riprendere in qualsiasi momento, ma non coprono i periodi pregressi: in pratica, una volta scaduto il termine per coprire un determinato periodo, questo non si può più recuperare, salvo particolari eccezioni.

L’autorizzazione al versamento volontario non scade mai, ma può essere sospesa, ad esempio per lo svolgimento di una nuova attività lavorativa. Cessata la causa di sospensione, il diritto ai versamenti riprende e si esercita dal primo sabato successivo alla data di cessazione della causa impeditiva.

Come si calcolano i versamenti volontari?

L’importo dei versamenti volontari si ottiene applicando l’aliquota di finanziamento relativa alla gestione previdenziale (ad esempio, 33% per i lavoratori subordinati, iscritti presso il Fondo pensione lavoratori dipendenti, con decorrenza dell’autorizzazione successiva al 1995; 27,87% per gli autorizzati sino al 31 dicembre 1995) alla retribuzione o al reddito di riferimento.

Per i lavoratori dipendenti, l’importo del contributo dovuto è settimanale e viene calcolato sulla base delle ultime 52 settimane di contribuzione obbligatoria rispetto alla data della domanda, anche se non collocate nell’anno immediatamente precedente la data di presentazione dell’istanza.

L‘importo minimo della retribuzione settimanale su cui determinare la contribuzione volontaria non può essere inferiore al 40% dell’importo del trattamento minimo mensile di pensione a carico del Fondo pensione lavoratori dipendenti in vigore al 1° gennaio dell’anno considerato (ossia al 40% di 515,58 euro per il 2021, cioè a 206,23 euro).

Paolo, lavoratore dipendente, ha un reddito imponibile, riferito alle ultime 52 settimane, di 30mila euro. L’importo dei contributi volontari dovuto in un anno è pari a 9.900 euro (30.000 x 33%).

Come si pagano i contributi volontari?

I contributi volontari possono essere versati accedendo al servizio “Versamenti volontari” del Portale dei pagamenti Inps, con una delle seguenti modalità:

  • online, tramite la modalità “Pagamento online PagoPA”, che permette di versare i contributi utilizzando la carta di credito o di debito, il conto corrente oppure altri metodi di pagamento innovativi disponibili sul sistema PagoPA;
  • avviso di pagamento PagoPA, che permette di versare i contributi presso tutti i prestatori di servizi di pagamento aderenti al circuito PagoPA.

Quando si pagano i contributi volontari?

Il versamento dei contributi volontari per i periodi correnti (quattro trimestri ogni anno) deve essere effettuato entro il trimestre solare successivo a quello di riferimento. Ad esempio, per coprire il primo trimestre (gennaio-febbraio-marzo) il versamento deve essere effettuato entro il 30 giugno.

I versamenti effettuati oltre i termini di scadenza sono nulli e rimborsabili.


note

[1] Art.9 DPR 1432/1971.

[2] Circolare Inps 50/2008.

[3] Art. 1 co. 350 L. 178/2020.


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