Diritto e Fisco | Articoli

Gli scatti d’ira giustificano una separazione?

26 Maggio 2021 | Autore:
Gli scatti d’ira giustificano una separazione?

Quando la rabbia, la collera e le violenze verbali contro il coniuge comportano l’addebito della separazione e l’obbligo di versare il mantenimento.

Ci vuole pazienza, si dice. Ma la pazienza è una risorsa scarsa: quando viene messa a dura prova si esaurisce. Le capacità di sopportazione non sono infinite. Così c’è chi non ne può più delle intemperanze del coniuge che perde il controllo ed eccede con le parole violente. Gli scatti d’ira giustificano una separazione coniugale? 

I coniugi possono sempre separarsi quando si rendono conto che la comunione di vita è ormai finita e la prosecuzione della convivenza insieme sarebbe insopportabile o, come si dice nelle aule di giustizia, intollerabile. Quando il distacco fisico ed emotivo è divenuto profondo, l’avversione e l’ostilità reciproca possono sfociare in esplosioni di rabbia e di collera. Questi eventi sono il sicuro sintomo di un malessere nella coppia, ma spesso non sono la causa delle incomprensioni che hanno provocato l’allontanamento. Talvolta, la rottura del rapporto è dovuta ad altri fattori più profondi e l’ira è solo la conseguenza esteriore più evidente del malessere che si è creato.

Così, gli scatti d’ira giustificano una separazione se i coniugi concordemente decidono di porre fine al matrimonio anche per questo solo motivo, così come per qualsiasi altra incomprensione, comportamenti spiacevoli o difetti caratteriali. Ma quegli scatti d’ira da soli possono non essere sufficienti per pronunciare anche l’addebito della separazione stessa al coniuge che li ha compiuti, come ha affermato una recente sentenza del tribunale di Milano [1]. Di conseguenza, non scatta l’obbligo di versare l’assegno di mantenimento all’ex coniuge.

È importante osservare che qui stiamo parlando di violenze limitate all’ambito verbale: altrimenti, quando sussistono anche violenze fisiche, come le percosse, per giurisprudenza costante basta anche un unico episodio per fondare l’addebito della separazione. 

L’addebito della separazione 

Il Codice civile [2] dispone che «il giudice, pronunziando la separazione, stabilisce a vantaggio del coniuge cui non sia addebitabile la separazione il diritto di ricevere dall’altro coniuge quanto è necessario al suo mantenimento, qualora egli non abbia adeguati redditi propri». 

La principale conseguenza negativa della separazione con addebito è proprio l’obbligo di versare al coniuge che non dispone di adeguate capacità economiche un assegno di mantenimento, commisurato al tenore di vita di cui godeva in costanza del matrimonio. 

Per poter pronunciare l’addebito della separazione occorre stabilire se ad uno soltanto dei coniugi possa essere attribuita l’intera responsabilità del fallimento del matrimonio. A tali fini, non basta che vi sia stata una violazione dei doveri coniugali (che potrebbe anche essere reciproca), come l’obbligo di fedeltà e quello di assistenza morale e materiale, ma bisogna anche individuare un nesso di causalità tra queste condotte e l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza. 

È evidente che quanto più le violazioni dei doveri coniugali sono gravi e conclamate tanto più facile sarà dimostrare, da parte del coniuge che le ha subite, che l’indisponibilità a vivere ancora insieme come marito e moglie, e dunque la volontà di porre fine al rapporto, deriva proprio da ciò. Altrimenti, se la violazione dei doveri coniugali sopravviene quando l’armonia della coppia si era già rotta per altri fattori preesistenti e indipendenti, il giudice pronuncerà la separazione senza addebito. In tal caso, gli scatti d’ira sono ininfluenti.

Gli scatti d’ira bastano per l’addebito della separazione? 

Molte volte, gli scatti d’ira non sono di per sé sufficienti per pronunciare l’addebito della separazione nei confronti del coniuge che li ha compiuti. Nel recente caso deciso dal tribunale di Milano [1], gli «sbalzi umorali» del marito, insieme alle «violenze verbali» ed alle «frasi denigratorie», pronunciate anche in pubblico contro la moglie ed i figli, non sono bastate per ottenere l’addebito. 

Questi pur riconosciuti «scatti d’ira» (rimasti immotivati) non sono stati ritenuti «cause anche solo indirette della disgregazione di un nucleo familiare già in crisi»: erano la conseguenza della frattura del rapporto già creatasi, non la causa. 

Nel giudizio milanese ha giocato a sfavore della moglie anche il fatto che gli scatti d’ira riferiti non fossero circostanziati, ma soltanto «generici, collocati in tempi remoti e soprattutto sforniti di adeguato supporto probatorio e contestati dal marito»; altrimenti, l’esito avrebbe potuto essere diverso. La donna aveva esibito anche le chat di WhatsApp, ma il tribunale le ha ritenute ininfluenti perché «prive di significatività» e in buona parte riferite al periodo successivo alla manifestata volontà di separarsi.

Quando gli scatti d’ira sono reato 

Gli scatti d’ira possono contribuire ad integrare il reato di maltrattamenti in famiglia, in danno del coniuge e dei figli, se denotano indole aggressiva, tendenza alla sopraffazione e incapacità di dominare i propri impulsi, come ha affermato recentemente la Corte di Cassazione [2]. 

In caso di reato, le violenze psicologiche manifestate attraverso gli scatti d’ira o con altre espressioni indicative di rabbia e collera, anche se sono rimaste limitate all’aspetto verbale, senza tradursi in aggressioni fisiche, possono fondare l’addebito della separazione al coniuge che le ha compiute perché denotano una sua volontà di umiliazione o sottomissione dell’altro e comunque esprimono un’aperta ostilità nei confronti di chi le subisce.

Così anche gli scatti d’ira possono ledere illecitamente ed irrimediabilmente la dignità del coniuge e giustificare l’addebito della separazione a chi se ne è reso responsabile. Leggi anche “Addebito separazione violenza: ultime sentenze“.


note

[1] Trib. Milano, sent. n. 2788 del 02.04.2021.

[2] Art. 156 Cod. civ.

[3] Cass. sent. n. 5930 del 08.10.2020.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube