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Concordato preventivo

11 Marzo 2015
Concordato preventivo

Crisi di impresa: evitare il fallimento con la proposta di concordato preventivo ai creditori; finalità, maggioranze per l’approvazione, procedura.

Per evitare di fallire e contrastare l’eventuale deposito, da parte dei creditori, di una istanza di fallimento, l’imprenditore che sia in stato di crisi di liquidità può presentare la domanda di concordato preventivo. Lo scopo è di trovare un accordo con i creditori e superare il momento di difficoltà transitorio in cui versa l’azienda.

Può accedere alla procedura l’impresa commerciale (sia essa società di capitali, di persone, ditta individuale). Sono escluse le imprese agricole e gli enti pubblici.

Si deve inoltre trattare di una realtà imprenditoriale che superi le soglie per essere dichiarata fallita (leggi a riguardo “Presupposti soggettivi e oggettivi per la dichiarazione di fallimento”).

Finalità

Il nuovo concordato preventivo non prevede alcun vincolo di carattere economico per la soddisfazione dei creditori ed il debitore può, in buona sostanza, proporre ai creditori qualsiasi soluzione che ritenga possa ricevere il loro consenso, sulla base di schemi vari e flessibili.

L’imprenditore che si trova in stato di crisi può proporre ai creditori un concordato preventivo sulla base di un piano che, in dettaglio, può prevedere:

– la ristrutturazione dei debiti e la soddisfazione dei crediti attraverso qualsiasi forma, anche mediante cessione dei beni, accollo, ovvero altre operazioni straordinarie, ivi compresa l’attribuzione ai creditori, nonché a società da questi partecipate, di azioni, quote, ovvero obbligazioni, anche convertibili in azioni, oppure altri strumenti finanziari e titoli di debito;

l’attribuzione delle attività delle imprese interessate dalla proposta di concordato ad un assuntore; possono costituirsi come assuntori anche i creditori o società da questi partecipate o da costituire nel corso della procedura, le azioni delle quali siano destinate ad essere attribuite ai creditori per effetto del concordato;

– la suddivisione dei creditori in classi secondo posizione giuridica ed interessi economici omogenei;

– trattamenti differenziati tra creditori appartenenti a classi diverse.

Non sono, invece, richiesti ulteriori requisiti soggettivi dell’imprenditore per l’accesso alla procedura di concordato relativamente alla tenuta della contabilità, all’iscrizione nel Registro delle imprese, volendosi favorire l’accesso a tale procedura ed essendo concepita la soluzione concordataria a vantaggio dell’impresa e non dell’imprenditore. Non è neppure previsto l’obbligo da parte del debitore di offrire una percentuale minima ai creditori chirografari, a differenza di quanto previsto dalla precedente normativa.

Le novità con il decreto del Fare del 2013

La domanda di concordato richiede la presentazione dei bilanci relativi agli ultimi tre esercizi e l’elenco nominativo dei creditori con l’indicazione dei rispettivi crediti.

Il tribunale, nel fissare un termine per la presentazione del piano, può nominare il commissario giudiziale che vigili sull’attività di amministrazione dei beni svolta dal debitore e su eventuali comportamenti fraudolenti da parte di quest’ultimo.

Procedura

La procedura può suddividersi in quattro fasi:

fase preparatoria, ossia la preparazione della domanda di concordato ed il suo esame da parte del tribunale, nonché la decisione sull’ammissione;

– fase di approvazione dei creditori, il cui esito può essere anche il rigetto dell’approvazione;

– fase di omologazione del concordato qualora l’approvazione dei creditori abbia avuto esito positivo;

– fase di esecuzione del concordato.

Limiti all’attività dei creditori

La legge pone, altresì, alcuni limiti all’attività dei creditori:

– dalla data della presentazione del ricorso e fino al passaggio in giudicato del decreto di omologazione del concordato, i creditori per titolo o causa anteriore al decreto non possono, a pena di nullità, iniziare o proseguire azioni esecutive sul patrimonio del debitore;

– i creditori non possono acquistare diritti di prelazione con efficacia rispetto ai creditori concorrenti, salvo che vi sia autorizzazione del giudice delegato nei casi previsti.

Ulteriori effetti nei confronti dei creditori riguardano:

– la sospensione dei pagamenti nei loro confronti per titolo o causa anteriore al decreto, fatti salvi i pagamenti di beni e servizi effettuati, per titolo o causa successivi al decreto, nell’esercizio dell’attività d’impresa nei termini d’uso, per i quali sono altresì riconosciuti gli interessi e la rivalutazione monetaria;

– gli interessi e la rivalutazione monetaria sono altresì riconosciuti per i crediti da lavoro subordinato maturati nel corso della procedura e per i crediti di società ed enti lavorativi di produzione e lavoro, i quali tutti sono altresì soggetti a prelazione per il periodo successivo alla domanda di concordato preventivo;

– la data di scadenza dei crediti, generalmente individuata nella data di presentazione della domanda di ammissione al concordato.

I creditori hanno, infine, diritto alla compensazione dei propri crediti con quelli che vantano nei confronti della società ammessa al concordato, purché:

– i crediti vantati siano liquidi, omogenei ed esigibili prima della domanda di ammissione;

– i crediti, pur non scaduti prima della domanda di ammissione, non siano stati acquisiti con atto tra vivi dopo l’ammissione o nell’anno anteriore;

– la compensazione non sia richiesta tra crediti sorti prima della domanda e crediti sorti successivamente.

Secondo alcuni giudici [1] è possibile una proposta di concordato preventivo che preveda il pagamento in percentuale anche di classi di creditori privilegiati, qualora le classi di creditori proposte “accorpino e suddividano i creditori secondo un accettabile criterio di omogeneità ” e, di conseguenza, “non siano preordinate a ottenere una indebita compressione della volontà dei creditori eventualmente dissenzienti”.

Nel caso d’inammissibilità della proposta di concordato, il tribunale può concedere al debitore un termine non superiore a 15 giorni per apportare integrazioni e produrre nuovi documenti e se, all’esito del procedimento, verifica l’assenza delle condizioni richieste per l’approvazione, sentito il debitore in Camera di consiglio, con decreto non soggetto a reclamo, dichiara inammissibile la proposta di concordato.

In tali casi, il tribunale, su istanza di parte o del pubblico ministero, può dichiarare il fallimento del debitore all’esito del medesimo procedimento, purché gli sia stata previamente contestata l’insolvenza, nonché a condizione che sia accertata la sussistenza dei presupposti, oggettivi e soggettivi, per la dichiarazione di fallimento.

La legge [2] prevede l’obbligo di deposito nella misura del 50% delle spese che si presumono necessarie per l’intera procedura, con facoltà per il giudice di ridurlo ulteriormente sino al 20%.

Quanto al giudizio di omologazione, il giudice delegato riferisce al tribunale, che fissa un’udienza in Camera di consiglio per la comparizione delle parti e del commissario giudiziale.

Se non sono proposte opposizioni, verificata la regolarità della procedura e l’esito della votazione da parte dei creditori, il tribunale omologa il concordato con decreto motivato non impugnabile.

Domanda di ammissione

Il debitore deve presentare con il ricorso:

– un’aggiornata relazione sulla situazione patrimoniale, economica e finanziaria dell’impresa;

– uno stato analitico ed estimativo delle attività e l’elenco nominativo dei creditori, con l’indicazione dei rispettivi crediti e delle cause di prelazione;

– l’elenco dei titolari dei diritti reali o personali su beni di proprietà ovvero in possesso del debitore;

– il valore dei beni ed i creditori particolari degli eventuali soci illimitatamente responsabili;

– un piano contenente la descrizione analitica delle modalità e dei tempi di adempimento della proposta.

Il piano e la documentazione di cui sopra devono essere accompagnati dalla relazione di un professionista, designato dal debitore, avente i requisiti previsti per la nomina a curatore, che attesti la veridicità dei dati aziendali e la fattibilità del piano medesimo. Analoga relazione deve essere presentata nel caso di modifiche sostanziali della proposta o del piano.

Approvazione dei creditori

Il concordato è approvato dai creditori che rappresentano la maggioranza dei crediti ammessi al voto.

I creditori muniti di privilegio, pegno o ipoteca, anche se la garanzia sia contestata, dei quali la proposta di concordato prevede l’integrale pagamento, non hanno diritto al voto se non rinunciano in tutto od in parte al diritto di prelazione. Qualora i creditori muniti di privilegio, pegno o ipoteca rinuncino in tutto o in parte alla prelazione, per la parte del credito non coperta dalla garanzia sono equiparati ai creditori chirografari; la rinuncia ha effetto ai soli fini del concordato.

Sono esclusi dal voto e dal computo delle maggioranze il coniuge del debitore, i suoi parenti e affini fino al quarto grado, i cessionari o aggiudicatari dei loro crediti da meno di un anno prima della proposta di concordato.

I creditori che non hanno esercitato il voto possono far pervenire il proprio dissenso per telegramma o per lettera o per telefax o per posta elettronica nei venti giorni successivi alla chiusura del verbale. In mancanza, si ritengono consenzienti e come tali sono considerati ai fini del computo della maggioranza dei crediti.


note

[1] Trib. Firenze sent. del 31.01.2007.

[2] Art. 163, L.f.


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