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Facebook diventa banca e lancia e-money e bitcoin

15 aprile 2014


Facebook diventa banca e lancia e-money e bitcoin

> Diritto e Fisco Pubblicato il 15 aprile 2014



Vendita di bitcoin e di altri prodotti finanziari: come Facebook si trasforma in Facebank.

Facebook. O forse dovremo cominciare a chiamarlo Facebank, il social network più popolare al mondo. Infatti, stando a quanto battuto dal Financial Times, Zuckerberg sarebbe prossimo a ottenere l’autorizzazione dalla Banca Centrale Irlandese e a trasformare la sua miliardaria creatura in una piattaforma finanziaria per la vendita di servizi come i bitcoint  e altri prodotti finanziari. Un settore che starebbero esplorando anche Google e Vodafone.

Non sarà come giocare a Candy Crush, ma il sistema dovrebbe essere lo stesso: ci sarà un’applicazione dedicata, all’interno di Facebook, con cui gli utenti potranno interagire e acquistare, anziché crediti per qualche videogame, veri e propri prodotti sino ad oggi rimasti ad esclusivo appannaggio delle banche. E chissà se, da icona di culto, Facebook diventerà una multinazionale “odiata” dal popolo al pari di molti altri Istituti di credito.

Tutto, dunque, parte dal forte impulso che ha avuto, negli ultimi anni, la moneta elettronica: i Bitcoin stanno cambiando il nostro classico modo di concepire la moneta come un’entità materiale. Nato con l’obiettivo di stabilire una circolazione monetaria indipendente da Governi e banche centrali, il bitcoin consente la movimentazione a livello internazionale in modo rapido, anonimo e pressoché gratuito di somme di danaro anche consistenti.

Mandare soldi via internet e firmare un contratto nello stesso tempo, in automatico. Sistemi di comunicazione e Dns senza controllo centrale, quindi con privacy ultra garantita e contro ogni censura: sono alcuni degli scenari a cui esperti di crittografia e sviluppatori stanno lavorando, sfruttando le potenzialità dell’algoritmo alla base di Bitcoin. Il cuore della sua portata innovativa è proprio qui, infatti: un sistema che verifica scambi di informazioni attraverso nodi distribuiti e l’uso della crittografia. Senza un’entità centrale, quindi, ma con la mera forza di tutti i computer connessi al network peer to peer. Così funziona il meccanismo del blockchain, registro pubblico utilizzato per verificare che tutte le transazioni economiche in bitcoin siano valide, autentiche e non replicabili.

C’è anche da dire che, in assenza di una organica disciplina a livello internazionale, l’uso del bitcoin potrebbe rivelarsi congeniale anche per svolgere attività illegali come il riciclaggio di proventi illeciti e il finanziamento di gruppi terroristici, se non porsi, nel lungo periodo, come alternativa al tradizionale sistema dei pagamenti, pur nella considerazione che per il processo di emissione è stato stabilito un tetto massimo

Facebook, però, potrebbe essere interessato non solo alla moneta virtuale, ma anche a una larga fetta di strumenti finanziari come prodotti d’investimento, fondi pensione, ecc.

E questo grazie al suo enorme potenziale derivante dalla conoscenza dei dati degli utenti connessi, delle loro età, sesso, gusti, interessi, disponibilità economiche.

Facebook sa tutto di noi e potrebbe intuire, con facilità, se abbiamo bisogno di una pensione integrativa, di un fondo d’investimento a lungo termine, di un semplice deposito di denaro. Potrebbe intuire se i nostri bisogni sono legati a una famiglia o a un portafoglio individuale. Insomma, Facebook potrebbe sapere quello che, invece, le banche devono commissionare a società apposite di indagini di mercato.

Non solo. Grazie alla sua natura “immateriale”, il social network potrebbe anche sfruttare una localizzazione più favorevole dal punto di vista delle regole fiscali e bancarie.

Internet, dunque, si dirige verso la versione 4.0, con i giganti del web che cominceranno anche a gestire il denaro della gente.

Il web cresce a ritmi vertiginosi sia in termini di operatori sia in termini di contenuti sia in termini di navigatori e allora i colossi del web si pongono innanzitutto un obiettivo, non farti perdere la rotta che orbita nella loro galassia, non perderti di vista, in poche parole: non farti andare altrove. Nella sfida sempre più serrata tra Google e Facebook, per esempio, la gara è essenzialmente a essere la (prima) porta di ingresso al www del maggior numero di persone (al mondo). Anzi, oltre a candidarsi a essere il primo indirizzo digitato alla prima apertura del browser dal proprio pc, i big di Internet si propongono di non farti uscire dal loro perimetro e dunque ti devono via via offrire, e per di più comodamente, più o meno tutto ciò che ti serve. Quindi Google, che nasce come motore di ricerca, diventa social network, edicola, archivio, strumento di lavoro, tv eccetera. Quindi Facebook, che nasce come social network, diventa motore di ricerca, strumento di informazione, tv, banca eccetera. Nell’universo del web ogni pianeta cerca di creare la propria galassia.

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Autore immagine: 123rf.com

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