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Sostituzione smartphone difettoso con uno di colore diverso

26 Maggio 2021
Sostituzione smartphone difettoso con uno di colore diverso

Prodotto in garanzia: i diritti del consumatore nel caso in cui il telefono sostituito sia dello stesso modello ma con minime diversità.

Hai acquistato un cellulare da un rivenditore ma, dopo pochi giorni, hai riscontrato dei difetti di funzionamento. Così ti sei rivolto al commerciante per chiederne la sostituzione con uno nuovo. Ottemperando al dovere di garanzia, quest’ultimo ti ha consegnato un nuovo apparecchio ma di colore grigio, quando invece quello che avevi acquistato era bianco perla. Sei costretto ad accettare la proposta del venditore? Cosa prevede la legge sulla garanzia in caso di sostituzione dello smartphone difettoso con uno di colore diverso? Di tanto si è occupata una recente ordinanza della Cassazione [1]. Cerchiamo di fare il punto della situazione.

Smartphone difettoso: cosa prevede la legge?

La legge stabilisce che, in caso di prodotto difettoso, all’acquirente spetta la garanzia: garanzia di 2 anni per chi acquista in veste di consumatore (ossia per un bisogno personale) e di 1 anno soltanto per chi invece acquista in veste di professionista (ossia per un bisogno lavorativo). Di solito, chi chiede la fattura, fornendo al venditore la propria partita Iva, è trattato come professionista e non come consumatore.

La garanzia spetta solo a condizione che il difetto di funzionamento sia denunciato al commerciante entro 60 giorni da quando si è presentato il problema per chi compra in veste di consumatore o entro 8 giorni per chi acquista come professionista.  

L’acquirente a questo punto ha il diritto di chiedere, a sua insindacabile scelta, una di queste due soluzioni:

  • la sostituzione dello smartphone con uno nuovo dello stesso tipo;
  • la riparazione a spese del venditore.

Se nessuna di queste soluzioni dovesse essere possibile (cosa che potrebbe succedere, ad esempio, se il prodotto è uscito fuori commercio o non sono più presenti pezzi di ricambio) o se la riparazione dovesse risultare antieconomica, allora l’acquirente ha il diritto di scegliere tra una delle seguenti soluzioni:

  • la risoluzione del contratto: ossia la restituzione dello smartphone dietro rimborso integrale del prezzo. Se vengono dimostrati i danni, è possibile chiedere anche il risarcimento;
  • la riduzione del prezzo di vendita: ossia il parziale rimborso della somma spesa, proporzionato al ridotto valore del prodotto, conservando però lo smartphone acquistato.

A dover prestare la garanzia è il venditore e non il produttore. Sicché, non è possibile obbligare l’acquirente a spedire, a propria cura e spese, il prodotto difettoso alla fabbrica o al centro assistenza affinché l’aggiusti o lo sostituisca: sono compiti questi che spettano solo a colui con cui è stato firmato il contratto di compravendita ossia il commerciante. 

La sostituzione dello smartphone con uno nuovo

La sostituzione dello smartphone può avvenire con uno dello stesso tipo e modello o, col consenso dell’acquirente, con uno di tipo superiore e più costoso. 

Secondo la Cassazione, però, il venditore può offrire anche uno smartphone di colore diverso. Il colore dello smartphone è un dettaglio secondario e il fatto che esso sia sgradito al compratore non può giustificare certo la richiesta di risoluzione del contratto, con conseguente restituzione del prezzo pagato e con annesso risarcimento.

Il caso deciso dalla Cassazione riguarda un avvocato che aveva chiesto la sostituzione di un telefonino guasto appena acquistato. Il venditore lo aveva sostituito con uno di colore diverso, sicché il professionista, non accettando la diversità del prodotto, aveva chiesto la restituzione dei soldi. Al rifiuto del venditore, era scattata la causa in tribunale. I giudici però gli hanno dato torto considerando che «è irrilevante la consegna di un telefono di colore diverso da quello precedentemente acquistato, trattandosi di uno strumento di lavoro e non di un bene voluttuario». 

La Cassazione, in ultima istanza, ha commentato la questione stabilendo che, anche quando l’acquisto è fatto da un consumatore e quindi non per uso lavorativo, «va escluso che un telefono di colore diverso, consegnato in sostituzione di quello non funzionante, della medesima marca e modello, possa essere qualificato come prodotto difettoso, in quanto idoneo all’uso al quale era destinato». Impossibile, quindi, «profilarsi un grave inadempimento del venditore per vizi della cosa venduta».

In buona sostanza, ciò che conta non è il colore del prodotto sostitutivo ma il suo corretto funzionamento per lo scopo cui è destinato.


note

[1] Cass. ord. n. 14106/21 del 24.05.2021.

Corte di Cassazione, sez. II Civile, ordinanza 25 novembre 2020 – 24 maggio 2021, n. 14106

Presidente Di Virgilio – Relatore Giannaccari

Fatti di causa

1. Il giudizio trae origine dalla domanda, proposta in riassunzione da N.A. innanzi al Giudice di pace di Firenze, avente ad oggetto la risoluzione del contratto di vendita di un telefono acquistato dalla Motorola s.p.a..

1.2. Esponeva che l’apparecchio telefonico, già al momento dell’acquisto, presentava gravi difetti di trasmissione e ricezione della voce, ragione per la quale la società provvedeva alla sua sostituzione; tuttavia, il telefono consegnato dal centro assistenza era di colore grigio e non di colore bianco perla sicché, in data 15.7.2003 provvide nuovamente a restituirlo, chiedendo l’ulteriore sostituzione. A seguito del diniego opposto dal venditore chiese che fosse risolto il contratto, con conseguente restituzione del prezzo, oltre al risarcimento dei danni.

1.2. Il Tribunale rigettò la domanda, escludendo che il produttore, evidentemente surrogatosi nella posizione del venditore, avesse assolto l’obbligazione di risarcimento in forma specifica, sostituendo il prodotto difettoso, essendo irrilevante la consegna di un telefono di colore diverso da quello precedentemente acquistato, trattandosi di uno strumento di lavoro e non di un bene voluttuario. Escluse che si trattasse di vendita a distanza in quanto il telefono nuovo in sostituzione del precedente venne ritirato personalmente dal ricorrente presso il centro di assistenza. Il Tribunale ritenne che il diverso colore del bene consegnato non integrasse un grave inadempimento, nemmeno ai sensi dell’art. 130 del Codice del Consumo, trattandosi di bene acquistato come strumento di lavoro e rilevò che il N. aveva accettato la sostituzione del telefono di diverso colore.

2.Per la cassazione del decreto ha proposto ricorso N.A. sulla base di due motivi ed ha depositato memoria in prossimità dell’udienza.

2.1. Ha resistito con controricorso la Motorola Mobility Italia s.r.l..

Ragioni della decisione

1. Va preliminarmente dichiarata l’inammissibilità del deposito della memoria da parte del ricorrente in quanto tardivamente depositate in data 16 novembre 2020 oltre i dieci giorni antecedenti l’adunanza camerale del 25.11.2020.

1.1. Con il primo motivo di ricorso, si deduce la violazione e falsa applicazione dell’art. 1490 c.c., e art. 1497 c.c., e della Convenzione di Vienna del 1980, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3; il ricorrente assume che il telefono consegnato in sostituzione, di colore diverso da quello scelto dall’acquirente non era conforme a quello previsto dal contratto, era diverso dalla descrizione fattane dal venditore e dal campione. Nell’argomentare la censura, si evidenzia che il concetto di conformità contrattuale è più ampio del concetto di vizio della cosa venduta, ai sensi del D.Lgs. n. 206 del 2005, art. 129. Nel caso di specie, quindi, la peculiarità del colore e del modello avrebbe contraddistinto il telefono scelto rispetto ai cellulari presenti sul mercato.

2.Con il secondo motivo di ricorso si deduce, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, l’erronea interpretazione dei fatti di causa, il mancato esame della documentazione in atti e l’omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio oggetto di discussione tra le parti in quanto il giudice di merito non avrebbe considerato che, dopo aver ritirato l’apparecchio telefonico in sostituzione, in data 10.7.2003, avrebbe provveduto a restituirlo dopo soli cinque giorni, in data 15.7.2003 e che la contestazione sarebbe stata riscontrata dalla Motorola s.p.a. il 21.7.2003. Il ricorrente contesta l’omessa applicazione dell’istituto della vendita a distanza, nonostante il cellulare fosse stato consegnato per posta ed avrebbe sottoscritto la ricevuta dell’avvenuta consegna, pur non potendo controllare il colore. Infine il Tribunale avrebbe errato nel non riconoscere il diritto al risarcimento per i disagi connessi al ritardo di circa sei mesi per le riparazioni dei vizi riscontrati.

2.1. I motivi, che per la loro connessione meritano una trattazione congiunta, sono infondati.

2.2.In primo luogo, alla fattispecie in esame non è applicabile la Convenzione di Vienna dell’11 aprile 1980, ratificata dall’Italia con L. n. 765 del 1985, sulla vendita internazionale in quanto il contratto non riguarda la vendita di merci tra parti aventi la loro sede di affari in Stati diversi aderenti alla Convenzione ma tra soggetti aventi residenza e nel territorio dello Stato.

2.3. Il riferimento alla vendita su campione ed a distanza con coglie nel segno, avendo il Tribunale accertato che il telefono ricevuto in sostituzione venne ritirato presso il centro di assistenza e non spedito a mezzo posta.

2.4. In relazione alla differenza di colore, grigio e non bianco perla, il giudice di merito ha tenuto conto dell’utilizzo dell’apparecchio come strumento di lavoro e non come bene voluttuario, circostanza non contestata dal ricorrente. Tanto bastava per escludere la disciplina del Codice del Consumo trattandosi di acquisto ad uso professionale, secondo il consolidato orientamento di questa Corte, secondo cui per assumere la qualifica di professionista, ai sensi e per i fini di cui al D.Lgs. 6 settembre 2005, n. 206, art. 3, non è necessario stipulare un contratto che costituisca di per sé esercizio dell’attività propria dell’impresa o della professione, ma è sufficiente che il contratto sia stipulato al fine di soddisfare interessi anche solo connessi od accessori rispetto allo svolgimento dell’attività imprenditoriale o professionale (Cassazione civile sez. III, 26/09/2018, n. 22810).

2.5. In applicazione di questo principio si è escluso, ad esempio, che possa acquistare la veste di “consumatore”, l’avvocato che abbia acquistato riviste giuridiche in abbonamento o programmi informatici per la gestione di uno studio legale (Sez. 6-2, Ordinanza n. 17466 del 31/07/2014) o abbia stipulato un contratto di utenza telefonica con riferimento ad un apparecchio del quale faceva uso anche per l’esercizio della sua attività professionale (Cass. Civ., Sez. 3, Sentenza n. 11933 del 22/05/2006).

2.6. Il Tribunale, oltre a mettere in luce la destinazione del bene acquistato per uso professionale, ha escluso, anche sotto il profilo della disciplina consumeristica, che un telefono di colore diverso, consegnato in sostituzione di quello non funzionante, della medesima marca e modello, possa essere qualificato come prodotto difettoso, in quanto idoneo all’uso al quale era destinato, nè privo delle qualità promesse ai sensi dell’art. 1497 c.c..

2.7. Non poteva quindi profilarsi un grave inadempimento del venditore per vizi della cosa venduta, tanto più il N. aveva ritirato personalmente il nuovo apparecchio telefonico presso il centro assistenza, constatandone le caratteristiche ed il funzionamento e, anche se di colore diverso, aveva accettato un prodotto di suo gradimento.

2.8. Il ricorso va pertanto rigettato.

3. Le spese seguono la soccombenza e vanno liquidate in dispositivo.

3.1. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, va dato atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

P.Q.M.

rigetta il ricorso e condanna la parte ricorrente al pagamento, in favore del controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 510,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15%, agli esborsi liquidati in Euro 200,00 ed agli accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

 


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