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Come difendersi se arriva la patrimoniale

26 Maggio 2021
Come difendersi se arriva la patrimoniale

La ripartizione delle tasse in Italia non è equa: ecco le ragioni dei contribuenti e i profili di illegittimità dell’operato del nostro Stato. 

Molti di voi ci stanno chiedendo: come faccio a difendermi dalla patrimoniale che il Governo vuol mettere sui conti correnti o sulla casa? Allora, innanzitutto, è bene sapere che non c’è alcuna intenzione, almeno per il momento, di mettere una patrimoniale. 

Anzi, Draghi, di recente, rispondendo a una proposta avanzata da Letta che chiedeva di reintrodurre la tassa sulle successioni, ha detto che non è questo il momento di chiedere soldi agli italiani ma di darli. Chi ha parlato di tassazione della prima casa è stato solo l’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) che ha così consigliato al nostro Stato di tassare solo i ceti medio-ricchi e, quindi, le abitazioni più grandi.

Ora, al di là di questa proposta che chiaramente non ha alcun valore nel nostro Paese visto che – fino a prova contraria – il Parlamento è ancora sovrano, voglio dirvi che questa storia di tassare sempre i ricchi non mi ha mai convinto più di tanto. Questo perché, alla fine, qualcuno si romperà pure le scatole e arriverà a pensare: «Sai che ti dico? Io porto i miei redditi all’estero. Voglio sapere con cosa, ora, finanzi la spesa pubblica». E siccome lo stanno facendo ormai in molti, l’Italia non ha più grossi patrimoni da aggredire. Ecco perché lo Stato se la prende con i ceti medi ed ecco perché questi ultimi scivolano verso la povertà. E quando non ci saranno più neanche i ceti medi, addio bonus, sussidi, ricchi premi e cotillons. 

Sapete che più della metà degli italiani non paga tasse sui redditi e che viene mantenuta dall’altra metà? Sì, perché il 60% degli italiani dichiara un reddito inferiore alla soglia della tassazione. In pratica, il 90% dell’Irpef viene versata dal 41% dei contribuenti. Ora, immaginate se questo 41% di italiani che mantiene il restante 60% decidesse di andare via dall’Italia. Quel 60% dovrebbe dire addio a tutti i sussidi e dovrebbe iniziare a pagare le tasse. Ed è quello che sta succedendo: ogni anno, è più alta la fetta di Italiani che porta i propri redditi all’estero. Per contrastare questo fenomeno lo Stato ha introdotto vari incentivi, come la sanatoria dei capitali esteri, ma nessuno di questi ha finora invertito la rotta. I grossi capitali escono dall’Italia. E prima o poi, a te che oggi non paghi le tasse, il fisco verrà a bussare alla porta e a dirti: «ora è il tuo turno».

Ritorniamo al problema di base: come proteggersi dalla patrimoniale? Sinceramente, non vedo difese se non le criptovalute che al momento riescono a sfuggire alla tassazione. Ma è chiaramente una moneta molto volubile, prova ne sono le recenti bolle che hanno portato perdite a due cifre per i bitcoin. 

Ed allora che resta da fare? Conservare i soldi in banca non è una buona scelta perché spesso la patrimoniale può manifestarsi con un’imposta sulla giacenza del conto. Comprare case neanche, per ciò che vi ho detto prima. C’è allora chi si fa consegnare contanti dalla banca e li nasconde nelle cassette di sicurezza. Il fisco, infatti, anche se può conoscerne l’esistenza, non sa quanti soldi ci nascondete. 

Senza contare che le manovre dell’ultimo minuto lasciano il tempo che trovano. La legge potrebbe ad esempio stabilire una patrimoniale sul reddito degli ultimi due o tre anni, vanificando così i vostri tentativi tardivi.

Ma il populismo che oggi si scaglia contro i novelli ricchi, quelli che dalla pandemia sono usciti più forti di prima, non considera che è proprio da questi che dipendono gli investimenti futuri del nostro Paese. È proprio da chi ha denaro che possiamo ripartire. E se queste persone scappano o nascondono i propri redditi perché additate da tutti come untori, è chiaro che non avremo più alcun sostegno. Insomma, occhio a issare bandiere nere col teschio contro la ricchezza.

Peraltro, nel nostro Paese, ci sono già una decina di imposte sui patrimoni tra cui l’Imu, l’imposta su successioni e donazioni, l’imposta sulle transazioni finanziarie, l’imposta di bollo, l’imposta di registro, il bollo auto, il canone Tv, per un totale di circa 50 miliardi all’anno. Tale significativa, ancorché diversificata, opera di imposizione sui patrimoni porta il contribuente italiano a sopportare un prelievo ben al di sopra della media europea, in un contesto nel quale anche l’imposizione sul reddito è tra le più alte.

Secondo uno studio di The European House–Ambrosetti, sommando tutte le imposte (lavoro, profitti, patrimoni) l’Italia ha il triste primato impositivo in Europa, circa il 20% in più della media dei paesi europei.  

Ci sono bene cinque ragioni per ritenere ingiusta la patrimoniale, di qualunque tipo essa sia. E ve le voglio rappresentare qui di seguito.  

La prima motivazione è etica e riguarda la cosiddetta doppia tassazione: è giusto che lo Stato tassi patrimoni che si sono ottenuti con redditi a loro volta già tassati? Pensiamo a chi compra una casa con il reddito percepito dal proprio lavoro che è già stato tassato e poi si veda ritassare la casa. O a chi acquista titoli e azioni e poi si veda tassare questo investimento quando già, sul proprio reddito, ha dovuto pagare le imposte annuali.

La seconda motivazione è legata alla risposta che, dinanzi a un’improvvisa tassazione, si potrebbe registrare negli scambi: chi comprerebbe mai una casa sapendo che gli verrà tassata? Ciò comporterà una riduzione dei consumi a vantaggio del risparmio. E, nell’attuale momento storico, tale comportamento potrebbe significare una diminuzione delle possibilità di ripresa e di sviluppo economico. Non si compreranno più immobili, quando invece si sa che l’edilizia è sempre stata uno dei principali traini della nostra economia. Si contrarrà anche l’acquisto di titoli di Stato su cui il Governo fonda la propria spesa pubblica. Insomma, quando la coperta è corta, se tiri da un lato, scopri l’altro.

Terzo motivo: la tassazione superiore alla soglia della tollerabilità potrebbe rompere il rapporto di fiducia Stato-cittadini, portando questi ultimi ad esportare i propri redditi o a nasconderli, con un ulteriore danno per l’economia e lo Stato stesso.

La quarta motivazione è legata alla disincentivazione dell’attività imprenditoriale, cioè alla tensione a produrre ricchezza. Gli imprenditori, già pesantemente colpiti da vari tipi di imposte e tasse, quale spinta possono avere alla difesa o allo sviluppo delle loro attività, a sopportare i tanti sacrifici personali ed economici, a fronteggiare i rischi crescenti che derivano dalle stravolte dinamiche dei mercati, se alla fine della loro fatica troveranno solo l’ennesimo tributo da pagare?

La quinta motivazione, conseguenza delle precedenti, è la perdita dei posti di lavoro, perdita che genera per lo Stato un’ulteriore diminuzione delle entrate fiscali sui redditi.



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4 Commenti

  1. quindi secondo l’autore tagliare le tasse ai ricchi fa bene ai poveri. Incrementare ancora le differenze tra i poveri (che aumentano a dismisura) ed i ricchi che aumentano sempre più la propria ricchezza (dati statistici incontrovertibili) è inveitale. Ci dobbiamo rassegnare.
    Queste sono le verità con sui si cerca di far presa sull’opinione pubblica. Finora purtroppo hanno avuto largo seguito, ma si è davvero certi che continueranno ad averlo in futuro?. Fossi ricco comincerei a preoccuparmene.

    1. l’autore scrive questo: Ci sono bene cinque ragioni per ritenere ingiusta la patrimoniale, di qualunque tipo essa sia. Credo abbia ragione

      1. Allora analizziamo in dettaglio le 5 pseudo ragioni. Innanzitutto non giova per supportare tali ragioni far riferimento a dati inesatti. Non so quale sia la fonte informativa dell’autore, che per correttezza andrebbe citata, ma sostenere che la pressione fiscale in Italia sia più alta del 20%, della media europea è quantomeno fuorviante. L’OCSE da valori diversi. In base alla classifica, anno 2018, sulla pressione fiscale totale in rapporto al Pil, elaborata dall’ ufficio studi Cgia su dati Eurostat, (ripresa in una puntata di Report) e relativa alle imposte dirette, indirette, imposte su redditi da capitale, contributi sociali, l’Italia si piazza al settimo posto con il 41, 8%, contro una media Ue, del 40,2%. In testa la Francia con il 48,4%, segue il Belgio con il 46,6%, Svezia, 44,3%, Austria, 42,5%; Grecia, 41,4%; Germania, 41,2%. Ovviamente si parla di pressione fiscale generale, ma l’incidenza tra i doversi corpi sociali è ovviamente diversificata.
        Ovviamente si tratta di una pressione alta, ma meno di altri paesi europei, come quelli del nord, in cui nessun partito si sognerebbe di proporre un taglio della tasse, perché uscirebbe sconfitto alle elezioni. Ma sono situazioni del tutto diverse da quella nostrana.
        Tuttavia pur essendo alta, occorre fare alcune considerazioni. Buona parte della spesa pubblica, alimentata dal prelievo fiscale è utilizzata per pagare gli interessi del debito pubblico che in Italia è molto più alto degli altri paesi. Inoltre noi abbiamo un sistema sanitario, che con tutte le inefficienze note, comunque assicura una copertura piuttosto alta certamente migliore di quella di paesi in cui le tasse sono più basse come l’Irlanda. Infine c’è da tener conto della pesantissima perdita di gettito derivante dall’evasione fiscale in cui l’Italia primeggia in Europa. Negli altri paesi è a livelli molto più contenuti.
        Detto questo è evidente che il vero nocciolo della questione non è il livello della pressione, che, seppur non sia così eccessiva rispetto alla media europea, andrebbe comunque ridotta, ma la sua distribuzione iniqua, che non premia certo il lavoro e i redditi medio-bassi e quindi andrebbe riequilibrata. E la proposta di rivedere la tassa di successione va in questa direzione, anche se piuttosto che dotare i giovani di un tesoretto di 10.000 €, sarebbe senz’altro preferibile tagliare i contributi e le tasse stesse sui giovani, con effetti pertanto neutri sulla tassazione totale che dunque resterebbe immutata, a dispetto delle voci, non certo casuali, che parlano di un aumento di tasse che invece non c’è. C’è solo un riequilibrio a vantaggio dell’equità sociale.
        Riguardo poi all’entità della tassa di successone, va osservato che è tra le più basse dell’Europa e dei paesi sviluppati. In Francia, Germania e Sati Uniti è molto più alta e certamente quell’irrisorio aumento proposto da Letta non la riporta certamente a livelli accettabili e minimamente confrontabili con gli altri paesi in cui peraltro, pur essendo più alta, non ha prodotto quegli effetti nefasti che l’autore dell’articolo paventerebbe.
        1^ ragione. La doppia tassazione. Non è una doppia tassazione ma una tassazione di diversi presupposti che è normalmente diffusa ed accettata nel nostro ordinamento e non solo nel nostro. Non è solo il reddito ad essere tassato. Lo stesso articolista cita una serie di balzelli come l’Imu, l’imposta sulle transazioni finanziarie, l’imposta di bollo, l’imposta di registro, il bollo auto, il canone Tv , che peraltro è il più basso d’Europa ma il più inviso dai contribuenti (forse effetto della campagna mediatica?) ed io ci aggiungerei , tra le altre, la più gravosa e cioè l’IVA. Ed allora perché tanta indignazione solo per la tassa di successione?. Sono tutte tasse che si pagano con redditi già tassati con le imposte dirette ed allora che facciamo? Eliminiamo tutte queste tasse perché i redditi con cui son pagate sono già stati tassati?. Io sono arci d’accordo, ma poi inevitabilmente il gettito totale calerebbe ed allora per riequilibrare il sistema occorrerebbe aumentare le imposte sui redditi. Ottima soluzione che peraltro semplificherebbe enormemente il sistema perché eliminerebbe tutta una pletora di tasse il cui gettito talvolta neppure compensa i costi di gestione delle stesse con indubbi ritorni in termini di efficienza e di economicità . Peccato però che non ci sarà mai un governo così responsabile da attuare una tale epocale riforma. E magari ci fosse! Però a quel punto la tassazione da proporzionale si sposterebbe sulla progressività (come vuole la nostra Costituzione) con una più equa distribuzione. Ma appunto per questo sarebbe molto avversata dai più facoltosi che nonostante tutto non si rendono conto che per loro una tassa sull’eredità è preferibile ad un aumento della tasse sui redditi.
        2^ ragione. Riduzione degli scambi. Invero si avrebbe un aumento perché una parte della ricchezza si sposterebbe sulle classi meno abbienti che notoriamente hanno maggior propensione al consumo (perché necessario). Poi questa storia che ci viene continuamente riproposta in tutte le salse, per cui i ricchi sarebbero disincentivati dall’acquistare se sui beni acquistati si aumenta il livello di tassazione è una leggenda metropolitana che dal punto di vista economico e statistico non trova riscontro. Tenere i propri soldi nelle cassette di sicurezza è un comportamento antieconomico non giustificabile altrimenti.
        3^ ragione: tassazione intollerabile. Quale sia il tasso di intollerabilità è tutto da discutere. Certo auspicare che non si incrini il rapporto di fiducia Stato-cittadini vuol è quantomeno sorprendente. E’ ancora lecito parlare di rapporto di fiducia se un sistema tollera una soglia di evasione che nel 2019 è stata stimata dal Centro Studi e Ricerche Sociologiche “‘Antonella Di Benedetto” di KRLS Network of Business Ethics per conto di Contribuenti.it in circa 181,4 miliardi?. Poi le tasse vanno pagate per dovere civico, fatto salvo il potere di manifestare la propria insoddisfazione ed indignazione nei confronti del regolatore (Parlamento) ma questo deve avvenire nel segreto dell’urna. Riguardo al livello di tolleranza a mio avviso ha molte più ragioni di essere indignato il lavoratore atipico che il ricco possidente. Se al primo si chiede se voglia pagare le tasse del secondo (dunque avere i sui stessi imponibili) la risposta sarebbe scontata.
        E non sono, come obietta l’articolista, ragionamenti populistici, ma di buon senso. E giusto per inciso, basta osservare la posizione assunta da partiti, per rendersi conto che sono proprio quelli avvezzi a tali pratiche ad osteggiare la proposta di una revisione della tassa.
        4^ ragione: disincentivazione dell’attività imprenditoriale. L’attività imprenditoriale è condizionata soprattutto dalla possibilità di fare profitti, ed in tal senso il livello di tassazione non è assolutamente determinante. Basti pensare che dal 2000 ad oggi la tassa sulle imprese è passata dal 37% al 24%, cioè si è ridotta di circa il 35% (altro che 20%) eppure qualcuno si sarebbe accorto di un rinascimento economico, di una anche minima e men che proporzionale ripresa degli investimenti ?. Per in inciso, Biden sta portando la tassazione sulle imprese in USA dal 21 al 28% cioè un livello più alto di quello italiano.
        5^ ragione. Perdita dei posti di lavoro. Per le ragioni innanzi espressa una migliore allocazione del carico tributario non può che portare ad una aumento dei posti di lavoro, vuoi perchè i consumi e quindi la produzione aumenterebbe, vuoi perché un efficientamento del sistema condurrebbe a preziosi risparmi che lo Stato potrebbe utilizzare per investimenti produttivi

      2. In base alla classifica, anno 2018, sulla pressione fiscale totale in rapporto al Pil, l’Italia si piazza al settimo posto con il 41, 8%, contro una media Ue, del 40,2%.
        Buona parte della spesa pubblica, è utilizzata per pagare gli interessi del debito; il nostro sistema sanitario, assicura una copertura piuttosto alta; c’’è poi la perdita di gettito generata dall’evasione.
        L’aumento della tassa di successione non comporta un aumento di pressione perché si spostano solo risorse da una categoria all’altra e comunque resta tra le più basse dell’Europa e dei paesi sviluppati in cui, non si son visti gli effetti nefasti prospettati.
        1. Non si tratta di doppia tassazione ma di tassazione su diversi presupposti, che grava non solo sull’eredità. Ma perché allora tanta indignazione? Si elimino dunque tutti i balzelli perché pagati con redditi già tassati, con calo del gettito e un aumento delle imposte sui redditi e spostamento della tassazione sulla progressività (come vuole la nostra Costituzione) con una più equa distribuzione.
        2. Una parte della ricchezza si sposterebbe sulle classi meno abbienti che notoriamente hanno maggior propensione al consumo , con aumento degli scambi. Tenere i propri soldi nelle cassette di sicurezza poi, è un comportamento antieconomico non giustificabile.
        3: Ha molte più ragioni di essere indignato il lavoratore atipico che il ricco possidente. Se gli si chiedesse se preferirebbe pagare le tasse del secondo (dunque avere i sui stessi imponibili) la risposta sarebbe scontata.
        4: L’attività imprenditoriale è condizionata soprattutto dalla possibilità di fare profitti., Dal 2000 ad oggi la tassa sulle imprese è passata dal 37% al 24%, ma qualcuno si è accorto di un rinascimento economico?

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