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Bolletta acqua: meglio avere un contatore singolo ad appartamento

15 aprile 2014


Bolletta acqua: meglio avere un contatore singolo ad appartamento

> Diritto e Fisco Pubblicato il 15 aprile 2014



La modifica dell’impianto comune dell’acqua con l’installazione di autoclavi e contatori individuali richiede, in assemblea, la maggioranza semplice.

Un tempo sprecata, oggi l’acqua negli appartamenti in condominio viene consumata dalle famiglie con maggiore parsimonia, complice l’aumento dei prezzi e una campagna pubblicitaria di sensibilizzazione collettiva. Finiti i tempi dei rubinetti sempre aperti, resta però il problema di molti edifici con impianti vecchio tipo che, dal ripartitore centrale, erogano l’acqua senza interruzione, anche se non utilizzata.

Al contrario, gli impianti di ultima generazione erogano l’acqua solo se e quando utilizzata dai condomini (cosiddetta “acqua diretta”). In questo modo, i contatori registrano il consumo individuale, senza sperequazioni e in base all’effettivo uso.

Non vi è dubbio, pertanto, che l’ammodernamento dei vecchi impianti possa comportare benefici, economici e non solo, per i condomini.

Inoltre la trasformazione consente di fare a meno delle vasche di raccolta, con risparmio anche della spesa per la pulizia periodica.

Poiché l’impianto idrico viene considerato, dalla legge, un servizio comune essenziale, tutte le eventuali trasformazioni vanno deliberate dall’assemblea dei condomini. Ma con quali maggioranze? Vediamolo.

Sulla trasformazione dell’impianto idrico, l’unica sentenza di riferimento della Cassazione risale al 1989 [1], la quale ha chiarito che 
la riparazione dell’impianto idrico condominiale è un atto di ordinaria amministrazione.

Non si può neanche inquadrare la trasformazione dell’impianto comune in uno “ad acqua diretta” come una “innovazione”: non solo perché, di sicuro, essa non costituisce una innovazione gravosa o voluttuaria (dal momento che comporta non un aggravio, ma al contrario è un risparmio di costi, né può essere ritenuta superflua), ma soprattutto perché l’installazione di una autoclave da parte di uno o più condomini [2] costituisce una semplice modifica della cosa comune consentita a tutti i condomini [3].

In buona sostanza, la trasformazione dell’impianto idrico ad “acqua diretta” può essere approvato dall’assemblea con le maggioranze ordinarie, cioè almeno un terzo dei condomini che rappresenti almeno un terzo dei millesimi.

Diversa è l’ipotesi della soppressione dell’impianto centralizzato dell’acqua calda, per la quale ovviamente è necessaria una delibera approvata alla unanimità dei condomini [4].

note

[1] Cass. sent. n. 4691/1989.

[2] Cass. sent. n. 10445/1998.

[3] Art. 1102 cod. civ.

[4] Cass. sent. n. 3186/1991.

Autore immagine: 123rf.com

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1 Commento

  1. nel mio appartamento al quinto piano (penultimo) ho un problema di bassa pressione di acqua. Chi deve provvedere, io o il condominio? Grazie

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