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Ferie non godute: l’indennizzo ha una prescrizione decennale

15 aprile 2014


Ferie non godute: l’indennizzo ha una prescrizione decennale

> Diritto e Fisco Pubblicato il 15 aprile 2014



Indennità sostitutiva delle ferie e dei riposi settimanali non goduti: dieci anni per richiederla in tribunale.

L’indennità sostitutiva delle ferie e dei riposi settimanali non goduti non ha la stessa natura delle retribuzioni (in gergo tecnico si dice che non ha “natura retributiva”), in quanto non è volta a costituire un reddito per il lavoratore. Essa, al contrario, funge da risarcimento (cosiddetta “natura risarcitoria”).

Di conseguenza tale indennità è soggetta alla prescrizione ordinaria di dieci anni decorrenti anche in pendenza del rapporto di lavoro. In parole molto più semplici, ciò significa che, se il datore non ha corrisposto tale indennità al dipendente, quest’ultimo può agire, in Tribunale, contro l’azienda entro e non oltre dieci anni a partire dal momento in cui aveva diritto a tale pagamento.

Invece, per recuperare le retribuzioni non corrisposte, il lavoratore ha cinque anni che, però, decorrono dalla cessazione del rapporto di lavoro (a riguardo, leggi le nostre guide: “La prescrizione dei diritti del lavoratore” e “Crediti del dipendente: attenzione alla prescrizione”).

Nel caso dell’indennità sostitutiva delle ferie e dei riposi settimanali, l’indennizzo è correlato a un inadempimento contrattuale del datore di lavoro: quello, cioè, di consentire al dipendente il riposo previsto dalla legge. Pertanto, posto tale inadempimento, il datore – non potendo più provvedere all’adempimento (infatti, il dipendente ha ormai lavorato nei giorni in cui doveva invece riposare) – è quantomeno tenuto al risarcimento del danno [1].

La Cassazione ha chiarito [2] che il risarcimento del danno comprende:

a) la retribuzione dovuta per il lavoro prestato nei giorni destinati al riposo e alle ferie;

b) nonché la riparazione di eventuali ulteriori danni subiti dal dipendente a seguito del mancato ristoro delle energie psicofisiche.

Il principio da cui muove la Cassazione è la considerazione che il dipendente ha diritto a fruire per intero, in costanza del rapporto di lavoro e nell’arco di ciascun periodo temporale di maturazione, del monte ferie a lui spettante, con la conseguenza che, in presenza di ferie residue maturate e non godute dal dipendente, il datore di lavoro risulta inadempiente a una precisa obbligazione, che è legale e contrattuale.

La richiesta successivamente avanzata dal dipendente di voler monetizzare in una corrispondente indennità economica le ferie che sono state accumulate e non godute per intero si pone, secondo l’interpretazione espressa nella sentenza della cassazione, in diretta relazione con l’inadempimento del datore di lavoro, che quelle ferie non ha fatto fruire al dipendente, e ha conseguentemente natura di risarcimento contrattuale. Pertanto il termine di prescrizione è di dieci anni e non di cinque come invece le prestazioni dovute dal datore a titolo di stipendi.

note

[1] Il datore di lavoro, quando l’adempimento in forma specifica sia divenuto impossibile, è tenuto al risarcimento del danno.

[2] Cass. sent. n. 10341 dell’11.05.2011.

Autore immagine: 123rf.com

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