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Come pagano le tasse gli italiani all’estero

26 Maggio 2021 | Autore:
Come pagano le tasse gli italiani all’estero

Il regime fiscale contro la doppia imposizione: come e quando iscriversi all’Aire e dove dichiarare i redditi.

Se vivi o lavori all’estero probabilmente percepisci un reddito imponibile o hai delle rendite finanziarie e vuoi sapere come devi regolarti con il Fisco italiano. Secondo gli ultimi dati forniti dall’Aire, l’Anagrafe degli italiani residenti all’estero, sono più di 5 milioni i cittadini iscritti: quasi il 10% della popolazione italiana. Come pagano le tasse gli italiani all’estero? 

La principale preoccupazione è quella della doppia imposizione, cioè essere costretti a versare le imposte nello Stato estero di residenza ed anche in Italia. Per evitare questo fenomeno esistono dei trattati internazionali, che consentono di ottenere un credito d’imposta, una detrazione che viene riconosciuta dall’Agenzia delle Entrate se risulta che le imposte sono state pagate nel Paese straniero. 

L’iscrizione nell’Aire è l’adempimento necessario per beneficiare di questo regime di favore ed è essenziale capire il suo funzionamento per comprendere come pagano le tasse gli italiani all’estero. 

Dove paga le tasse un italiano residente all’estero? 

Per stabilire dove paga le tasse un italiano residente all’estero bisogna sapere che coesistono due criteri: il primo è quello del luogo ove i redditi vengono prodotti, o i proventi sono percepiti; il secondo è l’appartenenza di un contribuente ad un determinato Stato, che può richiedere di pagare le imposte anche sui redditi realizzati oltreconfine.

La residenza in un determinato Stato è un elemento molto utile ad individuare il regime fiscale al quale il contribuente è soggetto, ma non è dirimente. Per evitare il fenomeno delle residenze di comodo – cioè di chi cerca di dimostrare, con un certificato, di vivere all’estero, e magari in un paradiso fiscale, per sfuggire alla tassazione nazionale – la legge richiede qualcosa di più.  

La legge italiana [1] fissa un semplice criterio per stabilire lo spartiacque fiscale: «si considerano residenti le persone che per la maggior parte del periodo di imposta sono iscritte nelle anagrafi della popolazione residente o hanno nel territorio dello Stato il domicilio o la residenza ai sensi del codice civile».  

Quindi, chi risiede all’estero per almeno 183 giorni all’anno non è considerato residente in Italia. La residenza estera viene comprovata dall’iscrizione all’Aire (tranne che per gli Stati rientranti nella black list).

Chi non è iscritto all’Aire, o lo è da meno di 183 giorni, dovrà presentare la dichiarazione annuale dei redditi e pagare le imposte in Italia anche sui redditi prodotti all’estero. Infatti, il Testo Unico delle Imposte sui Redditi [2] dispone che «l’imposta si applica sul reddito complessivo del soggetto, formato per i residenti da tutti i redditi posseduti e per i non residenti soltanto da quelli prodotti nel territorio dello Stato».

Iscrizione all’Aire: vantaggi fiscali

L’iscrizione all’Aire deve essere fatta da chi si sposta all’estero per risiedervi stabilmente. Si considera tale un periodo superiore a 12 mesi. Non è obbligato ad iscriversi all’Aire chi soggiorna all’estero per periodi più brevi e per qualsiasi motivo (studio, lavoro o vacanza) oppure chi è un dipendente pubblico in servizio all’estero.

Una volta iscritto, il cittadino viene cancellato dall’anagrafe della popolazione residente in Italia ed ottiene il beneficio di evitare la doppia tassazione dei redditi percepiti all’estero. Dovrà riportare in dichiarazione soltanto i redditi e gli altri proventi percepiti in Italia.

Soltanto quando il trasferimento avviene verso uno Stato compreso nella black list il contribuente è considerato ancora residente in Italia [3], salvo prova contraria, che dovrà fornire per dimostrare l’effettività dello spostamento. Il Fisco considera come validi gli indizi della permanenza della residenza fiscale in Italia il mantenimento nel territorio dello Stato del proprio domicilio o il trasferimento in una nazione considerata a fiscalità privilegiata (leggi: “Residenza fiscale estera: come si dimostra?“).

Come evitare la doppia imposizione fiscale

Per evitare la doppia imposizione fiscale sui redditi prodotti all’estero, l’Agenzia delle Entrate rilascia un attestato di residenza fiscale estera, da presentare nello Stato di destinazione per evitare la doppia imposizione, se l’Italia ha stipulato con quello Stato estero un apposito trattato internazionale.

L’attestazione può essere richiesta, presso qualunque sportello dell’Agenzia, da persone fisiche, società ed enti ed è soggetta al pagamento di un tributo speciale di euro 3,10.

Se le imposte sono già state versate, senza riuscire a beneficiare delle convenzioni contro la doppia imposizione, i soggetti non residenti in Italia possono chiedere all’Agenzia delle Entrate il loro rimborso, entro i 48 mesi successivi [4]. Infatti, in tali casi, «le imposte pagate all’estero a titolo definitivo sono ammesse in detrazione dall’imposta netta fino a concorrenza della quota di imposta italiana» [5] e il Fisco è tenuto a riconoscere un credito d’imposta nella misura corrispondente.

Ricorda che i redditi di lavoro dipendente sono considerati imponibili – in presenza di una convenzione contro la doppia imposizione – soltanto nello Stato dove sono stati erogati, a meno che l’attività lavorativa non sia stata eseguita in un altro Paese; opera, quindi, la tassazione esclusiva nello Stato di residenza del lavoratore.

Per ulteriori informazioni leggi anche “Residente all’estero: devo pagare le tasse in Italia?“.


note

[1] Art. 2 co. 2, D.P.R. n. 917/1986 (Testo Unico delle Imposte sui Redditi).

[2] Art. 3, co.1, D.P.R. n. 917/1986.

[3] Art. 2, co.2 bis, D.P.R. n. 917/1986.

[4] Artt. 37 e 38 D.P.R. n. 602/1973.

[5] Art. 165, co.1, D.P.R. n. 917/1986.


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