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Obbligo di mantenimento dei figli per i conviventi

27 Maggio 2021 | Autore:
Obbligo di mantenimento dei figli per i conviventi

Chi non è mai stato sposato ha gli stessi vincoli nei confronti dei figli di chi ha posto fine ad un matrimonio? Il mancato assegno in questo caso è reato?

Un padre è un padre e tale resta per sempre, che sia stato sposato con la madre dei suoi figli o abbia avuto con lei un rapporto di convivenza senza il vincolo coniugale. Quindi, quando il treno della coabitazione arriva al capolinea ed i genitori si separano, ha nei confronti dei bambini le stesse responsabilità di chi aveva promesso amore eterno davanti all’altare o all’ufficiale giudiziario. In altre parole: l’obbligo di mantenimento dei figli per i conviventi è indiscutibile. Così la pensa la Cassazione e così hanno scritto i giudici supremi in una recente sentenza [1].

Inutile cercare il pelo nell’uovo del Codice civile, tanto meno in quello del Codice penale che prevede il reato di omesso mantenimento dei figli anche per chi ha preferito la convivenza di fatto al matrimonio: se un tribunale decide che il padre (o la madre, per carità) deve staccare l’assegno ogni mese per garantire il mantenimento della prole e non rispetta questo vincolo, incorre in un illecito penale. Vediamo perché.

Obbligo di mantenimento: cosa dice la legge?

Partiamo dalla normativa per poi arrivare al pronunciamento della Cassazione sull’obbligo di mantenimento dei figli per i conviventi.

Secondo il Codice penale, «chiunque, abbandonando il domicilio domestico, o comunque serbando una condotta contraria all’ordine o alla morale delle famiglie, si sottrae agli obblighi di assistenza inerenti alla responsabilità genitoriale, alla tutela legale o alla qualità di coniuge, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa da 103 euro a 1.032 euro» [2].

Si parla, quindi, di «abbandono del domicilio domestico», non di «abbandono del domicilio coniugale». Ma la Cassazione spiega come devono essere applicati questo ed il successivo articolo del Codice.

Obbligo di mantenimento: cosa dice la Cassazione?

Il successivo articolo del Codice penale dice che le pene citate in quello precedente «si applicano al coniuge che si sottrae all’obbligo di corresponsione di ogni tipologia di assegno dovuto in caso di scioglimento, di cessazione degli effetti civili o di nullità del matrimonio ovvero vìola gli obblighi di natura economica in materia di separazione dei coniugi e di affidamento condiviso dei figli» [3].

Qui, pertanto, si parla esplicitamente di «coniuge». Tuttavia, nella sentenza in commento (che trovi in fondo a questo articolo), la Cassazione ritiene applicabile le stesse sanzioni al genitore che non è stato sposato con l’ex compagna, madre dei suoi figli. Anche se lui e lei non sono mai stati sposati e, quindi, non possono essere definiti «ex coniugi» ma «ex compagni».

Secondo la Suprema Corte, «il delitto di omesso versamento dell’assegno periodico per il mantenimento, l’educazione e l’istruzione dei figli, previsto dall’articolo 570-bis del Codice Penale, è configurabile anche in caso di violazione degli obblighi di natura patrimoniale stabiliti nei confronti di figli minori nati da genitori non legati da vincolo formale di matrimonio».

A sostegno di questa decisione, gli Ermellini citano la legge del 2016 in materia di unioni civili e di responsabilità genitoriale [4]: il testo, infatti, impone che le norme delle disposizioni precedenti riguardanti i coniugi debbano ritenersi applicabili anche ai procedimenti relativi ai figli nati da genitori non coniugati.

Pertanto, conclude la Cassazione, ora non si può considerare un ostacolo quanto espresso dal Codice penale nella parte in cui cita in qualità di soggetto attivo il «coniuge», visto che il legislatore lo ha parificato alla figura di qualsiasi genitore.


note

[1] Cass. sent. n. 20721/2021 del 25.05.2021.

[2] Art. 570 cod. pen.

[3] Art. 570-bis cod. pen.

[4] Legge n. 76/2016.


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