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Accordo di conciliazione: che valore ha?

26 Maggio 2021 | Autore:
Accordo di conciliazione: che valore ha?

Quando il documento può regolamentare rapporti patrimoniali e diventare titolo esecutivo; quali requisiti occorrono per trasferire diritti sui beni immobili. 

Le controversie non devono necessariamente risolversi nei tribunali. Le parti possono raggiungere un accordo anche fuori dai palazzi di giustizia, se riescono a realizzare un’intesa, da sole oppure con l’intervento di un mediatore. Recentemente, questa soluzione viene incentivata per smaltire il pesante carico di lavoro del sistema giudiziario. Ma prima di accedere a queste possibilità è bene chiedersi: che valore ha l’accordo di conciliazione? 

Si tratta di un vero e proprio contratto, grazie al quale le parti riescono a regolare i loro rapporti mettendo fine ad una controversia già in corso o che potrebbe insorgere. Il contenuto dell’accordo è libero, purché riguardi diritti disponibili, e può riguardare anche beni immobili. In questo caso, però, la scrittura deve essere autenticata da un pubblico ufficiale. 

Dunque, per capire che valore ha l’accordo di conciliazione bisogna riportarsi al suo contenuto ed alla volontà delle parti che lo hanno sottoscritto. Non occorre, invece, che vi sia una transazione, con concessioni reciproche.  

La giurisprudenza ha affermato [1] che l’accordo di conciliazione può assumere anche l’efficacia di titolo esecutivo, quando è munito dell’apposita attestazione. 

La conciliazione giudiziale 

Nel processo civile, la legge [2] consente alle parti di comporre la lite senza dover arrivare all’emissione di una sentenza da parte del giudice.  

Il giudice stesso, se lo ritiene opportuno, può formulare alle parti una «proposta transattiva o conciliativa» [3], alla prima udienza o anche durante lo svolgimento del processo, fino a quando non è stata completata la fase istruttoria. 

Tutto rimane, comunque, rimesso alla volontà delle parti in causa. Se esse aderiscono all’invito, si incontrano e raggiungono un accordo, il suo contenuto viene riportato nel verbale di udienza e il documento diventa titolo esecutivo [4].

Ciò significa che una parte può agire per pretenderne il rispetto, se l’altra parte non ottempera spontaneamente alle prestazioni stabilite nell’accordo di conciliazione, che ha il medesimo valore di una sentenza emessa dal giudice. Il suo diritto si considera già accertato e può essere realizzato attraverso l’espropriazione forzata dei beni del debitore rimasto inottemperante.   

La conciliazione in fase di mediazione 

Le parti possono realizzare l’accordo di conciliazione anche nell’ambito della mediazione, che è obbligatoria per la maggior parte delle controversie civili e commerciali [5]. In fase di mediazione, gioca un ruolo decisivo l’intervento del mediatore, quando riesce a far avvicinare le rispettive posizioni contrapposte. 

Talvolta, sono le parti stesse che chiedono al mediatore di formulare, nell’interesse di entrambe, una proposta conciliativa, riservandosi poi di accettarla o meno. In caso positivo, l’accordo si formalizza con l’accettazione, per adesione, alla proposta formulata dal mediatore, che redige un apposito verbale ove vengono riportati i termini e le condizioni dell’intesa raggiunta. 

Il valore dell’accordo di conciliazione 

L’accordo di conciliazione rientra nei poteri di autonomia privata con cui le parti decidono il modo più opportuno di regolamentare i propri interessi. Essendo un contratto, esso ha forza di legge tra le parti che lo hanno stipulato e sottoscritto [6]

La sostanza delle cose non cambia se l’accordo è stato raggiunto spontaneamente oppure attraverso l’intervento del mediatore o del giudice: sono sempre le parti ad aver deciso liberamente come risolvere la controversia già in essere o sul nascere, fissando i termini e le condizioni dei rispettivi e reciproci adempimenti.  

La forma scritta è necessaria per documentare il contenuto dell’intesa raggiunta, che potrà contenere una semplice e definitiva pattuizione risolutiva oppure una serie articolata di clausole. Come abbiamo visto, il contenuto dell’accordo può essere anche inserito direttamente nel verbale di udienza o in quello della mediazione raggiunta. 

Quando l’accordo di conciliazione trasferisce diritti reali su beni immobili [7], per poterlo trascrivere nei pubblici registri immobiliari e, dunque, dargli efficacia esterna, è necessario che le sottoscrizioni vengano autenticate da un pubblico ufficiale autorizzato, come il notaio.

Una recente sentenza del tribunale di Lecce [1] parla di «attestazione di legalità» che gli avvocati delle parti possono apporre sul verbale di mediazione civile per conferire all’accordo di conciliazione l’efficacia di titolo esecutivo, ferma restando la necessità dell’intervento del notaio quando l’atto dispone anche il trasferimento di diritti reali. Infatti, la certificazione del mediatore non è sufficiente, poiché egli non dispone di poteri di autentica delle sottoscrizioni.


note

[1] Trib. Lecce,  sent. n. 1419 del 13.05.2021. 

[2] Art. 185 Cod. proc. civ.

[3] Art. 185 bis Cod. proc. civ.

[4] Art. 474 Cod. proc. civ.

[5] D.Lgs. n. 28/2010.

[6] Art. 1372 Cod. civ.

[7] Art. 2643 Cod. civ.


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