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Quanto costa andare in pensione prima?

9 Giugno 2021 | Autore:
Quanto costa andare in pensione prima?

Pensione anticipata, quota 100, opzione donna, prepensionamento: quanto è penalizzato il lavoratore per l’uscita prima del tempo?

Il pensionamento è sicuramente un traguardo importantissimo, che non si vede l’ora di raggiungere. È bene, però, non avere troppa fretta di “tagliare questo traguardo”: l’anticipo nell’uscita dal lavoro, difatti, può avere delle conseguenze sull’importo del trattamento pensionistico.

Ma quanto costa andare in pensione prima della maturazione dei requisiti ordinari “Fornero” [1]? A questo proposito, in tanti si domandano quanto si perda sul trattamento, anticipando la quiescenza, oppure a quanto possa ammontare la penalizzazione sulla pensione per ogni anno di anticipo.

L’idea che l’anticipo della pensione comporti una penalizzazione uguale per tutti, o una penalizzazione applicata nella stessa misura percentuale, si è diffusa a causa della precedente normativa sulla pensione anticipata ordinaria Inps, che prevedeva dei tagli percentuali per i pensionati con età inferiore ai 62 anni. Inoltre, i regolamenti di alcune casse professionali prevedono la possibilità di anticipare l’età per il pensionamento di vecchiaia, con delle penalizzazioni percentuali sul trattamento.

Anche senza l’applicazione di decurtazioni sulla pensione, ad ogni modo, uscire prima dal lavoro può costare abbastanza caro: dipende da molteplici fattori, come gli anni di anticipo, l’anzianità contributiva dell’interessato, le ultime retribuzioni utili. Ci sono poi alcune opzioni di pensionamento che, offrendo un sostanzioso anticipo, richiedono il calcolo interamente contributivo dell’assegno, normalmente penalizzante. Proviamo a capire meglio, partendo dai sistemi di calcolo della pensione.

Come si calcola la pensione?

Il calcolo della pensione, presso la generalità delle gestioni amministrate dall’Inps, è effettuato utilizzando il sistema:

  • retributivo sino al 31 dicembre 2011, poi contributivo, per chi possiede oltre 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995;
  • retributivo sino al 31 dicembre 1995, poi contributivo, per chi possiede meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995;
  • integralmente contributivo per chi non possiede contributi al 31 dicembre 1995, oppure per chi si avvale dell’opzione al contributivo, della totalizzazione, dell’opzione donna o del computo presso la gestione Separata.

Il sistema retributivo si basa sugli ultimi redditi o stipendi, rivalutati in base all’indice Foi e sull’anzianità contributiva collocata entro specifici periodi.

Il calcolo contributivo si basa invece sui contributi accreditati nell’estratto conto dell’interessato, rivalutati in base alla variazione quinquennale del Pil nominale, nonché sull’età pensionabile. Per saperne di più, leggi: “Guida al calcolo della pensione“.

Quanto si perde anticipando la pensione?

Le pensioni sperimentali agevolate che non determinano il ricalcolo contributivo del trattamento, né tagli in percentuale, possono comunque comportare il diritto a un assegno più basso a carico dell’Inps. Come mai?

In questi casi, la perdita è valutata in termini di mancato guadagno; anche se per il tipo di pensione richiesta non sono previste penalizzazioni nel calcolo; difatti, uscire dal lavoro prima:

  • comporta un minor versamento di contributi, minori rivalutazioni del montante e l’utilizzo di un coefficiente di trasformazione più basso (si tratta della cifra che trasforma la somma dei contributi rivalutati in pensione, che cresce all’aumentare dell’età), in rapporto alla parte del trattamento da quantificare col sistema contributivo;
  • può comportare una retribuzione pensionabile meno elevata (ad esempio, in quanto il lavoratore non riceve gli ultimi scatti stipendiali) e minori rivalutazioni, in rapporto alla parte del trattamento da quantificare col sistema retributivo.

Il minore versamento dei contributi, l’utilizzo di un coefficiente moltiplicatore più basso e le minori retribuzioni pensionabili e rivalutazioni si traducono in un assegno minore, rispetto all’ipotetica pensione spettante alla maturazione dei requisiti ordinari “Fornero”. La penalizzazione effettiva, però, dipende dal sistema di calcolo utilizzato e può essere minima, in casi particolari, se la maggior parte delle annualità è valutata con il sistema retributivo.

La riduzione della pensione, dunque, dipende sia dalla tipologia di calcolo che si utilizza, sia dall’anticipo rispetto all’età pensionabile. Ma vediamo subito alcuni esempi pratici, per capire meglio quanto perde chi esce prima.

Quanto costa andare in pensione prima: esempio calcolo retributivo

Ecco quanto potrebbe perdere (o guadagnare) un dipendente che esce dal lavoro 5 anni prima rispetto all’età pensionabile, con riguardo alla sola quota assoggettata al calcolo retributivo:

  • il lavoratore, al momento del pensionamento anticipato, ha una retribuzione media pensionabile pari a 20mila euro annui, e 20 anni di contributi assoggettati al calcolo retributivo (ipotizziamo che gli altri anni di versamenti accreditati siano assoggettati al calcolo contributivo), con un’aliquota di rendimento del 2% annuo; utilizzando la procedura semplificata di calcolo retributivo, possiamo stimare una quota retributiva di pensione annua pari ad 8mila euro (20.000 euro x 20 anni x 2%);
  • ipotizziamo che invece il lavoratore decida di attendere la pensione di vecchiaia; chiede, però, un part time, facendo calare la sua retribuzione media pensionabile a 15mila euro annui (al netto delle neutralizzazioni spettanti, che “mitigano” l’incidenza degli stipendi più bassi); gli anni della quota retributiva restano sempre 20, e l’aliquota del 2% non cambia; restando al lavoro ottiene dunque una quota retributiva di pensione annua pari a 6mila euro (15.000 x 20 x 2%) e perde 2mila euro all’anno;
  • ipotizziamo, invece, che dalla permanenza al lavoro derivi una promozione, che determini l’innalzamento della retribuzione media pensionabile a 25mila euro annui; gli anni della quota retributiva restano sempre 20, e l’aliquota del 2% non cambia; restando al lavoro ottiene una quota retributiva di pensione annua pari a 10mila euro (25.000 x 20 x 2%) e guadagna 2mila euro all’anno.

In conclusione, non è detto che il lavoratore che si ritira prima dall’occupazione perda parte della quota retributiva: la retribuzione o il reddito, pur permanendo in attività, potrebbe infatti calare, determinando una riduzione della quota calcolata col sistema retributivo (questo non può accadere, per effetto della neutralizzazione, solo qualora l’interessato, pur avendo già raggiunto i requisiti per la pensione, decida di restare al lavoro; la neutralizzazione può essere comunque applicata, in rapporto alla quota B retributiva, per ¼ delle retribuzioni meno favorevoli ed in rapporto alla contribuzione figurativa per disoccupazione; godono di un regime favorevole anche i dipendenti pubblici a tempo parziale).

I periodi (settimane, giorni, mesi o anni, a seconda della gestione) conteggiati nel retributivo, invece, non possono mai aumentare, ma restano fermi al 31 dicembre 1995, per i contribuenti misti, o al 31 dicembre 2011, per gli ex retributivi “puri”.

Quanto costa andare in pensione prima: esempio calcolo contributivo 

È più semplice calcolare a quanto ammonta la perdita nel calcolo contributivo della pensione. Procediamo subito con un esempio pratico, riguardo alla quota della pensione calcolata col sistema contributivo:

  • il lavoratore ha uno stipendio lordo (imponibile contributivo Inps) pari a 30mila euro;
  • ogni anno, sono accreditati ai fini della pensione 9.900 euro di contributi (in quanto l’aliquota contributiva per la generalità dei dipendenti è il 33%);
  • se il lavoratore decide di pensionarsi 5 anni prima, perde 49.500 euro di contributi (per comodità, non stiamo considerando la rivalutazione dei contributi);
  • ipotizzando che il lavoratore si pensioni a 62 anni, questi 49.500 euro di contributi si traducono in 2.759,62 euro annui in meno di pensione, ossia in circa 213 euro al mese di pensione in meno: moltiplicando il montante contributivo di 49.500 per il coefficiente di trasformazione per chi si pensiona a 67 anni, difatti (5,575% dal 2021), otteniamo 2.759,62 euro, la pensione annua persa a causa del mancato trattenimento in servizio, che si traduce in 212,28 euro al mese (2.759,62 : 13 mensilità);
  • se consideriamo anche la perdita relativa all’applicazione di un coefficiente di trasformazione più basso, la decurtazione della pensione è ancora più evidente: ipotizzando che il montante contributivo già cumulato dal lavoratore sia pari a 200mila euro, questa parte di montante si traduce in una pensione pari a:
    • 9540 euro annui, per chi si pensiona a 62 anni, col coefficiente di trasformazione del 4,77% (200.000 x 4,77%), pari a 733,85 euro al mese;
    • 11.150 euro annui, per chi si pensiona a 67 anni, col coefficiente di trasformazione del 5,604% (200.000 x 5,575%), pari a 857,69 euro al mese;
  • il lavoratore che si pensiona 5 anni prima perde dunque, nella quota contributiva, un totale di 336,12 euro mensili (la differenza dovuta all’applicazione del diverso coefficiente di trasformazione, più la differenza dovuta al minor versamento di contributi.

La penalizzazione risulta comunque tanto più bassa, quanto meno elevati risultano gli stipendi o i redditi.


note

[1] Art.24, co. 6 e 10, DL 201/2011.

Autore immagine: pixabay.com


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