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Neomamma: niente studi di settore. La maternità esclude il reddito

15 aprile 2014


Neomamma: niente studi di settore. La maternità esclude il reddito

> Diritto e Fisco Pubblicato il 15 aprile 2014



Tutelati i diritti delle partorienti anche sotto l’aspetto fiscale: la dichiarazione dei redditi può riportare valori inferiori agli standard, senza perciò determinare automaticamente una presunzione di evasione fiscale.

La Cassazione si schiera a favore delle neomamme, stabilendo un principio a tutela della famiglia e della genitorialità: non si può effettuare un accertamento fiscale con gli studi di settore nei confronti della professionista che ha partorito da poco.

La sentenza della Suprema Corte è di questa mattina [1] ed è, di certo, di quelle che riecheggeranno, nei prossimi giorni, tra i media.

I bambini piccoli impongono cure che riducono il tempo da dedicare al lavoro: allora è inevitabile il calo di fatturato e il minor reddito dichiarato dalla contribuente non può essere interpretato come un’evasione fiscale. Va bene, infatti, la lotta all’evasione e le presunzioni a carico del contribuente: ma quando la prova dell’impossibilità a lavorare, e della conseguente riduzione del fatturato, è nel “pancione” allora gli studi di settore trovano uno stop decisivo.

È davvero assurdo, e sintomatico dei tempi in cui viviamo, che l’Agenzia delle Entrate, nel caso che ha dato origine alla sentenza qui in commento, non abbia voluto tener conto delle giustificazioni addotte dalla contribuente. Così, nonostante i certificati medici prodotti, la registrazione del neonato all’anagrafe, il certificato di nascita e di famiglia, l’ufficio ha comunque spiccato un accertamento fiscale nei confronti della donna. Un atteggiamento cieco e negligente, quest’ultimo, che ha imposto una sonora bacchettata da parte della Cassazione.

Tutela a maglie larghe. La Suprema Corte sottolinea che non ha importanza se il bimbo sia nato nell’anno dell’accertamento fiscale o, addirittura, in quello precedente. Infatti, è una circostanza notoria, rientrante nella comune esperienza, che i neonati impongano cure – sia da parte della madre che del padre – nei primi anni di vita: attenzioni che, inesorabilmente, riducono il tempo da dedicare al lavoro. E se il tempo è denaro, ed il tempo si riduce, diminuiscono anche gli incassi. Allora non è giusto parlare, in tali casi, di evasione fiscale se la dichiarazione dei redditi riporta valori inferiori rispetto agli standard.

note

 [1] Cass. sent. n. 8706 del 15.04.14.

Autore immagine: 123rf.com

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