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Come dividere il conto corrente cointestato con l’ex-coniuge

27 Maggio 2021
Come dividere il conto corrente cointestato con l’ex-coniuge

Le somme di denaro depositate in banca o alle poste si presumono di proprietà di entrambi i coniugi al 50% ciascuno, salvo prova contraria. 

Al momento della separazione, l’eventuale conto corrente cointestato ai due coniugi non viene diviso automaticamente dal giudice: esso infatti può sopravvivere anche al divorzio. Sicché, dovranno essere marito e moglie a trovare un accordo tra di loro. Questo vale sia per la coppia in separazione dei beni che in comunione; difatti, la contitolarità del conto deriva da un accordo separato, siglato dinanzi alla banca, che nulla ha a che vedere con il regime patrimoniale scelto dai coniugi al momento del matrimonio. Vediamo allora come dividere il conto corrente cointestato con l’ex-coniuge. 

Qui di seguito approfondiremo le regole che la coppia deve preferibilmente seguire se non vuol poi trovarsi ad affrontare la questione in un’aula di tribunale. Ci dedicheremo alla sola ipotesi del conto corrente cointestato (sia esso bancario o postale) e non invece al conto di proprietà di un solo coniuge che, tuttavia, in forza del regime di comunione dei beni, va diviso a metà. 

Si raccomanda, a riguardo, la lettura del seguente articolo già pubblicato sul nostro stesso giornale: “Cosa succede al conto corrente cointestato con l’ex coniuge?“.

A chi appartiene davvero il conto corrente?

Per procedere alla divisione di un conto corrente cointestato è necessario che tale cointestazione sia effettiva e non fittizia. La coppia deve aver davvero voluto aprire un conto corrente la cui titolarità fosse di entrambi i coniugi. Spesso invece, dietro un’operazione del genere, si nascondono intenti differenti. Potrebbe essere il caso del marito che faccia aprire un conto cointestato alla moglie dove far transitare i propri redditi in nero: lo scopo evasivo, perseguito solo per ragioni fiscali, non toglie che la cointestazione sia una simulazione e la titolarità del denaro faccia capo esclusivamente al coniuge produttore del reddito. Si pensi anche al caso dell’uomo che cointesta alla moglie il conto dove gli viene accreditato lo stipendio al fine di garantire a quest’ultima la disponibilità economica per gestire il ménage domestico. 

Quando la cointestazione è solo fittizia, l’effettivo titolare del conto può opporsi alla divisione del denaro e tenere per sé l’intera giacenza. Nel caso di contestazioni, però, bisognerà accertare la provenienza dei soldi da un solo coniuge.

In tutti gli altri casi, invece, la cointestazione costituisce una donazione della metà del denaro depositato sul conto corrente, sicché – in assenza di patti contrari – le quote spettanti a ciascun coniuge saranno uguali, ossia del 50% a testa.

Le operazioni non autorizzate

Nel momento in cui si va a dividere un conto corrente cointestato, si ripartisce solo la giacenza, ossia la somma di denaro residua. Non rilevano quindi tutte le operazioni fatte in precedenza, a meno che le stesse non siano state impiegate per scopi diversi rispetto agli accordi presi dai coniugi. Si pensi al caso del conto cointestato destinato ai bisogni della famiglia e invece utilizzato dalla moglie o dal marito per spese personali. In tal caso, il coniuge che ha speso il denaro in difetto di autorizzazione dell’altro dovrà ripristinare la provvista illegittimamente utilizzata. 

La sorte del conto corrente

La divisione del conto corrente richiede anche una decisione circa la sua sorte. I coniugi dovranno cioè decidere se mantenere in vita il conto corrente, lasciando l’intestazione a uno solo dei due (ovviamente, con saldo “zero”), oppure se estinguerlo completamente. In entrambi i casi, però, sarà necessario recarsi in banca per far partecipe quest’ultima della decisione ed effettuare le relative pratiche.

Come prelevare il denaro

Nel momento in cui marito e moglie decidono di dividere il conto cointestato, dovranno anche prelevare le somme di spettanza di ciascuno di essi. Ciò può avvenire o con un bonifico (allo sportello oppure online) sul conto individuale oppure con il prelievo dei contanti. Non ci sono limiti al prelievo di contanti, specie se si decide di chiudere il conto corrente. Tuttavia, è bene sapere che, per somme superiori a 10mila euro, la banca valuta se notiziare di ciò la Uif, l’Unità di Informazione Finanziaria, al fine della verifica circa la sussistenza di eventuali reati.

Se non c’è un accordo

Se i coniugi non riescono a trovare un accordo sulla divisione, non resterà che procedere in via giudiziale e rimettere la decisione al giudice il quale, tuttavia, opererà per come abbiamo indicato sinora. 



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