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Sms con ingiurie e parolacce: azione e punizione penale

15 Aprile 2014
Sms con ingiurie e parolacce: azione e punizione penale

Sei una tro…: per far scattare il reato di ingiuria è sufficiente l’intenzione di utilizzare la parolaccia nel suo significato offensivo che socialmente le viene attribuito.

Le parole volano, gli scritti restano. Un vecchio adagio latino torna attuale per via degli sms, gli “short message script” inviati tramite il cellulare e che, spesso, si fanno testimoni di screzi tra ex amici o partners. I soli 160 caratteri a disposizione impongono un uso della lingua dozzinale e, a tratti, volgare. Ma guai ad usare parolacce e offese: pena l’avvio di un procedimento penale.

A dirlo è una sentenza di poche ore fa della Cassazione [1], chiamata a pronunciarsi sulla validità delle comunicazioni del nuovo millennio. “Sei una tro…” aveva detto all’ex fidanzata. Quanto basta per far scattare l’ingiuria.

Quanto alla prova, fondamentali, a riguardo, sono state le dichiarazioni della persona offesa.

In verità, la Cassazione ha redatto una sorta di manuale delle parolacce che possono essere considerate ingiuria e di quelle che invece non lo sono (per l’elencazione rinviamo all’articolo: “Le parolacce non sono più ingiuria se diffuse nel linguaggio corrente”). Ma non vi è dubbio che, quando la parola abbia un chiaro tono dispregiativo, al solo scopo di offendere il destinatario, essa fa scattare il reato e la conseguente condanna per aver offeso la dignità della vittima.

Per poter procedere alla punizione del colpevole, peraltro, non è necessario che quest’ultimo abbia la reale e specifica intenzione di ledere l’onore del destinatario dell’sms [2]. Basta, infatti, la sua consapevolezza dell’aver fatto uso di espressioni o parole socialmente interpretabili come offensive. Insomma, in soldoni, lo scopo del reo deve essere quello di utilizzare la parolaccia con il significato tipico dell’offesa e non con altri significati.

E in effetti, nel dire “Sei una tr…”, non c’è spazio per interpretazioni differenti…


note

[1] Cass. sent. n. 16382/14 del 15.04.14.

[2] Ai fini della configurabilità del reato di ingiuria non è richiesta la sussistenza dell’animus iniurandi, essendo sufficiente il dolo generico, che può anche assumere la forma del dolo eventuale.

Autore immagine: 123rf.com


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