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Risarcimento morte nonno nipote: Cassazione

27 Maggio 2021
Risarcimento morte nonno nipote: Cassazione

Danno da perdita del rapporto parentale a carico del nipote per la morte del nonno e del nonno per la morte del nipote o del nascituro (feto).

Il nipote va risarcito per l’uccisione della nonna, senza dover provare un legame ‘speciale’

Per ottenere il risarcimento iure proprio del danno non patrimoniale, il nipote deve fornire la prova di un rapporto di reciproco affetto e solidarietà con la defunta e non di un rapporto eccedente la fisiologica intensità delle relazioni con la nonna o un rapporto di convivenza con la stessa, che potranno invece rilevare in sede di quantificazione del danno.

Cassazione civile sez. III, 25/02/2021, n.5258

Risarcimento del danno da perdita del rapporto parentale: non è necessario  il rapporto di convivenza 

In caso di domanda di risarcimento del danno non patrimoniale, proposta iure proprio dai congiunti della persona deceduta, questi ultimi devono provare la effettività e la consistenza della relazione parentale, rispetto alla quale il rapporto di convivenza non assurge a connotato minimo di esistenza, ma può costituire elemento probatorio utile a dimostrarne l’ampiezza e la profondità, e ciò anche ove l’azione sia proposta dal nipote per la perdita del nonno. Infatti, non essendo condivisibile limitare la società naturale, cui fa riferimento l’articolo 29 della Costituzione, all’ambito ristretto della sola cosiddetta famiglia nucleare, il rapporto nonni-nipoti non può essere ancorato alla convivenza, per essere ritenuto giuridicamente qualificato e rilevante, escludendo automaticamente, nel caso di non sussistenza della stessa, la possibilità per tali congiunti di provare in concreto l’esistenza di rapporti costanti di reciproco affetto e solidarietà con il familiare defunto.

Cassazione civile sez. III, 26/05/2020, n.9696

Il rapporto di convivenza con costituisce presupposto necessario per la risarcibilità del danno non patrimoniale da perdita del rapporto parentale

Ai fini del risarcimento del danno non patrimoniale da perdita del rapporto parentale (nella specie, patito dai nipoti per l’uccisione del nonno), è necessario che i congiunti dell’ucciso, non appartenenti alla sua c.d. famiglia nucleare, dimostrino l’effettività e la consistenza della relazione parentale, rispetto alla quale il rapporto di convivenza non assurge a connotato minimo di esistenza, ma può costituire elemento probatorio utile a dimostrarne l’ampiezza e la profondità.

Cassazione civile sez. III, 08/04/2020, n.7743

Risarcimento del danno non patrimoniale “da uccisione”

In tema di domanda di risarcimento del danno non patrimoniale “da uccisione”, proposta “iure proprio” dai congiunti dell’ucciso, questi ultimi devono provare l’effettività e la consistenza della relazione parentale, rispetto alla quale il rapporto di convivenza non assurge a connotato minimo di esistenza, ma può costituire elemento probatorio utile a dimostrarne l’ampiezza e la profondità, e ciò anche ove l’azione sia proposta dal nipote per la perdita del nonno; infatti, poiché la “società naturale”, cui fa riferimento l’art. 29 Cost., non è limitata alla cd. “famiglia nucleare”, il rapporto tra nonni e nipoti, per essere ritenuto giuridicamente qualificato e rilevante, non può essere ancorato alla convivenza, escludendo automaticamente, in caso di insussistenza della stessa, la possibilità per tali congiunti di provare l’esistenza di rapporti costanti di reciproco affetto e solidarietà con il familiare defunto.

Cassazione civile sez. III, 08/04/2020, n.7743

Per la risarcibilità della lesione del rapporto parentale subita da soggetti estranei al ristretto nucleo familiare è necessaria una situazione di convivenza

Il fatto illecito costituito dalla uccisione del congiunto dà luogo a un danno non patrimoniale presunto, consistente nella perdita del rapporto parentale, allorché colpisce soggetti legati da uno stretto vincolo di parentela, la cui estinzione lede il diritto all’intangibilità della sfera degli affetti reciproci e della scambievole solidarietà che caratterizza la vita familiare nucleare. Perché, invece, possa ritenersi risarcibile la lesione del rapporto parentale subita da soggetti estranei a tale ristretto nucleo familiare (quali i nonni, i nipoti, il genero o la nuora), è necessario che sussista una situazione di convivenza, in quanto connotato minimo attraverso cui si esteriorizza l’intimità delle relazioni di parentela, anche allargate, contraddistinte da reciproci legami affettivi, pratica della solidarietà e sostegno economico, solo in tal modo assumendo rilevanza giuridica il collegamento tra danneggiato primario e secondario, nonché la famiglia intesa come luogo in cui si esplica la personalità di ciascuno.

Cassazione civile sez. VI, 28/02/2020, n.5452

Legittima la costituzione parte civile dei nonni della vittima di un incidente stradale a prescindere da un rapporto di convivenza

I nonni della vittima di un incidente stradale sono legittimati “iure proprio” a costituirsi parte civile per il risarcimento dei danni patrimoniali e morali, a prescindere dall’esistenza di un rapporto di convivenza con la vittima medesima.

Cassazione penale sez. IV, 11/07/2019, n.39734

Risarcibilità del danno da perdita parentale: il rapporto di convivenza non è connotato minimo di esistenza dell’intimità della relazione di parentela

In tema di risarcimento del danno derivante da sinistri stradali, il risarcimento chiesto dai nonni della vittima non può essere bocciato adducendo come circostanza impediente la semplice assenza di convivenza con il nipote deceduto. Ad affermarlo è la Cassazione che ha accolto sul punto il ricorso della nonna di un ragazzo deceduto in un incidente stradale avverso la decisione di merito per la quale solo la convivenza consentiva di esteriorizzare l’intimità delle relazioni di parentela anche allargate e far assumere rilevanza al collegamento tra danneggiato primario è secondario.

Per la Cassazione, invece, il rapporto di convivenza non assurge a connotato minimo di esistenza, ma può costituire elemento probatorio utile dimostrarne l’ampiezza e la profondità dei rapporti familiari, “non essendo condivisibile limitare la “società naturale”, cui fa riferimento l’articolo 29 Costituzione, all’ambito ristretto della sola cd. “famiglia nucleare””.

Cassazione civile sez. III, 04/10/2018, n.24162

Feto nato morto : viene meno una potenziale relazione affettiva rispetto alla quale non vi è una tabellazione espressa

Nella liquidazione del danno non patrimoniale da perdita del rapporto parentale per il parto di un feto morto, il giudice di merito, nell’applicare i parametri delle tabelle elaborate dal tribunale di Milano, può operare la necessaria personalizzazione, in base alle circostanze del caso concreto, riconoscendo ai danneggiati una somma inferiore ai valori minimi tabellari in considerazione della mancata instaurazione di una relazione affettiva, in quanto tale circostanza non è riconducibile alle tabelle ed esprime il differente caso di una relazione soltanto potenziale.

In caso di un feto nato morto, il giudice può dimezzare il risarcimento, in favore di genitori e nonni, previsto dalle tabelle milanesi, in quanto il rapporto affettivo con il nascituro è solo potenziale, ma di fatto non si è mai instaurato. Ad affermarlo è la Cassazione respingendo il ricorso di genitori e nonni, secondo i quali il risarcimento dovuto dall’azienda ospedaliera e dai medici era stato ingiustamente tagliato della metà, rispetto a quanto stabilito dalla tabelle sul risarcimento del danno nel caso di un figlio nato morto. I giudici di legittimità confermano però la correttezza della liquidazione, in considerazione “del mancato instaurarsi di un oggettivo (fisico e psichico) rapporto tra nonni, genitori, e nipote figlio”.

Nel caso di feto nato morto, riconducibile (nel caso di specie) a una sofferenza gestazionale non adeguatamente monitorata dai sanitari (riconosciuti quindi responsabili del danno), sarebbe ipotizzabile solo il venir meno di una relazione affettiva potenziale (che, cioè, avrebbe potuto instaurarsi, nella misura massima del rapporto genitore figlio, ma che è mancata per effetto del decesso anteriore alla nascita), ma non anche una relazione affettiva concreta sulla quale parametrare il risarcimento, all’interno della forbice di riferimento. Il caso andrebbe quindi tenuto distinto da quello della morte di un figlio, per il quale vi è una tabellazione espressa da parte del Tribunale di Milano.

Pertanto, al giudice di merito viene riconosciuto un ampio potere equitativo che qui, proprio in considerazione del « mancato instaurarsi di un oggettivo (fisico e psichico) rapporto tra nonni, genitori e nipote, figlio » si ritiene equo liquidare a ciascun genitore ed a ciascun nonno nella misura della metà del minimo riconoscibile sulla base di dette Tabelle.

La S.C. rammenta poi che le Tabelle milanesi di liquidazione del danno non patrimoniale si sostanziano in regole integratrici del concetto di equità, atte quindi a circoscrivere la discrezionalità dell’organo giudicante, sicché costituiscono un criterio guida e non una normativa di diritto (negli stessi termini Cass. civ., 22 gennaio 2019, n. 1553).

Pertanto, la violazione di legge — suscettibile di denuncia per cassazione — si potrebbe riferire alla norma codicistica in tema di liquidazione equitativa (art. 1226 c.c.) e non alle Tabelle di Milano «da considerarsi norma di diritto».

Cassazione civile sez. III, 20/10/2020, n.22859

Morte del nascituro subito dopo il parto per colpa medica: il danno tanatologico va riconosciuto a genitori e nonni 

In tema di danno morale  , danno tanatologico, conseguente alla morte  subito dopo il  parto del nascituro per colpa medica va riconosciuto ai genitori e alla nonna ma le relative azioni hanno prescrizioni diverse rientrando quella dei genitori nella prescrizione decennale mentre quella della nonna in quella quinquennale dovendosi ricondurre quest’ultima nell’azione aquiliana (art. 2043 c.c.).

(Nel caso di specie, si trattava di una donna con problemi di mutazione genetica della protrombina (trombofilia genetica) alla quale non era stato fatto un trattamento anticoagulante all’atto del parto con la conseguenza che il feto aveva avuto importanti segni di ipossia a seguito dei quali decedeva dopo due giorni dal parto).

Corte appello Torino sez. III, 28/05/2020, n.570



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